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#Mappe. L’oro della Resistenza. Una passeggiata per Imperia

Renato DonatidiRenato Donati
2 Novembre 2026
in Mappe
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#Mappe. L’oro della Resistenza. Una passeggiata per Imperia

La mappa di oggi è un brano dello spettacolo teatrale L’oro della Resistenza, di e con Pier Di Pasqua e Renato Donati, della compagnia L’Attrito. Lo spettacolo, in scena dal gennaio 2026, lega i luoghi dell’imperiese e le storie delle sei medaglie d’oro al valor militare, le cui spesso molto giovani vite sono state consacrate alla lotta al nazifascismo.

È giunto il momento di fare una passeggiata: ci dirigiamo verso Piazza Calvi, prendiamo via Amendola e poi a destra in via dell’Ospedale, fino a giungere a una piazza o meglio un largo, che ha visto nel corso di degli anni educare, istruire migliaia di bambini e ragazzi: le scuole di Largo Ghiglia, considerate da sempre un’eccellenza in città. Eppure quanti conoscono Ghiglia, chi era Franco Ghiglia, gigante che oggi sarebbe fiero di vedere così tanti giovani nella piazza a lui dedicata, quei giovani per cui ha combattuto, per cui, la retorica non l’amiamo, nemmeno serve, fu martirizzato. Venne infatti sorpreso nel sonno a Montegrazie con altri compagni e catturato dai tedeschi nel marzo del 1945, ancora non si sapeva, ma la guerra sarebbe finita da lì a poco.

L’8 gennaio dello stesso anno, quindi solo due mesi prima Ghiglia e altri compagni avevano ucciso in combattimento due soldati tedeschi, dando loro degna sepoltura nelle vicinanze di Costa d’Oneglia. Qualcuno però aveva parlato, le spie non sono mai mancate in tempo di guerra, e il maresciallo delle SS, Mayer, comandante del presidio di Castelvecchio e noto torturatore, portò Ghiglia e gli altri prigionieri sul luogo dove vennero seppelliti i due soldati obbligandoli a disseppellire i cadaveri. Il fetore dei corpi in decomposizione era insopportabile. Ghiglia fu obbligato a issare un cadavere sulle spalle e portarlo fino al cimitero, dove dovette seppellirlo. Stremato dalla fatica venne lasciato per una notte intera all’aria aperta, sottoposto a docce gelate, costretto a bere acqua e sapone, mentre il suo corpo veniva tagliuzzato dai suoi aguzzini. La notte del 5 aprile le SS portarono Franco Ghiglia distrutto dalle torture e dalla fatica alla cava rossa di Castelvecchio, sulla collina. Prepararono un cappio – l’impiccagione poteva essere una finta o un tranello perché il maresciallo Mayer provò ancora a chiedere in cambio della libertà il nome dei suoi compagni – le labbra di Franco si schiusero soltanto per sputargli in faccia.

Due giorni dopo il corpo pendeva ancora dall’albero, mentre il vento dondolava su un fianco e l’altro, pareva che nemmeno il vento si rassegnasse.

Ora sono sicuro avremo tutti quanti un motivo di riflessione in più, davanti quella scuola, ma la nostra camminata prosegue: ripercorriamo via dell’Ospedale fino in fondo e giriamo a destra, sotto i portici di via Bonfante – quasi nessuno li chiama così, per tutti sono semplicemente “i portici”. Il nome di Silvio Bonfante, le cui gesta meriterebbero ben altro approfondimento, è legato indissolubilmente alla epica battaglia di Montegrande. Nel settembre del ’44 il rastrellamento delle forze di occupazione nazifasciste sembrava non lasciare scampo alle forze Partigiane: 8000 uomini decisi a stroncare definitivamente la resistenza. Dalla posizione del Montegrande il nemico è in grado di controllare militarmente tutto il territorio.

Sono le 11 del mattino del 5 settembre 1944, quando Silvio Bonfante, “Cion”, chiodo, prova col compagno Marcen a concordare l’attacco al Monte: un’azione rischiosissima perché in un punto ben visibile dal nemico, senza fogliame.

bisogna salire lassù

e perché io? risponde stupito, Marcen

che se non vai tu, ci vado io

era un’azione rischiosissima, Marcen chiede chi vuole salire con lui, all’appello rispondono in 12, che ricordiamo coi loro nomi di battaglia: Stalin, Fulmine, Alquati, Gnek, Von Stiller, Cigré, Fenì, Brescia, Cristo, Alfredo, Romano e Carlo il siciliano, eroi che insieme a Mancen hanno cambiato la storia della guerra nella Prima zona Liguria. I tedeschi non passano e questa vittoria, celebrata ogni anno la prima domenica di settembre, resterà cruciale perché permise di rompere l’accerchiamento e favorì lo sganciamento dei Partigiani diversamente rimasti intrappolati.

Ma la figura di Silvio Bonfante va ricordata anche per le numerose battaglie alle quali ha partecipato, sprezzante del pericolo., come lo scontro di Vassalica, fino al momento della sua caduta nella tragica ritirata di Upega. Bonfante, già ferito, ha visto cadere durante la fuga alcuni suoi compagni, tra i quali il medico Francesco De Marchi, si suicidò per non rallentare la fuga dei suoi uomini.

Quello che non viene ricordato, perché troppo doloroso, è che la madre assiste al sacrificio del figlio, la madre che venne poi gettata brutalmente a terra dai tedeschi e aiutata successivamente dalle donne del luogo, intente ad ammucchiare il fieno, poco prima dell’irruzione dei nazisti in paese, madre che confusero in mezzo a loro, salvandola dalla furia dei tedeschi.

Tags: #mappeImperiaL'attritomedaglie d'oroResistenza
Renato Donati

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