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# PremioBg26 – Inverness di Monica Pareschi

Michele FarinadiMichele Farina
17 Marzo 2026
in Letterature, Premio Bergamo
0
# PremioBg26 – Inverness di Monica Pareschi

Continua la presentazione dei libri finalisti del Premio Narrativa Bergamo 2026. Gli incontri con gli autori si terranno alla Sala Galmozzi di Bergamo per cinque mercoledì di fila alle ore 18 e saranno condotti dal nostro Giacomo Raccis: dopo Alcide Pierantozzi ed Eugenio Baroncelli, domani tocca a Monica Pareschi.

In Italia non è che si senta parlare spesso delle forme brevi narrative e, quando capita, il più delle volte si sentono ripetere le stesse cose. Analogamente a quanto accade per la faccenda dell’uovo e della gallina, non si sa ancora se venga prima la ritrosia degli editori italiani verso le raccolte di racconti o quella dei lettori, i quali come noto non comprano e non leggono racconti, al netto di alcune eccezioni, tutte straniere. Tale circostanza incoraggia una retorica per cui le raccolte di racconti, sempre in via di estinzione, vanno salvaguardate dall’egemonia del romanzo, nonché dall’indifferenza degli editori cinici e del pubblico. Questo pregiudizio positivo lo si usa (non sempre, ma spesso) per pubblicizzare libri mediocri o semplicemente troppo esili, magari composti di pezzi mal cuciti fra loro o di fondi di cassetto che servono agli autori per riempire un buco editoriale fra un romanzo e l’altro.

Possono bastare poche eccezioni per ravvivare il quadro fin troppo pessimistico che ho appena dipinto: Inverness della traduttrice, scrittrice e docente Monica Pareschi è una di queste. Pubblicata alla fine del 2024 dall’editore Polidoro, a cui si è grati e a cui tuttavia si raccomanda più cura nella stesura delle quarte di copertina (il paragone fra questi racconti e «plasticosi cristalli Swarovski» è, semplicemente, irricevibile), questa raccolta di racconti ha avuto una vita editoriale insolitamente duratura per questi tempi frenetici e per essere stata pubblicata da un piccolo editore indipendente, raggiungendo la finale del Premio Campiello 2025 e ‘allungandosi’ ora fino alla finale del Premio Bergamo 2026. Pareschi ha scelto come esergo della raccolta alcuni versi in traduzione della poetessa statunitense Cynthia Zarin, che ben introducono l’aria che si respira leggendo il seguito: «Sapendo | Ch’ero fatta per star sola | Te avevo scelto per amore: | Spettro, inseguitore – | Imprigionati entrambi dentro un sogno.| Un giorno sei arrivato carico | Di sterpi da bruciare, ogni rametto in un astuccio di ghiaccio».

Scritti adottando una prospettiva femminile, che alterna prima e terza persona, questi racconti hanno al centro i rapporti umani e in particolare amorosi, esplorati nei loro aspetti più torbidi e compromissori. I versi che suggellano la raccolta, con le loro immagini antitetiche, sono davvero ben scelti, perché Inverness è un libro nel quale l’incontro con gli altri non lascia mai privi di cicatrici e nel quale chi legge si trova a dover conciliare spinte e tensioni contraddittorie, che talvolta sbocciano in faticose sintesi, creando inedite occasioni di vita, e talvolta, invece, conducono a uno strappo. Senza ambire ad essere un romanzo di racconti, Inverness è una raccolta con diversi pattern e temi ricorrenti, come si evince dalla rassegna dei titoli dei racconti, dalla quale spicca il rapporto fra amore e morte e che disegna intorno a singoli testi una cornice implicita di atmosfere e motivi ritornanti: I baci di Munch, o la perfezione dell’amore; Primo amore; Fiori; Troppo amore uccide; I gabbiani; Mors tua vita mea; Un bacio, ancora; Inverness. In questo senso, il primo testo della raccolta fa da ingresso al resto del libro, rappresentando il bacio, l’iniziazione amorosa per eccellenza, con toni macabri e spettrali, nonché come esperienza traumatica di «fusione indifferenziata» e angosciosa, nel quale l’individuo perde la propria integrità proprio nell’inevitabile incontro con l’altro:

È il bacio il vero scandalo, non l’amore genitale. La ferocia cannibale dell’amore, quell’assalto vampiresco alla forma del sé che all’amore ci fa resistere, è già tutta prefigurata lì, in quel prodromo crudele del banchetto amoroso. Nel bacio ci ammutoliamo. La lingua, risucchiata, si perde. I denti cozzano. Il respiro è interrotto, la parola mozzata. Rubiamo il fiato, la voce. Li disperdiamo. Di quel gran lavorìo di bocche, del bacio senza faccia, cosa rimane? Degli amanti tristi di Munch, che la faccia se la sono mangiata, di quella carne muta e congelata nell’ora blu, del bianco siderale dei corpi spogliati, cosa rimane? La nostalgia di sé, la perdita dell’uno, l’angoscia che attende la fusione indifferenziata, è tutta nell’orecchio abbozzato, nella resa cruda della gola. (p. 9).

