Ogni ricostruzione implica il riconoscimento di una rottura, un errore nella progettazione o nello sviluppo di qualcosa, oppure una sopraggiunta decadenza. Romanzo russo di Alessandro Barbero (Sellerio 2024) parla indirettamente di un processo di ricostruzione, quello di cui Michail Gorbačëv è stato il volto più rappresentativo e che, iniziato nel 1985, accompagnò l’Unione Sovietica fino alla sua dissoluzione. Di questo processo di ricostruzione (in russo perestrojka), l’aspetto che diventa cruciale nel libro è quello della trasparenza (glasnost), che si tradusse in una forma di graduale libertà di stampa, di parola e di accesso a materiali di archivio anche legati alle azioni passate del governo sovietico – magari proprio quelle che avevano costituito la corruzione dell’ideale sovietico e per le quali ora era necessaria una ricostruzione.
Nel clima di rinnovamento e apertura che, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, ha caratterizzato l’Unione Sovietica della fine degli anni ’80, Barbero ambienta una storia che inizia con una cornice manzoniana e si sviluppa come un romanzo storico attorno a una trama che ha i contorni del giallo. Il titolo, Romanzo russo, più che un indizio sulla trama e sul contesto (dato che il libro è ambientato in Unione Sovietica e non in Russia), è indicativo dello stile dall’autore. Il testo assume infatti alcune caratteristiche solitamente associate ai classici della letteratura russa: dai vari nomi con i quali vengono indicati i personaggi agli intrecci di varie trame, dai lunghi dialoghi tra i personaggi agli interventi del narratore che si rivolge direttamente a chi legge. Non mancano i riferimenti, diretti o indiretti, ai grandi della letteratura russa, come Gogol’ e Bulgakov.
Il libro ha tre protagonisti principali: Tanja, che sta scrivendo la sua tesi di dottorato in storia sulle epurazioni fatte ai danni di alcuni esponenti del partito a Bakù; Nazar, un giudice istruttore di cinquant’anni, con un figlio piccolo, che indaga sull’omicidio di Pagaev, un ayatollah ucciso a Bakù; e Mark, il meno presente dei protagonisti, attore ebreo impegnato a scrivere un romanzo sullo sterminio degli ebrei di Odessa. Geograficamente, il libro si svolge tra Mosca e Bakù, all’epoca capitale della Repubblica Sovietica dell’Azerbaijan. Le storie di Nazar e Tanja si sviluppano parallelamente: entrambi sono alla ricerca di un qualcosa per il quale devono recarsi a Bakù, e entrambi, in questa ricerca, sono ostacolati. Mark, almeno in prima battuta, è il più statico dei personaggi: la sua vicenda si svolge a Mosca e si basa sull’osservazione di una città che cambia progressivamente anche per via della ricostruzione. Le tre trame principali sono per lo più slegate ma presentano una continuità tematica legata al contesto nel quale si svolgono. I viaggi tra Bakù e Mosca di Tanja e Nazar, così come il vagabondare di Mark nel caldo estivo di Mosca, si svolgono su uno sfondo dettagliatissimo di oggetti, vestiti, arredamenti, cibi, paesaggi e, soprattutto, odori capaci di restituire a chi legge sensazioni quasi epidermiche, ricostruendo così una storia materiale dell’Unione Sovietica di Gorbačëv. Le descrizioni dello sfondo evolvono nel corso del romanzo, testimoniando il peggioramento delle condizioni materiali dei cittadini sovietici verso la fine degli anni ’80. Queste costituiscono parte dei significanti del testo, aiutando chi legge nella comprensione delle dinamiche più ampie che si intrecciano con le storie dei protagonisti.
