E io dico alla donna: se vai dall’uomo, non dimenticare il rispetto di te stessa!
Allora l’uomo potrà avere tutte le fruste che vuole. Non troverà l’occasione di farne uso.
(F. Wedekind, Franziska)
Sia Jonathan Franzen, nel saggio introduttivo a Risveglio di Primavera (Adelphi, Maggio 2026), sia Roberto Calasso in Déesses entretenues (I quarantanove gradini, Adelphi, 1991) si soffermano sulla conclusione della vita di Frank Wedekind, sul suo funerale, per descrivere la portata di questo decisivo autore tedesco. Wedekind viene seppellito il 12 marzo 1918 nel Waldfriedhof di Monaco, circondato da una piccola folla di personaggi bizzarri, chiassosi e vestiti in modo eccentrico che sgomitano pur di essere i primi alla fossa, il tutto accompagnato da tumulti degni di una rockstar. Sotto gli occhi ammirati di talenti artistici dell’epoca come Bertolt Brecht e di donne provenienti dal quartiere a luci rosse di Monaco, il poeta Heinrich Lautensack lancia una ghirlanda sulla bara e salta nella fossa urlando: «A Frank Wedekind, mio insegnante, modello e maestro, dal più indegno dei suoi allievi!», mentre un cineasta e amico berlinese riprende il tutto per consegnarlo ai posteri. Ma chi è stato Wedekind per ricevere un tale tributo finale?
Ripercorrendo i cinquantatré anni di vita di questo grande scrittore, da una parte ci si imbatte in originali scelte personali e incontri con personalità affascinanti, dall’altra emerge nella sua opera un’attenzione moderna all’educazione della donna e al suo ruolo sociale. Ma andiamo con ordine.
I prodromi di una vita non convenzionale si trovano già all’interno della famiglia. Frank Benjamin Franklin Wedekind nasce ad Hannover nel 1864 da un medico rivoluzionario, fuggito dalla Germania in seguito alle repressioni post-1848, e un’attrice cresciuta tra il Cile e gli Stati Uniti. L’infanzia e l’adolescenza di Frank sono però in Svizzera, nel Castello di Lenzburg in Aargau, luogo bucolico nel quale la famiglia si era rifugiata a causa della netta opposizione del padre cospiratore alla politica bismarckiana. Che Frank diventerà drammaturgo e attore e allo stesso tempo agitatore e caustico critico dell’età guglielmina è tutto già presente sia nel suo nome, quel Benjamin Franklin che grida libertà, sia nei destini dei genitori. A questi ultimi va aggiunta una terza figura decisiva per la formazione del giovane Frank, ossia la “zia filosofa” Olga Plümacher; si tratta di un’amica della madre, la quale fu scrittrice, sostenitrice della filosofia di Schopenhauer, redattrice di saggi letti e commentati tra gli altri da Friedrich Nietzsche, e che ebbe un’influenza decisiva su Samuel Beckett.
Conclusa la stimolante adolescenza svizzera, Wedekind si trasferisce a Monaco, nel 1884, per iscriversi, su imposizione del padre, alla facoltà di giurisprudenza. Dalla fine del XIX al primo decennio del XX secolo a Monaco, soprattutto nel quartiere bohémien di Schwabing, circolano molti dei talenti più interessanti dell’epoca: qui viene fondato il movimento del Blauer Reiter, qui passano celebri scrittori come i fratelli Mann, George, Klages o pittori come Kubin, Kirchner e De Chirico. Estasiato dal fermento della città, Wedekind rompe con il padre, abbandona gli studi e, oltre a concedersi lunghi soggiorni a Berlino, Parigi e Londra, si dedica a diversi mestieri e coltiva relazioni delle più disparate: in questi anni è infatti co-fondatore e autore della celebre rivista satirica «Simplizissimus» (mansione che gli causerà anche un arresto), caporedattore della pubblicità dei dadi da brodo Maggi, segretario del circo di Herzog, membro della ribelle “Società della vita moderna”, fondatore del cabaret Die elf Scharfrichter (Gli undici boia), del quale faceva parte il già incontrato Lautensack, scrittore del saggio Pensieri sul circo, attore, drammaturgo, cabarettista e non da ultimo amico stretto di Willy Rubinoff, noto mangiatore di fuoco, imitatore di uccelli e losco mercante d’arte, solo per citare, in modo asistematico, alcuni passaggi della sua affascinante biografia.
