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Premio Bergamo: i finalisti dell’edizione 2026

AchabdiAchab
22 Gennaio 2026
in Letterature, Premio Bergamo
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Premio Bergamo: i finalisti dell’edizione 2026

Bergamio, Sala Galmozzi, ore 18.
Hans Tuzzi procede attentamente nella disamina dei cinque finalisti della 42esima edizione del Premio Bergamo, rivelandone uno dopo l’altro titolo e autore. O autrice. Perché quest’anno, con buona soddisfazione di pubblico e critica, la cinquina vede un maggior equilibrio tra scrittori e scrittrici, ma anche tra ritorni e novità, e pure tra generi della narrazione, con la comparsa di due interessanti raccolte di racconti, tanto spaesanti – talvolta – per il pubblico abituato alla monocoltura del romanzo, quanto avvincenti per chi accetti la sfida di un’opera che si compone nel dialogo tra i diversi frammenti.
Ma andiamo con ordine.

Ieri sera, nell’elegante cornice della Sala Ferruccio Galmozzi, e in diretta streaming sulla pagina Facebook del Premio, si è tenuta la tradizionale presentazione della cinquina finalista selezionata dal Comitato scientifico, composto da Andrea Cortellessa, Silvia De Laude, Michele Mari, e da Paolo Di Stefano. L’edizione che si è aperta ieri si svolgerà attraverso gli incontri con il pubblico, previsti tra l’inizio di marzo e l’inizio di aprile, e si concluderà, a seguito della votazione della giuria popolare, sabato 25 aprile 2026 nella cornice della Fiera dei Librai.

L’introduzione ufficiale è stata del Presidente Massimo Rocchi, che ha ricordato l’importanza dei Soci e degli sponsor che sostengono il Premio nel suo compito di mantenere un appuntamento letterario di prestigio e di stimolo alla cultura; un impegno che vede quest’anno rafforzata la collaborazione con la Fiera dei Librai, che ospiterà la serata conclusiva e che accoglierà anche un interessante incontro (il 21 aprile) con una presentazione incrociata degli ultimi libri dei quattro membri del comitato scientifico (rispettivamente I convitati di pietra di Michele Mari, per Einaudi, Una giornata meravigliosa di Paolo Di Stefano, per Feltrinelli, e due saggi pasoliniani: L’invenzione del diverso di Silvia De Laude, per il Saggiatore, e Una ragione in più per andare all’inferno. Vedere, Pasolini di Andrea Cortellessa, per Treccani).

Rocchi ha quindi passato la parola allo scrittore Hans Tuzzi, apprezzato autore – oltre che di saggi sulla storia del libro e sul suo mercato antiquario (Bestiario bibliofilo, Ronzani 2024) – dei celebri gialli ambientati a Milano che hanno come protagonista il commissario Norberto Melis e di molti altri romanzi noir (Colui che è nell’ombra, Bollati Boringhieri 2024), e, naturalmente, grande amico del Premio (come testimonia la lectio sul cibo in letteratura che aveva inaugurato l’audace progetto di Convivio. Il cibo nella cultura). È stato lui a presentare le cinque opere in concorso: Lo sbilico di Alcide Pierantozzi (Einaudi 2025), Il cielo più pietoso è quello vuoto di Eugenio Baroncelli (Sellerio 2025), Inverness di Monica Pareschi (Polidoro 2024), Cartagloria di Rosa Matteucci (Adelphi 2025) e A Beautiful Nothing (Atlantide 2024). Una cinquina, come anticipato, caratterizzata da grande varietà tra carature editoriali, generi letterari, estrazioni anagrafiche e percorsi autoriali, che rende ancora una volta – e forse più ancora degli anni precedenti – la finale del Premio Bergamo stimolante e originale.


Forse il caso editoriale dell’ultimo anno nella narrativa italiana, Lo sbilico di Alcide Pierantozzi è un’autobiografia che, attraverso una lingua densa, lussureggianti, che non lascia indifferenti, esplora la dimensione della patologia psichica, mostrandola dall’interno. Nonostante abbia solo quaran’anni, Pierantozzi ha alle spalle un ricco percorso di romanziere che incontra qui una tappa fondamentale, ma che esonda dalla pista precedentemente tracciata, se non per lo stile – che rimane una sua cifra distintiva -, per l’affondo nella vita privata, nelle dinamiche famigliari, nelle manie quotidiane e in un’autoanalisi spietata, che vincola il lettore con quello che ad alcuni potrebbe apparire un ricatto morale, ma che si mantiene sempre al di sopra di qualsiasi retorica. La sofferenza di chi scrive a tratti scotta: come ha detto Tuzzi, il dolore raccontato è ancora vivissimo e non si è ancora fatto memoria, mostrando così una tensione tra emozione e rielaborazione letteraria che è forse uno degli aspetti più originali dell’opera.


Eugenio Baroncelli, classe 1944, è un degno continuatore di quella genìa di narratori delle vite altrui che – per tacere degli antichi Plutarco e Svetonio – ha origine con le Vite immaginarie di Marcel Schwob, prosegue nel ‘900 con le Vite minuscole di Pierre Michon e le Vite di uomini non illustri di Pontiggia e trova nel nostro secolo un approdo eccezionale per continuità e dedizione, appunto, nelle tante raccolte di microbiografie di Baroncelli. Da Outfolio. Storiette scivolate dal quaderno durante un trasloco (2005) a Libro di furti. 301 vite rubate alla mia (2021), passando per Falene. 237 vite quasi perfette (2012), già finalista al Premio Bergamo. Il cielo più pietoso è quello vuoto. Quindici voci di un’improbabile autobiografia dimostra come la reinvenzione breve delle vite altrui è per Baroncelli l’unico modo per avvicinarsi a quella che potrebbe essere una sua autobiografia: tra le pagine dedicate a personaggi reali come Proust, a personaggi letterari come Madame Bovary o figure di invenzione, come il cane vagabondo del film Disney, balenano frammenti di un io che è sempre sfuggente, perché riflesso e deformato. Il confine tra vero e falso è continuamente rimodulato, così da lasciare il lettore spiazzato, ma intanto la sensibilità con cui, da pochi dettagli, Baroncelli riesce a restituire il senso di una parabola biografica intera ci hanno condotto felicemente fino all’ultima pagina.