Barbero, attraverso le storie dei singoli personaggi, i loro dialoghi e le loro sensazioni, descrive anche il contesto politico, dedicando particolare attenzione a un aspetto che, a livello di discorso pubblico, viene spesso trascurato, ossia alle molte sfaccettature nazionali e religiose che componevano l’Unione Sovietica. In particolare, l’autore si concentra sulla larga presenza musulmana e sul contrasto tra Bakù, con la sua «aria che sapeva di benzina» (p. 262), e Mosca, con la neve che si scioglie ai lati delle strade e le discussioni politiche e storiche all’interno dei cinema. Per chi legge, l’alternarsi tra Mosca e Bakù svolge un ruolo duplice. Da un lato permette di ricordare, o imparare, cosa fosse l’Unione Sovietica, essere introdotti alla quantità e all’eterogeneità di persone che vi abitavano, degli stati e delle culture che vivano dentro un unico grande progetto politico. Dall’altro, illustra le forze centrifughe, di stampo nazionalistico, religioso e economico che, durante la ricostruzione, stavano minando alla base il progetto sovietico. Leggendo di Nazar che si affanna per le strade di Bakù per portare avanti la sua indagine, o di Mark che, passeggiando a Mosca, si trova nel mezzo di una manifestazione antisemita davanti all’indifferenza della milizia, si ha la sensazione che la terra venga a mancare sotto i piedi dei protagonisti, che l’Unione Sovietica per come la conoscevano sia diventata incapace di tenere insieme i suoi pezzi. Barbero descrive i cambiamenti strutturali che riguardano tutte le repubbliche sovietiche alla fine degli anni ’80. Il libro inizia descrivendo la cucina e la casa, entrambe molto modeste, di Obilin, direttore dell’istituto di storia del Pcus dell’università statale di Mosca e relatore di Tanja, estremamente fedele a qualsiasi linea del partito, tanto da assecondare le richieste della sua dottoranda solo fino a un certo punto – un personaggio che sembra rappresentare la vecchia Unione Sovietica, prima della trasparenza. Allo stesso modo, il primo capitolo dell’epilogo, intitolato ‘Il mondo nuovo’ e ambientato nell’estate 1989, descrive Djakonov, uno degli antagonisti, mangiare caviale a cucchiaiate durante un concorso di bellezza per eleggere miss Unione Sovietica, riuscendo a restituire una sensazione di squallore, nuovamente, quasi materica. Questo rinnovamento di estetica, abitudini e personalità segna il cambio di paradigma vissuto dall’Unione Sovietica durante quegli anni.
«Fiutando i futuri supplizi» è un verso di Osip Mandelstam usato come sottotitolo del libro, e costituisce un’indicazione profetica dei cambiamenti riflessi nel romanzo. Barbero ha sottolineato in varie occasioni come Romanzo russo non nasca come romanzo storico ma piuttosto diventi tale, anche in quanto capace di documentare gli ultimi anni dell’Unione Sovietica. Il libro, pubblicato una prima volta nel 1998, letto nel 2025 può portare a una riflessione sul rapporto tra fini e mezzi nella politica. Nel corso del romanzo, infatti, i protagonisti scoprono che la trasparenza, per quanto sistematicamente celebrata, non sia effettivamente un mezzo per raggiungere una verità, sia essa storica o giuridica.
Il testo non sembra tanto una critica al tentativo di rinnovamento dell’Unione Sovietica, quanto al fatto che la trasparenza sia stata proposta come un fine da celebrare in sé, più che uno strumento da cui far innescare una ricostruzione. Questo aspetto emerge quando i tentativi dei protagonisti di muoversi dentro il nuovo corso per raggiungere la cosiddetta trasparenza (sia sul passato del governo sia su potenziali illeciti nel presente) vengono frustrati. Allo stesso tempo, nel testo si possono registrare esempi del nuovo corso stesso, che vanno dall’apertura delle squadre sovietiche al calciomercato (pp. 480-81) alla possibilità di organizzare manifestazioni apertamente antisemite a Mosca nell’indifferenza generale. Questi due elementi sono contraddittori solo a prima vista: la ricostruzione risulta essere un processo di facciata, una facciata nel quale l’orizzonte ideologico e i fini politici scompaiono interamente. Leggere questo libro oggi, dando attenzione ai processi che vediamo svilupparsi sullo sfondo, permette di riflettere sulla differenza tra ciò che è giusto che sia un mezzo e non un fine politico. In questo senso, la trasparenza non può che essere un mezzo, per quanto necessario; diventasse un fine porterebbe semplicemente a fare alla luce del sole quello che prima era necessario fare di nascosto.
