La Balena Bianca
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
La Balena Bianca
No Result
View All Result
Home Cinema

Venezia 82. Frankenstein di Guillermo del Toro è un mostro umano, troppo umano

Massimo CotugnodiMassimo Cotugno
1 Settembre 2025
in Cinema, L'occhio della madre
0
Venezia 82. Frankenstein di Guillermo del Toro è un mostro umano, troppo umano

Il Lido di Venezia quest’anno è infestato da mostri. Yorgos Lanthimos, nel suo Bugonia, ci ha presentato una coppia di redneck impallinati con le teorie del complotto e convinti di aver sequestrato la regina di una razza aliena. Il giovane regista Paolo Strippoli ci ha invitato a fare una gita ne La Valle dei Sorrisi, a conoscere la sua comunità inquietantemente felice e il mistero di un ragazzo dagli oscuri poteri. Ma tutti attendevano soprattutto un mostro in particolare, l’abominio più celebre della letteratura mondiale: il Frankenstein, riportato nuovamente sul grande schermo da Guillermo del Toro. Il regista messicano inseguiva la creatura fin da bambino, da quando lesse per la prima volta il capolavoro gotico di Mary Shelley. Da quel giorno si può dire che del Toro non abbia fatto altro che perfezionarsi per arrivare pronto all’appuntamento con il mostro per eccellenza. La sua filmografia parla chiaro: da Il Labirinto dal Fauno a La Forma dell’acqua, le sue opere sono un campionario di creature di sogno, chimere esposte nelle teche di una wunderkammer. Non a caso la miniserie antologica da lui curata per Netflix è intitolata appunto Cabinet of Curiosities (traduzione inglese del termine tedesco). Il suo cinema del terrore ha assunto nel tempo una grammatica e uno stile estremamente riconoscibili e caratterizzati da scenografie sontuose e sovrabbondanza di dettagli. Rifacendosi alla lezione di Tim Burton, nelle opere di del Toro l’insolito trasuda da ogni elemento della scena, dalla decorazione di una credenza alla luce rossastra che filtra dalle imponenti vetrate, fino ai costumi dalle fogge inusuali. La scelta del regista di far trasparire una certa matericità da ogni inquadratura rispecchia la volontà di un’artista che concepisce i suoi lavori alla stregua di organismi viventi. Mostruosità affascinanti da fiera che vanno osservate e comprese al di là delle loro deformità.

La storia di Frankenstein è nota ai più: lo scienziato Victor Frankenstein riesce a infondere la vita a un corpo umano composto da pezzi di diversi cadaveri, ma, spaventato dal suo aberrante risultato, abbandona la creatura al suo destino. Quest’ultima troverà il modo di sopravvivere e si vendicherà del suo creatore, privandolo delle persone più care. Frankenstein decide a questo punto di dare la caccia al mostro fino ai ghiacci dell’estremo nord.