Wedekind non è però solamente una curiosità, un personaggio dal look eccentrico e dai comportamenti sopra le righe, è anche un grande scrittore. Si forma nel periodo del teatro naturalistico tedesco di Hauptmann, che conosce di persona a Zurigo, ma molto presto se ne distanzia, inserendo nei propri drammi figure marionettistiche e scenari dichiaratamente inverosimili. Inizialmente considerati dalla critica delle provocatorie bizzarrie, le intuizioni di Wedekind avranno in seguito grande fortuna nel teatro espressionista, nell’opera dell’allievo Bertolt Brecht e nel cabaret di Karl Valentin. Anche le performance da attore di Wedekind, come nel Signore Mascherato di Risveglio di Primavera, furono inizialmente giudicate dai più delle stravaganze di un dilettante incapace di recitare in modo realistico.
Critici raffinatissimi, e certo non morbidi, come Alfred Kerr e Karl Kraus ne notarono immediatamente la potenza innovativa e ne difesero il valore artistico. Wedekind è certamente un autore provocatorio e un impegnato fustigatore della repressa società guglielmina, ma anche un innovatore del linguaggio teatrale e uno scrittore che affronta tematiche come la sessualità e il femminile in modo profondo e nuovo. Così Karl Kraus nel 1905 in un intervento in occasione della prima de Il vaso di Pandora a Vienna:
Wedekind è il primo drammaturgo tedesco che abbia nuovamente fatto salire sulla scena il pensiero, di cui tanto si sentiva la mancanza. Tutte le fisime della verosimiglianza sono come spazzate via. Ciò che sta al di sopra e al di sotto degli uomini è più importante del dialetto che parlano. Tornano addirittura a tenere – si osa appena a dirlo – dei monologhi. Anche quando sono in scena insieme. (…) Tre persone, una accanto all’altra, che parlano senza vedersi. Tre mondi. Una tecnica drammatica che d’un colpo fa carambola. (…)
Ma alla fine è esasperante vedere (…) un tale scrittore trattato come una curiosità dal mondo ufficiale dell’arte. Dicono che è grottesco’. E con ciò quei giusti, che in letteratura acchiappano sempre due piccioni con uno slogan solo, credono di averlo marchiato per sempre. Come se il grottesco dovesse essere per forza un capriccio dell’artista fine a se stesso!
Alla pubblica difesa di Kraus, si aggiunge, l’anno seguente (1906), la prima a teatro di Risveglio di Primavera ai Kammerspiele di Berlino, sotto la direzione del più autorevole regista del tempo, Max Reinhardt, con il celebre Alexander Moissi a interpretare il protagonista Moritz e, come anticipato, con Wedekind stesso nella parte del Signore Mascherato. Questi due passaggi rappresentano il punto di svolta della sua carriera e gli permetteranno di godere finalmente, nell’ultimo decennio della sua vita, di una certa fama. Non è un caso che, una sera, due giovani artisti svizzeri, ubriachi e fanatici di teatro, come Robert e Karl Walser, inseguiranno Wedekind per le strade di Berlino, come fosse una rockstar, pur di poter parlare con il loro idolo e fare baldoria insieme a lui.
Risveglio di primavera, l’opera principale di Wedekind dopo Lulu, impiegò però quindici anni prima di fare il proprio debutto a teatro. Wedekind ne redige il copione nel 1891 ma, previa consultazione giudiziaria, decide di pubblicarlo a proprie spese in Svizzera; in Germania ciò avrebbe infatti provocato ad autore, editore e tipografo almeno due anni di galera.
I protagonisti dell’opera sono tre adolescenti al ginnasio, Moritz, Wendla e Melchior, i quali, guastati dalla repressione della loro vita sessuale da parte di scuola e famiglia, sono costretti a soffocare i loro slanci innocenti e vitali come la primavera. Inoltre, sono vittime della propria ignoranza su questioni di sesso. Wendla rimarrà incinta in seguito a un “fortuito” stupro, Moritz si suiciderà per reprimere i propri istinti sessuali, mentre Melchior finirà in un riformatorio a causa della sua amoralità; il tutto sotto gli occhi di docenti e genitori per lo più incapaci, i quali, di fronte a un’ondata di suicidi giovanili, non sono in grado di intervenire in modo efficace.
Fin qui nulla di oltremodo innovativo, almeno per il nostro tempo, Wedekind però fa un passo ulteriore, il quale rende Risveglio di Primavera un testo che ancora oggi mette i brividi. L’autore prende terribilmente sul serio gli adolescenti e le loro riflessioni, e, allo stesso tempo, «ride di loro a tutto spiano», descrivendoci in modo spietato «le deprimenti assurdità dell’amore giovanile: la ridicolaggine del dolore adolescenziale, il dolore della ridicolaggine adolescenziale» (Franzen, Introduzione a Risveglio di Primavera).