Accanto a questa riflessione, il testo di Barbero affronta altri due temi strettamente interconnessi: la storia e la ricerca della verità. Tutti e tre i personaggi principali sono alla ricerca di qualche cosa – se Mark sembra essere più alla ricerca di una verità personale, riguardo al suo posto nel mondo, Nazar e Tanja hanno obbiettivi più concreti. Entrambi sanno cosa stanno cercando e perché – o almeno pensano di saperlo – e entrambi trovano una risposta in uno dei luoghi più importanti della narrazione: l’archivio. Nella descrizione delle ricerche d’archivio di Tanja, Barbero restituisce i brividi e l’eccitazione che hanno animato chiunque si sia trovato a lavorare in contesti simili. Gli archivi risultano essere una risorsa fondamentale per Tanja e Nazar, che riescono ad avanzare nelle loro ricerche grazie a questi e – aspetto non trascurabile – alle persone che lavorano al loro interno. In questa dinamica, dove le storie che i due protagonisti cercano di ricostruire aleggiano costantemente nei loro pensieri, dove le ricerche vengono ostacolate e dove gli archivi, a Bakù e a Mosca, rivelano tutta la loro importanza, il libro pone la questione delle motivazioni. Se per Tanja questa domanda è evidente, per Nazar è il lettore stesso a chiedersi cosa lo spinga a continuare l’indagine in modo così preciso mentre l’autorità che gli ha dato quel compito si sta disgregando. Le vicende dei tre personaggi si consumano nelle ultime pagine del libro, con un finale che lascia aperta la domanda principale emersa dalla trama: perché compiere proprio questa ricerca, in mezzo a mille difficoltà e incertezze? Mentre il contesto politico e sociale attorno a loro si sta disgregando, i personaggi trovano l’unica risposta possibile in tali circostanze: ognuno di loro trova una soluzione affettiva e individuale. Questa soluzione è tale anche perché dettata dal contesto generale, e viene da chiedersi concludendo la lettura se in altre contingenze sarebbe forse potuta essere collettiva. La trasparenza, utilizzata come mezzo per impedire gli abusi di istituzioni, locali e non, avrebbe potuto portare a un effettivo progresso collettivo? La domanda rimane senza una risposta.
Romanzo russo si sviluppa insomma intorno a una dimensione storica, che aiuta chi legge a entrare in contatto con gli ultimi anni di esistenza dell’Unione Sovietica assumendo una prospettiva legata alla cultura materiale e alle vicende di singoli individui ininfluenti sul piano dei grandi eventi. Allo stesso tempo, leggere il romanzo unicamente per la sua dimensione storica sarebbe riduttivo. L’aspetto letterario è infatti determinante nella resa della dimensione storica, dal momento che leggere questo libro senza gli accenni agli odori e ai cibi, per esempio, renderebbe la caratterizzazione delle condizioni di vita delle persone comuni meno profonda, sia nella resa delle riflessioni storiche e politiche. L’eterogeneità e la validità letteraria mettono chi legge in condizione di porsi delle domande di carattere generale, partendo dalle varie storie e riflessioni individuali compiute dai protagonisti e arrivando a conclusioni che chiamano in causa la contemporaneità più vicina, per quanto paradossale possa sembrare a prima vista.

Alessandro Barbero, Romanzo russo, Sellerio, Palermo 2024, € 19, 704 pp.







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