Dopo un prologo abbastanza fedele al romanzo, dove si assiste al ritrovamento di un Victor Frankenstein moribondo da parte di Robert Walton, capitano di una spedizione nell’Artico, inizia il resoconto del barone/scienziato e del suo tragico esperimento. Del Toro decide però di far partire il flashback da un punto più remoto della vita di Victor, esattamente dalla sua infanzia e dal rapporto difficile con un padre anaffettivo ed esigente. Qui il regista vuole far luce su alcuni tratti del carattere dello scienziato, come la mancanza di empatia e la sfrenata ambizione, adducendoli a una figura paterna a dir poco discutibile nei metodi educativi. Del Toro in questo modo chiarisce da subito che la creazione del mostro non inizia sul tavolo del laboratorio, ma dai traumi infantili del creatore stesso. Nella prima parte del film dedicata principalmente alle fasi di sviluppo dell’esperimento, il regista è bravo nel sottolineare l’assenza di umanità nell’agire di Victor, mosso unicamente dal desiderio di avere successo nell’impresa. Immediato è il parallelismo con tecnocrati e startupper contemporanei spesso intenti a promuovere innovazioni di cui a malapena conoscono le possibili implicazioni sociali ed etiche. Do it first, sorry later, dicono in ambito tech, e lo stesso vale per Victor, che sa tutto di meccanica del corpo, ma nulla sull’umano. Lo vediamo passare in rassegna condannati all’impiccagione come se fosse a una fiera di cavalli, oppure setacciare i campi di battaglia come in un mercato della carne. L’umano diventa materiale umano, da riciclare e rimpiazzare e la creatura non sarà altro che il risultato dell’assemblaggio di più miserie. Una volta messe insieme le parti non ci si cura del dolore della somma. Del Toro sceglie di optare per un design della creatura inedito, che rompe in parte con la tradizionale rappresentazione del mostro, affidando il ruolo a un attore noto particolarmente per la sua bellezza (Jacob Elordi). Il risultato finale è una sorta di Lazzaro michelangiolesco: un risorto coperto parzialmente di bende, sotto cui però si intuisce una muscolatura drammatica da statua classica e un profilo nobile. Il mostro di Del Toro è un freak dal cuore spezzato, che più che cercare vendetta, cerca una ragione alla sua solitudine. Siamo lontanissimi dalla versione brutale e vendicativa interpretata da Roberto De Niro nel film del novantaquattro diretta da Kenneth Branagh. In quel caso l’attore americano era una sorta di stalker alla Max Cady in Cape Fear, pronto a tutto per ripagare il suo creatore con la stessa moneta (la scena in cui strappa il cuore a Elisabetta è a dir poco pulp). Al contrario, la creatura rappresentata da del Toro è figlia più di una cultura fumettistica, quasi fosse un superman ricoperto di cicatrici. E qui risiede il problema della versione del regista messicano, che, in particolare nella seconda parte, scivola nei toni fiabeschi, perdendo la portata tragica della trama originale. Curioso da parte di un regista che tende a non edulcorare le sue storie (basti pensare ai finali senza pietà de Il Labirinto del Fauno e o il più recente Nightmare Alley). Che sia una scelta dalla piattaforma in cui verrà distribuito il film? Dubito che un regista come del Toro si faccia condizionare, ma resta il fatto che il film risulta depotenziato: non più che uno splendido dipinto gotico, privo di vera vita.

Scarica articolo in PDF
Tags: Frankensteinguillermo del toroMary ShelleyNetflixOscar Isaac
Massimo Cotugno

Massimo Cotugno

Laurea magistrale in lettere, una passione per la comunicazione digitale, una fissa per l'illustrazione e un'ossessione per il cinema. Sorrentiniano della prima ora e di fede lynchana, studia il mondo delle serie televisive e tenta da sempre di organizzare un cineforum privato. Ha un podcast che si intitola "Strappare i biglietti" in cui parla di libri sul cinema.

Post Correlati

the_running_man_recensione

The Running Man di Edgar Wright e il death game che diventa realtà

diMarina Piccolo
4 Dicembre 2025
0

Il nuovo adattamento del romanzo di Stephen King rientra in un trend iniziato con Squid Game, ma che risale a Elio Petri.

after_the_hunt_film_recensione

After the Hunt e le rappresentazioni dello psichico

diLucia Faienza
1 Dicembre 2025
1

L'ultimo film di Guadagnino mette in scena il conflitto tra generazioni attraverso gli strumenti della psicanalisi

Next Post
Sebastiano Timpanaro, “correttore” malgré soi

Sebastiano Timpanaro, “correttore” malgré soi

Venezia 82. L’umanità a pezzi di Bugonia e No Other Choice

Venezia 82. L'umanità a pezzi di Bugonia e No Other Choice

L’ultima Eva. Vanishing world di Murata Sayaka

L’ultima Eva. Vanishing world di Murata Sayaka

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CATEGORIE

  • Blastare
  • Cinema
  • Da Zero a Dieci
  • DIDOc
  • Dieci per Dieci
  • Fumetti
  • Fuori dagli schemi
  • Interviste
  • L'occhio della madre
  • La baleRa bianca
  • Le storie
  • Letterature
  • Mappe
  • Naufragi
  • Nella pancia del vino
  • Plancton
  • Poesia
  • Premio Bergamo
  • Senza categoria
  • Senza impegno
  • Visit Palestine

IN EVIDENZA

Poesie della memoria. Note su Stefano Carrai
Poesia

Poesie della memoria. Note su Stefano Carrai

6 Novembre 2018
Wilma: il caso Montesi, parola per parola
Letterature

Wilma: il caso Montesi, parola per parola

27 Novembre 2025
La Balena Bianca

La Balena Bianca – rivista di cultura militante
è un progetto dell’Associazione culturale La Balena Bianca.

info@labalenabianca.com

Privacy Policy Cookie Policy

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante

No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante