Il nuovo romanzo di Chuck Palahniuk è ambientato negli Stati uniti, in un tempo che assomiglia all’oggi, mentre la nazione si sta preparando all’ennesima guerra in Medioriente decisa dal Senato. Nelle università i professori predicano teorie sul sistema, collegando azioni militari e rapporti tra i sessi:

Come se fosse in combutta con Brolly, Ms Pettigrove, docente di Elementi di teoria del gender, insegnava che i conflitti, nella misura in cui falciano la popolazione maschile, accrescono il valore sociale dell’uomo. Questo, a sua volta, catalizza una rinascita del patriarcato. Se il maschio scarseggia, le donne impazziscono per chiunque porti dei pantaloni e fanno a gara per accaparrarselo.

Nel frattempo l’opinione pubblica è attratta da un misterioso oggetto diffuso tra la popolazione civile: un tomo nero-blu, Il libro di Talbott – che dà il titolo al romanzo –, in cui si proclama l’avvento di un fantomatico “Giorno dell’Aggiustamento”. Le massime dell’autore, Talbott Reynolds, amplificate dai media, lo fanno sembrare un uomo a metà tra un aspirante dittatore e un guru new-age:

Immagina che Dio non esista, che non ci sia né paradiso né inferno. Ci sono soltanto tuo figlio e suo figlio e il figlio di suo figlio e il mondo che tu lascerai loro […] Accumula cibo e il cibo andrà a male; accumula denaro e marcirai tu; e se si accumula il potere, marcirà la nazione.

Oltre al libro, l’altro elemento che catalizza l’attenzione è una lista su Internet, i “Meno Amati d’America”, che raccoglie giornalisti, politici e professori universitari, i cui nomi devono ricevere almeno tremila voti per rimanere in classifica.

Infine il Giorno dell’Aggiustamento arriva, e altro non è che un’enorme congiura contro l’élite intellettuale, gli stessi nomi sulla lista dei Meno Amati, i cui membri vengono uccisi in tutta la nazione. Questa però è solo la pars destruens, gli omicidi sono il rito da cui nascerà una nuova civiltà: Caucasia, Blacktopia, Gaysia, questi i nomi dei nuovi territori formati dalla divisione degli ex-Stati Uniti. Territori abitati, come il nome suggerisce, rispettivamente ed esclusivamente da bianchi, neri e omosessuali.
L’avvenire però sarà tutt’altro che pacifico e la costruzione dei nuovi stati risentirà sia dello scontro tra nuovi e vecchi proprietari sia delle disparità che inevitabilmente si riprodurranno.

Palahniuk con questo libro si prepara a confermare la sua fama di autore di culto. La sua opera principale infatti, Fight Club, è di certo entrata nella cultura popolare, anche se forse più per l’adattamento di Fincher che non per la quota di effettivi lettori. Gli effetti di questa pubblicità di massa spesso sembrano opposti a quelli desiderati dell’autore, il quale però non ha mancato di ritornare sulla sua opera più famosa sia in alcune tavole del sequel Fight Club 2 sia in questo stesso romanzo:

La democrazia era un’aberrazione destinata a vita breve. Secondo lui, l’America aveva bisogno di una classe dirigente di uomini capaci di prendere il potere come avevano sempre fatto i veri uomini […] Walter a quel punto aveva alzato la testa dalla tastiera.
«Una cosa tipo Fight Club?»
Il suo nuovo vecchio aveva scosso la testa. Aveva domandato «Alludi al romanzo?».
«Quale romanzo?» aveva detto Walter, con le dita pronte sopra la tastiera […] Scuotendo la testa, Talbott aveva borbottato, liquidatorio: «Palahniuk… in tutta la sua opera non parla che di castrazione. Di castrazione e aborto».

Mentre leggevo il romanzo ero molto colpito dall’abilità dell’autore di giocare con il linguaggio politico per creare discorsi allucinati che non potevano certo verificarsi nel mondo reale. Però dopo averlo finito sono passato a Contro la vostra realtà, saggio di Angela Nagel, e ho capito che Palahniuk deve aver fatto ben poco sforzo d’invenzione, poiché è lo stesso presente della politica americana che è andato decisamente oltre ogni criterio di buon senso. Ma andiamo con ordine.

Il saggio di Nagle, giovane autrice già emersa come giornalista per alcune testate americane, ha rappresentato un grande successo di critica, con Slavoj Žižek e George Saunders che si sono spesi in elogi per lei. Il motivo del suo successo risiede nelle qualità della sua ricerca, che coniuga originalità e ricchezza di collegamenti. L’argomento è presto detto: l’ascesa delle sottoculture di internet allo spazio dell’opinione pubblica e l’influenza di queste nuove mentalità sul dibattito politico, con un conseguente rimescolamento delle categorie di pensiero a cui eravamo abituati. Il principale oggetto di studio di Nagle è la cosiddetta Alt-right, che è stata molto indagata con-causa dell’elezione di Donald Trump. Infatti nel comportamento aggressivo del presidente americano è possibile, secondo l’autrice, riscontrare quello stesso impulso di odio verso la “normalità” espresso in forum come 4chan e 8chan, ma anche in social network come Twitter e Facebook:

Il trionfo dei sostenitori di Trump ha rappresentato anche una vittoria nei confronti del tanto detestato mainstream mediatico, oggi inviso a molti elettori medi nonché alle strambe e beffarde sottoculture di Internet che, tanto da destra quanto da sinistra, hanno preso le distanze da esso.  

