Si conclude con una rassegna di recensioni il progetto di collaborazione fra la rivista “La Balena Bianca” e il Master in Editoria promosso dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e dall’Università degli Studi di Milano nel contesto della sesta edizione del Premio POP – Opera Prima, coordinato da Andrea Tarabbia. A coronare mesi di discussione e lavoro in classe intorno ai libri in lizza per il premio, le studentesse e gli studenti del Master si sono cimentati nel recensire a gruppi i titoli giunti nella cinquina finale.

Questa recensione è a cura delle studentesse e degli studenti Alessandro Foggetta, Veronica Fonte, Martina Gennari, Beatrice Merlo, Adele Tiengo.


Come si combatte, da adolescenti, l’eterno ritorno dell’uguale nella sonnolenta provincia dell’Agro Pontino? Adorazione è il felice esordio letterario di Alice Urciuolo, già nota come una delle sceneggiatrici della fortunata serie SKAM Italia. È bene fare da subito una premessa: entrambi questi prodotti raccontano le vicende vissute da un gruppo di adolescenti, tuttavia sarebbe ingiusto e limitante attribuire loro l’etichetta di narrazioni adolescenziali. Nel caso di Adorazione, lo si intuisce fin dalla copertina: nessuna immagine d’impatto, né colori sgargianti o simboli di richiamo per l’attuale generazione dei giovani adulti, bensì su una fotografia dal sapore più evocativo, vago, sognante: una ragazza che, con addosso vestiti estivi, guarda in lontananza, con fare malinconico, come a riassumere l’immobilismo e la noia provinciale che fanno da sfondo alla storia. Anche il titolo, d’altro canto, colloca da subito il romanzo in una dimensione più universale e riflessiva e invita a spingersi sotto la superficie della narrazione per indagarne i significati più profondi. L’intenzione dell’autrice ha trovato ottima corrispondenza nella collana di accoglienza, ossia «Bookclub» di 66thand2nd, dedicata a una narrativa d’intrattenimento sperimentale. Questa collocazione si è rivelata in effetti quella giusta, tanto da aver procurato a Urciuolo un biglietto per la dozzina dello Strega.

Siamo nella provincia di Latina in un’estate soffocante. È passato un anno dalla morte di Elena, uccisa dal fidanzato Enrico. Gli amici della ragazza affrontano la propria crescita fra insicurezze, paura della vulnerabilità e bisogno di riconoscimento dai propri coetanei così come dagli adulti. Tra partite di calcio, lavoretti estivi, grandi amori e drammi, per tutti il sottofondo costante è il trauma per la scomparsa della ragazza, tanto vivo quanto inespresso. Vanessa, la migliore amica di Elena, cerca di trovare se stessa nonostante un percorso di vita, quello con il fidanzato Gianmarco e la sua ingombrante famiglia, che sembra già scritto. Gianmarco, con le sue simpatie fasciste ripetute quasi inconsapevolmente, adora la sua fidanzata senza però comprenderla profondamente, in un rapporto che ingabbia entrambi in ruoli che non si sono scelti davvero. C’è Giorgio, invece, innamorato di Elena, fa i conti con il proprio senso di colpa per non essersi accorto di quanto lei fosse in pericolo con Enrico. Il suo istinto di protezione si esprime anche nel rapporto con la sorella Vera, la quale riversa sul fratello il suo bisogno di attenzione causato da un padre assente. Se Vera è spigliata e disinvolta nei rapporti con i ragazzi, la sua migliore amica Diana è invece profondamente insicura, anche a causa di un’ampia voglia sulla coscia che lei nasconde. Attorno a loro, come in un romanzo corale, ruotano le vite di tutta la comunità.

Ciò che emerge è l’inesprimibilità di emozioni e vissuti, l’impossibilità di parlare apertamente del femminicidio che ha sconvolto tutti. Un esempio è Giorgio, che vive nel costante rimorso di tutto ciò che non riesce a dire – a Elena, a Vera, a Diana – e nel tentativo di costruirsi come modello maschile alternativo a quello patriarcale, rappresentato invece da Gianmarco. La morte di Elena diventa la chiave di volta che attiva in tutti i personaggi moti interiori di consapevolezza e ricerca della propria identità. Attraverso lo sguardo di ciascuno, emergono l’immobilismo della provincia, il desiderio di fuga, la scoperta della sessualità e del proprio corpo, il rapporto con la famiglia. Tanti temi per un romanzo, come tante sono le sfaccettature dell’adolescenza, che Urciuolo riesce a catturare con delicatezza e profondità. L’autrice restituisce ai suoi personaggi le parole che non sono in grado di pronunciare e lo fa con un linguaggio scorrevole e immediato, privo di giudizi. Adorazione rappresenta un’iniziazione alla vita adulta attraverso le scelte cruciali che questo passaggio richiede.

È un romanzo quindi che parla di tematiche giovanili, e soprattutto che si concentra su personaggi di età adolescenziale, solo in alcuni casi universitaria. Non offre soluzioni, né tantomeno pacificazioni finali: quasi tutte le parabole narrative restano aperte.

