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Home Interviste

#PremioBg26 – Due parole con Rosa Matteucci

Emma GiamettadiEmma Giametta
14 Aprile 2026
in Interviste, Letterature, Premio Bergamo
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#PremioBg26 – Due parole con Rosa Matteucci

In attesa della cerimonia di premiazione della XLI edizione del Premio Narrativa Bergamo, che si terrà sabato 25 aprile alle ore 18 all’interno della Fiera dei Librai di Bergamo, proponiamo delle brevi interviste con i cinque autori finalisti. Dopo Eugenio Baroncelli, tocca oggi a Rosa Matteucci, in cinquina con Cartagloria (Adelphi 2024).


All’interno di Cartagloria convivono nella protagonista tanti culti e tensioni spirituali: secondo lei è possibile, se non “normale”, che queste contraddizioni esistano all’interno di noi stessi? È qualcosa che ci dà una marcia in più oppure può essere un ostacolo al nostro equilibrio interiore?

Guai se non ci fossero dubbi continui nell’anelito al Trascendente, l’equilibrio interiore è un susseguirsi di stati di consapevolezza l’uno diverso dall’altro.

Secondo lei si potrebbe dire che la protagonista di Cartagloria abbia cercato la protezione di Dio (tramite la comunione e l’aggregazione al gruppo del catechismo) per rimpiazzare il padre nelle veci di capo famiglia?

Sì.

Cosa aveva di tanto speciale la messa in latino da imporsi a un certo punto su tutte le altre pratiche? Alla fine ha riabbracciato quel cristianesimo che apre il libro, come mai?

Il nucleo della messa vetus ordus detta Antico Messale Romano risale a San Leone Magno, il suo nucleo centrale è costituito dalla parola del Cristo, ciò le conferisce il gran potere soteriologico e di conversione che la rende unica. Sono nata nell’Europa dalle radici giudaico-cristiane, è naturale che sia legata al cristianesimo.

Cosa distingue quest’ultimo titolo dai suoi romanzi precedenti?

Cartagloria chiude il cerchio aperto da Lourdes: lì cercavo una risposta alla Morte e ho trovato Dio quindi la Fede, Cartagloria racconta il lungo apprendistato alla Fede, le sue incertezze, i suoi errori, i dubbi e si conclude con la consapevolezza che l’unica forma di libertà in vita sia accettare la propria croce

Infine, una domanda leggera, che rivolgiamo sempre ai finalisti del Premio Bergamo: quale tratto del tuo libro pensi possa farlo vincere?

Perché la bambina-io sarebbe gran contenta di essere premiata.


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Tags: autobiografiaCartagloriaintervistaMatteucciPremio Bergamopremiobg26
Emma Giametta

Emma Giametta

Nata a Milano da genitori emigrati, ha sempre vissuto una vita a metà tra l'efficienza nordica e la sceneggiata napoletana; forse anche per questo le è sempre piaciuto leggere le vite degli altri. Dopo aver tradito la sua vera passione letteraria con la comunicazione, inizia a lavorare come copy in agenzia. Attualmente, sempre perché non le basta essere una sola persona, fa la project manager e la studentessa di lettere moderne.

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