In Risveglio di Primavera gli adolescenti propongono, per esempio, degli interessanti modelli educativi alternativi a quelli che hanno guastato la loro crescita e la loro vita sessuale. Una studentessa, Martha, dice: «se mai avrò figli, li lascerò crescere come le erbacce nel nostro giardino. Non se ne occupa nessuno, e crescono così alte, così fitte«, mentre Thea le risponde: «quando avrò dei figli, li vestirò tutti di rosa. Cappelli rosa, vestitini rosa, scarpe rosa. Solo le calze – calze nere come la notte! E poi, quando andrò a passeggio li farò marciare davanti a me». Anche il protagonista suicida Moritz ha una sua idea di educazione:
Se mai avrò dei figli, maschi e femmine, li farò dormire insieme fin da piccoli nella stessa stanza, se possibile anche nello stesso letto. Mattina e sera lascerò che si aiutino a vicenda a vestirsi e spogliarsi, mentre nella stagione calda, sia i maschi sia le femmine, di giorno indosseranno solo una tunica corta di lana bianca, con una cintura di cuoio in vita. – Crescendo così saranno più sereni di quanto in genere lo siamo noi.
Ma fino a che punto è possibile prendere sul serio queste riflessioni adolescenziali e quando è necessario invece giudicarle con distaccata ironia? E come valutare le parole di Moritz che poco dopo si suiciderà con una rivoltella pensando alla panna montata, perché «ti riempie e ti lascia in bocca un sapore piacevole»; quelle di Ilse, che si rifiuta di consegnare l’arma del suicidio per tenerla «come ricordo»: o di Martha, che sostiene di sapere il perché del suicidio del compagno, ossia «parallelepipedo»? Riprendendo le parole di Franzen, Risveglio di Primavera è un testo autentico ma orribile, come autenticamente comica e orrenda può essere l’adolescenza.
Le riflessioni sull’educazione, soprattutto femminile, che il ventisettenne Wedekind inserisce in Risveglio di primavera, e più in generale sul ruolo della donna nella società, accompagnano l’intera opera di questo straordinario autore, al punto da essere stato accostato in più occasioni ai movimenti femministi (cfr. Lia Secci, introduzione a Musik e Franziska, De Donato, 1980, Bari). Non solo i personaggi femminili sono centrali nei suoi testi, basti pensare a Lulu, ma Wedekind lavora per ventiquattro anni a un titanico progetto intitolato Die grosse Liebe (Il grande amore), che doveva contenere tutto lo scibile sul tema “donna”. Lo scopo di questo immane sforzo era quello di giungere a una sorta di riforma erotica della società che partisse dal ruolo determinante della donna. Si tratta di un lavoro impossibile da concludersi, ma parte di questo materiale è confluito, tra gli altri, nel misterioso racconto Mine-Haha ovvero Dell’educazione fisica delle fanciulle(Adelphi, 1975). Qui si narra di un parco nel quale alcune ragazze vengono educate e allenate a sentire il proprio corpo in modo armonioso, diventare misteriose attrici di teatro, prima di essere rilasciate nella società. Quale sarà la loro funzione fuori da questo parco, non è però dato sapersi.
Sappiamo infine, come ci ricorda il più accreditato biografo di Wedekind, Artur Kutscher, che, per esempio, mentre l’autore compone il testo teatrale Hidalla (1904), legge opere come On the Subjection of Women di Mill, Die Frau und der Sozialismus (La donna e il Socialismo) di Bebele scritti dichiaratamente femministi come Die Gleichstellung der Geschlechter (L’Uguaglianza dei generi) di von Troll-Borostyani e Herrenmoral (La morale dell’uomo)di Pappritz. La riflessione sul femminile impregna ogni testo wedekindiano e la comprensione della sua opera non può quindi prescindere da un’attenzione profonda del lettore alla figura della donna.
Alla luce di questi elementi, le considerazioni degli adolescenti in Risveglio di Primavera sono da interpretare come dei goffi, sicuramente ingenui, ma autenticamente disperati tentativi di rivoluzionare la società, partendo dalla liberazione sessuale e ponendo il femminile al centro di un nuovo mondo. Wedekind morì però proprio nel 1918, anno in cui il conservatore e autoritario imperatore Guglielmo II fu finalmente costretto ad abdicare e a lasciare il passo alla prima repubblica tedesca votata a suffragio universale. La Repubblica di Weimar è da considerarsi infatti come il primo momento storico di autentica emancipazione femminile in Germania, nella quale la questione di genere entra realmente nel dibattito pubblico e dove l’opera di Wedekind avrà un ruolo guida decisivo. Tramite le sue opere Wedekind ha quindi tentato di rappresentare una nuova epoca per il femminile, non è però vissuto abbastanza da poter assistere ai primi effetti sulla società del suo enorme impegno artistico.