Inverness è la seconda raccolta di racconti di Monica Pareschi, già finalista al Premio Bergamo nel 2015 con il suo esordio narrativo, È di vetro quest’aria. Il titolo invernale già anticipa un tratto caratterizzante di queste narrazioni, ovvero lo sguardo distaccato, spietato, gelido appunto, con cui viene notomizzata la consistenza dei sentimenti. I racconti sono caratterizzati da atmosfere rarefatte, personaggi in attesa e momenti di sospensione. La narrazione nasce, allora, da piccole cose – gesti, movimenti, dettagli – ma più ancora dalla lingua, che modella la catena dei fatti, rendendo tanto evidente quanto inaggirabile la dimensione di violenza e sopraffazione che regola i rapporti personali. Ci sono echi delle autrici che Pareschi conosce bene per il suo lavoro di traduttrice ma, come ha notato Tuzzi durante la presentazione, la risonanza è l’esito di una “consonanza esistenziale” più che di una nobile ripresa o addirittura di una vera epigonia.


Il terzo ritorno al Premio è quello di Rosa Matteucci, che dopo la prima partecipazione con il suo romanzo d’esordio Lourdes (1998). torna con Cartagloria, narrazione autobiografica che recupera alcuni temi del primo libro – in primis la famiglia, ma anche l’elaborazione del rapporto con il sacro e con le sue manifestazioni devozionali – ma li lavora con una lingua che sia è fatta sempre più controllata e precisa. La cartagloria è un oggetto liturgico, un porta-pergamena in argento che si poneva sull’altare nella messa tridentina, e simboleggia l’ancoraggio materiale della fede religiosa, la sua dimensione oggettuale, ma anche archeologica. Matteucci traccia la storia di un’infelicità singolare, e lo fa con un registro che sa usare il comico per restituire il peso effettivo della sofferenza. Ne esce un libro che soddisfa anche i lettori più esigenti, perché non rifugge la complessità (non della prosa, ma del pensiero), ma nemmeno l’inattualità.


Enrico Terrinoni ha legato il suo nome a quello di James Joyce, di cui è apprezzatissimo traduttore (oltre a una recente traduzione commentata dell’Ulysses, è memorabile la traduzione insieme a Fabio Pedone degli ultimi due libri del Finnegans’Wake). Dopo le traduzioni e i saggi accademici (Terrinoni è professore ordinario di letteratura inglese) arriva anche il primo romanzo, A Beautiful Nothing, che, attraverso le trame di una storia di detection (ma anche d’amore), trova il modo di ruotare nuovamente intono a Joyce. I protagonisti sono un vecchio professore e due suoi allievi che si mettono sulle tracce che Joyce ha lasciato a Roma, nel corso di un soggiorno di pochi mesi; ad aprire lo squarcio di un mistero è la figura di una giornalista irlandese con cui Joyce avrebbe avuto una relazione. Sono questo gli ingredienti di una quête che porta il lettore a misurarsi con un segreto dietro il quale, come vuole il titolo, potrebbe celarsi un “magnifico nulla”.


Al termine della presentazione sono seguite le comunicazioni del Segretario Generale Flavia Alborghetti riguardo le modalità di voto (7-17 aprile), il ritiro dei libri per i giurati Adulti Giovani e Scuole (da mercoledì 28 gennaio) e la composizione della Giuria Popolare: 70 gli adulti (57 estratti fra oltre 200 richieste pervenute + 13 giurati storici e onorari), 30 giovani, 18 gruppi culturali (fra cui due del carcere) e 12 scuole. Infine, con sorteggio in diretta, è stata ufficializzata anche la composizione della Giuria Popolare con più di 25 anni (tutti gli elenchi della giuria saranno pubblicati nel sito a breve): i 57 lettori giurati estratti da tutta Italia, riceveranno via mail la lettera ufficiale di nomina e i residenti fuori provincia riceveranno per posta i libri finalisti.

Prima della cerimonia di premiazione, in programma sabato 25 aprile all’interno della Fiera dei Librai, gli autori finalisti avranno modo di presentarsi al pubblico del Premio negli incontri individuali che si terranno nella Sala Galmozzi e che saranno condotti dal nostro Giacomo Raccis. Questo il calendario:

  • mercoledì 4 marzo, h. 18: Alcide Pierantozzi, Lo sbilico.
  • mercoledì 11 marzo, h. 18: Eugenio Baroncelli, Il cielo più pietoso è quello vuoto.
  • mercoledì 18 marzo, h. 18: Monica Pareschi, Inverness.
  • mercoledì 25 marzo, h.18: Rosa Matteucci, Cartagloria,
  • mercoledì 1 aprile, h. 18: Enrico Terrinoni, A Beautiful Nothing.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero senza prenotazione. Per ogni aggiornamento si raccomanda di seguire il sito istituzionale del Premio, www.premiobg.it, e le pagine facebook e instagram.


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Tags: BaroncelliMatteucciPareschiPierantozziPremio Bergamopremiobg26TerrinoniTuzzi
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