Ma come hanno fatte queste istanze sotterranee ad arrivare fino in politica? Nagle traccia un percorso che va dalla rivoluzione sessuale del ’68 alle risposte dei neo-con degli anni ’90, per mostrare come il dibattito pubblico si sia radicalizzato e le parti in causa si siano invertite, con la destra diventata trasgressiva e la sinistra conservatrice. Questo processo ha avuto il suo più forte sviluppo negli ultimi anni, quando queste sottoculture, finora rimaste in minoranza, hanno ottenuto visibilità grazie alla collettività della rete e alle azioni di figure che cercano di guadagnare notorietà ponendosene a capo. È in tali personaggi che troviamo il primo collegamento con il romanzo di Palahniuk. Prendiamo ad esempio Milo Yiannapolous, figura su cui Nagle concentra gran parte della sua analisi:

Nel suo podcast, Yiannopolous ha anche detto che andare a messa era quanto di più “punk” si potesse fare e di trovare noioso che i gay fossero accettati come membri della società mainstream. Nella guerra culturale che ha condotto sia online che nei campus, i gay non venivano più considerati quali sintomi del declino della civiltà, […]. Al contrario, Yiannopolous […] ha sostenuto che i gay sono geneticamente destinati a essere i migliori difensori della civiltà occidentale contro il femminismo e l’Islam.

Il tono di questi discorsi è lo stesso con cui nel romanzo Esteban arringa la folla di operai, sostenendo che grandi uomini politici del passato, come Hitler e Malcolm X, fossero gay e che questa loro identità abbia contato molto nella costruzione del loro potere, pur non essendo riconosciuta.
Oppure prendiamo Richard Spencer, le cui parole ricordano i deliri di Charlie e degli altri fondatori di Caucasia:

È stato proprio lui a coniare il termine alt-right e a diffondere nella destra trumpiana la metafora della “pillola rossa”. Spencer ha dichiarato che “una razza è qualcosa a metà strada tra una stirpe e una specie vera e propria” e ritiene che gli americani non bianchi dovrebbero lasciare il Paese, in quella che chiama una “pulizia etnica pacifica”.

All’interno della Alt Right le posizioni sono eterogenee, ma ciò che ha compattato le varie frange del movimento è stata l’opposizione ad una cultura di sinistra cresciuta altrettanto rigidamente ma in senso opposto, cultura che Nagle definisce come “liberalismo di Tumblr”.
Infatti, mentre su 4chan si affermava il razzismo e il maschilismo, su altri spazi online e off-line si consolidava una mentalità altrettanto rigida, anche se apparentemente ispirata a principi di uguaglianza. Nel descrivere questo processo Nagle dimostra un’onestà intellettuale ammirevole, perché, pur dichiarandosi femminista, non esita a riconoscere gli errori della sinistra e del femminismo che hanno portato a nascondere dietro un “culto della sofferenza”, censure e violenze pari a quelle venute da destra, creando una:

cultura della fragilità e del vittimismo, una violenza fatta di attacchi di gruppo, umiliazioni collettive e tentativi di distruggere la reputazione e le vite degli altri nel proprio stesso contesto politico, cultura in seguito denominata del “bullo piangente”.

Gli esempi di queste violenze si trovano negli innumerevoli episodi nei campus universitari, dove la libertà di parola e di pensiero è stata gradualmente osteggiata in nome della difesa di presunte sensibilità identitarie. Si sono viste quindi manifestazioni di censura in conferenze tra intellettuali di sinistra, con comportamenti che finora erano stati tipici solo dell’estrema destra.
Anche questo aspetto è ben presente in Palahniuk, che mostra i professori universitari totalmente avulsi dalla realtà economico-sociale che li circonda, immersi solo negli studi di genere.

Ciò che davvero preoccupa di questi scontri però non è tanto l’inversione di valori tra destra e sinistra, ma la possibilità che le guerre culturali hanno di trasformarsi in scontri reali, come Nagle stessa prefigura nell’ultimo capitolo del libro, intitolato appunto Le guerre culturali escono dal web:

Le guerre culturali combattute sul web negli ultimi anni sono diventate orrende, molto più di quanto avremmo mai potuto immaginare, e non si vede all’orizzonte una via d’uscita semplice. Tutto d’un tratto sembrano lontanissimi i giorni dell’utopia, della rivoluzione digitale senza leader di Internet, quando i progressisti si rallegravano che “il disgusto” fosse “diventato un network” e fosse esploso nella vita reale. Ora ci si augura semmai che il web possa contenere, e non favorire, ulteriori sviluppi della politica reazionaria e disumanizzante che lì è nata e che oggi, fatto inimmaginabile fino a pochi anni fa, si avvicina minacciosamente al mainstream.

Cosa succederà adesso non lo sa nessuno, ma la speranza è che le parti in causa tornino ad un livello di ragionevolezza, o il mondo che ci aspetta potrebbe non essere molto diverso da quello immaginato da Chuck Palahniuk.


 

talbottChuck Palahniuk, Il libro di Talbott, Mondadori, Milano 2019, 389 pp. 20,00€

 

 

 

nagleAngela Nagle, Contro la vostra realtà. Come l’estremismo del web è diventato mainstream, Luiss University Press, Roma 2018, 176 pp. 14,00€