I giovani protagonisti di Adorazione sono circondati da figure adulte che non sanno dare loro gli strumenti per interpretare le dinamiche sorpassate e patriarcali, dominate da comportamenti sopraffattori e violenti, che regolano i rapporti che il libro descrive; il femminicidio, al centro del romanzo, resta come un vuoto, mai analiticamente descritto e sempre nominato.

Lo stile di Urciuolo è dialogico e scorrevole, come a seguire la rapidità improvvisa dei cambi di focalizzazione e punto di vista che muovono le pagine; certo è stato influenzato dall’esperienza di sceneggiatura dell’autrice. Eppure, nonostante il forte provincialismo che permea la vicenda, mancano connotazioni locali e giovanilismi che non avrebbero certo sorpreso – dato, oltretutto, l’ampio inserimento di conversazioni Whatsapp. Vi è l’urgenza di comunicare, di ‘farsi sentire’ nel clima oppressivo che avvolge i personaggi; al contempo, non sono rari i momenti nel testo in cui tale urgenza cede il passo a una difficoltà di espressione, specchio dell’incapacità di comprendere appieno sia gli eventi terribili, sia quelli meno tragici, ma ugualmente importanti, che caratterizzano l’adolescenza.

Urciuolo si avvale di una lingua ‘ripulita’ e standardizzata, quasi spiazzante di fronte a un mondo di cui immaginiamo – e ricordiamo – codici comunicativi completamente diversi: non si nota differenza tra la lingua del narratore e quella dei giovani personaggi. L’operazione dell’autrice mira a trovare un terreno comune – il linguaggio, appunto – tra una generazione abbastanza giovane da non essere straniata dalla distanza anagrafica dei personaggi (e magari anche interessata a leggere l’esordio di una delle autrici di SKAM Italia), e una abbastanza matura da valutarne le vicende con occhio critico e distaccato, e questo avviene proprio a partire dal linguaggio.

Ma non solo: le storie dei protagonisti mettono in luce tematiche che in tempi recenti hanno trovato sempre maggiore importanza e che stanno molto a cuore alla generazione di giovani adulti a cui si rivolge il libro: le insicurezze di Diana sul suo corpo e il modo in cui è percepito; l’omosessualità; i residui quotidiani – nei gesti, nelle parole – di una mentalità maschilista; i tentativi, anche maldestri, di uscirne, per i personaggi maschili, e di scapparne, per quelli femminili. Quelle di Urciuolo sono storie di teenager, ma che possono piacere tanto agli adulti, perché sottolineano la persistenza, di cui il pubblico è assai consapevole, di una cultura invecchiata. La provincia di Latina, quindi, diventa rappresentativa di tutta l’Italia provinciale, elemento ulteriormente coerente con la scelta di una lingua standard pressoché priva di varianti regionali e gergali. È proprio in questa dinamica che Adorazione trova la sua riuscita: da un lato, mancano ai personaggi le parole per prendere atto consapevolmente della loro realtà disfunzionale; dall’altro, a chi legge, sono ben evidenti le storture preoccupanti di questa realtà.

66thand2nd pubblica un libro che sa parlare anche a generazioni diverse e, grazie all’elegante confezionamento editoriale e alla già citata candidatura allo Strega, sulla scia del successo internazionale di altri casi accostabili (Persone normali di Sally Rooney su tutti), porta sul palcoscenico letterario istituzionalmente riconosciuto argomenti profondamente generazionali: come è stato e com’è, oggi o dieci anni fa, diventare adulti.

Punto di forza di Adorazione è la capacità dell’autrice di restituire ai giovani protagonisti la possibilità di esprimere i loro vissuti interiori, difficili da elaborare e apparentemente impossibili da comunicare. L’adolescenza viene descritta da Urciuolo con grande rispetto e sensibilità, senza banalizzazioni né letture psicologistiche, riconsegnandola al lettore nella sua complessità. La natura di esordio si palesa nella volontà di abbracciare un numero di tematiche e di vicende forse eccessivo, che rischia di far smarrire il lettore mentre segue le orme di ciascun personaggio. Eppure, è proprio il variegato ventaglio di personaggi che permette l’adozione di differenti punti di vista e la costruzione di diverse parabole narrative, come quella di Vanessa, Giorgio o Vera, che tentano di uscire dalla gabbia provinciale e dalla ripetizione identica delle stesse dinamiche sociali. Come sottolinea l’aletta, nel romanzo «la morte di Elena assumerà per ognuno un significato diverso» nella loro iniziazione alla vita adulta, in cui «l’amore, la tenerezza e il desiderio si mescolano alla sopraffazione, all’umiliazione e alla vergogna»: ulteriore riprova di come i paratesti e l’apparato editoriale contribuiscano felicemente a veicolare l’identità del libro. In ultimo, la soluzione nient’affatto scontata di lasciare sullo sfondo una tematica ingombrante come quella del femminicidio risulta efficace: ogni singola storia si trova a fare i conti con l’evento, senza però esserne inghiottita. Al centro del libro si crea così un grande vuoto narrativo che il lettore è chiamato a riempire con la consapevolezza, garantita dalla distanza anagrafica, della complessità degli avvenimenti che Adorazione racconta.


A. Urciuolo, Adorazione, Roma, 66thand2nd, 352 pp., € 18.