La tavolozza tematica e la tastiera tonale saranno accordate di conseguenza in tutto il resto del libro: colori freddi, luci sinistre, una straniata sensualità. Pareschi ha la capacità di gestire diverse misure narrative con eguale maestria, dal breve ingresso iniziale fino ai racconti lunghi della seconda parte del libro. Come accennavo, la raccolta è condotta soprattutto da protagoniste e narratrici, colte nelle diverse fasi della vita, dall’infanzia alla vecchiaia, talvolta nell’arco dello stesso racconto. Sebbene i personaggi maschili siano spesso dipinti come controllanti, manipolatori, talora violenti, Inverness non è un libro manicheo nell’indicare con paternalismo didattico quale sia il confine fra vittime e carnefici, lasciando al lettore il faticoso compito di fabbricarsi una prospettiva con gli elementi a sua disposizione, con il rischio di non approdare mai a una geometria tranquillizzante. Si è detto che il motivo amoroso fa da bordone all’intera raccolta, ma è in generale l’incontro con l’altro da sé il tema centrale di Inverness, sia esso l’incontro con un malato mentale (Primo amore), un compagno che non si ha il cuore di lasciare (Fiori) o un amante violento che non si riesce a respingere col giusto tempismo (I gabbiani); o, ancora, quello con un disperato uomo di mezza età (Mors tua, vita mea), una bambina che ci tormentava ambiguamente negli anni di scuola (Un bacio, ancora) o un’amica verso cui si nutre un’attrazione inconfessabile (Inverness).

Non a caso, una delle sottotrame simboliche che attraversa la raccolta è quella che oppone contaminazione e purificazione: penso, ad esempio, alle scene dove le protagoniste di Primo amore e Gabbiani si lavano, in veri e propri tentativi di mondazione a margine di episodi traumatici. Spesso il mondo animale e quello vegetale si incaricano di incarnare le metafore e le allegorie sviluppate dall’azione della storia, rendendo significante l’insignificante secondo la tradizione del modernismo di area anglofona. Come accade per altri versi nelle raccolte di racconti di altre autrici contemporanee come Daniela Gambaro (Verdissime, 2024), spesso si attinge dal repertorio floreale per ampliare e dare continuità alla trama simbolica della narrazione. Alla fine della prosa d’arte che apre la raccolta, ad esempio, l’amante spolpata dai baci della sua controparte si paragona a «un fiore d’osso puro sul ciglio del mondo, muto avorio levigato che specchia la luna, minerale e diafana» (p. 11). In generale, l’immagine del fiore rappresenta le dinamiche di sviluppo e appassimento che governano non solo il ciclo naturale, ma la vita degli esseri umani e, pare, quella dei loro rapporti: un alternarsi di inflorescenze e putrefazioni che Pareschi sa descrivere con misura e understatement anglosassone e, talvolta, lasciandosi prendere la mano da una felice prosa manieristica, tutta umori e pulsazioni, dove i termini alti, le immagini ricercate e le clausole musicali restano comunque subordinate agli interessi generali della narrazione: particolarmente riuscite, ad esempio, sono le atmosfere quasi folk horror, al contempo sordide e vitalissime, della campagna descritta nel racconto Primo amore. Insomma, in Inverness non mancano le belle pagine, ma i racconti di questo libro hanno sempre qualcosa in più della somma dei loro tratti formali.

Quasi consolante, di questi tempi, è la capacità di Pareschi di rappresentare in modo convincente una casistica ampia di relazioni personali, con un certo orecchio per i dialoghi – soprattutto nella seconda parte del libro – e senza scadere in schematismi morali facilmente assolutori e gratificanti per chi legge. Per la maturità della sua scrittura e per la tridimensionalità delle situazioni umane raccontate, Inverness è un libro pienamente riuscito, che vale senz’altro la pena di leggere e al quale auguriamo la vita lunga che merita.

In copertina: Edvard Munch, Kiss by the window (1982), pubblico dominio.


M. Pareschi, Inverness, Napoli, Polidoro, 174 pp., € 15.


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Tags: Monica PareschipolidoroPremio Begamoracconti
Michele Farina

Michele Farina

insegnante e studioso; ha conseguito un dottorato di ricerca in letteratura italiana contemporanea. Ha scritto alcuni saggi, qualche recensione, moltissimi verbali.

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