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Per Amelia Rosselli: “Tutti gli appuntamenti mancati” di Alice Zanotti

Damiano SinfonicodiDamiano Sinfonico
14 Aprile 2021
in Letterature
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Per Amelia Rosselli: “Tutti gli appuntamenti mancati” di Alice Zanotti

Tutti gli appuntamenti mancati. Un ritratto immaginario di Amelia Rosselli di Alice Zanotti – esordiente, nata nel 1985 a Bologna ma ora trapiantata a Torino – arriva in libreria nel catalogo Bompiani a poca distanza dal gemello Miss Rosselli di Renzo Paris (Neri Pozza, 2020), a sua volta imparentato con alcune pagine di Sogni e favole di Emanuele Trevi (Ponte alle Grazie, 2018). Questa improvviso interesse biografico, forse risvegliato anche su impulso del ventennale della morte, caduto cinque anni fa, non può che giovare alla fama di questa grande poetessa, l’unica donna inserita da Mengaldo nella sua antologia del 1978 (unicità per fortuna oggi impensabile).

La poesia di Amelia Rosselli, scandita, per citare i titoli principali, da Variazioni belliche (Garzanti, 1964), Serie ospedaliera (Il Saggiatore, 1969) e Documento (Garzanti, 1976), rappresenta uno dei risultati più infiammati del Novecento, ma è anche una scrittura slegata da eventi esteriori, se non per intermittenti rapporti criptici. La sua vita sembra solo una tangente rispetto alla sua opera, e la conoscenza della prima può a malapena illuminare la soglia della seconda. Ma spiccano due momenti fatali: quando lei ha solo sette anni, nel 1937, suo padre Carlo e suo zio Nello, noti antifascisti, espatriati in Francia dopo la fuga da Lipari dove il regime li aveva confinati, vengono assassinati dai cagoulards (gli incappucciati), estremisti francesi di destra; nel 1996, quando di anni ne ha sessantasei, la Rosselli si lancia dalla finestra di casa sua, in via del Corallo a Roma. Se il primo evento ha lasciato un’impronta traumatica, manifestatasi anche attraverso patologie psichiche e frequenti ricoveri, il secondo funge per gli studiosi da punto di fuga.

Proprio da questo gesto finale comincia Alice Zanotti, che alla biografia preferisce la forma del ritratto immaginario, come recita il sottotitolo: lo sguardo si rivolge alla psiche e alle posture della protagonista disincagliandola da una trama ma seguendola nella sua evoluzione, con una certa libertà per gli anni meno documentati. All’infanzia e alla giovinezza sono dedicati circa due terzi del libro: alla vita pubblica della scrittrice viene quindi preferito il periodo più intimo e antico. Come spiega l’autrice nella Nota al testo: “Sono partita dalla realtà per andare da un’altra parte, in un luogo che fosse nostro. Ho letto e scritto scegliendo tra gli episodi della sua biografia e inventandone altri”. Il risultato è un ibrido che chiede di essere letto in quanto ritratto di Amelia Rosselli ma che si prende la libertà di assomigliare a un romanzo.

La costruzioneè frammentaria, affidata a una serie di capitoli brevi, raccolti in tre sezioni: Melina, ovvero l’infanzia e prima giovinezza, in cui la protagonista viene chiamata con il diminutivo affettuoso; Marion, quando la giovane Rosselli adotta il nome della madre scomparsa; Amelia, a partire dalle prime pubblicazioni, ovvero dagli anni sessanta. Il filo narrativo è molto tenue, si tratta di tanti quadri giustapposti, più o meno collegati fra loro. Questa scelta a bassa tensione punta sulla qualità della singola pagina più che sull’architettura complessiva, ossia il lettore viene irretito in certi arabeschi dentro la psiche della Rosselli più che invitato a scorrere il filo di una storia.

Le parti più riuscite sono quelle dedicate all’infanzia e all’adolescenza, quando il mondo dell’autrice inizia a prendere forma, tra plurilinguismo, passione per la musica e prime letture. In una scena vediamo la piccola Amelia giocare con le parole attraversando le diverse lingue in cui è cresciuta (“La bambina, Un parapluie fermé, un parapioggia chiuso, e la madre la corregge, dice, in italiano si chiama ombrello, e Melina risponde come se non l’avesse sentita, Vedo un uomo dietro il pioppo. Je vois un homme derrière le peuplier, behind the poplar. Peuplier parapluie, insiste Melina, il pioppo parapioggia”), altrove la vediamo quattordicenne esercitarsi su un pianoforte e associare la musica alle parole in lingue e con sensazioni diverse (“Il mio suono è quello dell’onda, dice ora pianissimo. […] Che suono dolce ha la parola onda in tutte e tre le mie lingue, pensa Melina, in francese sembra che niente possa trattenerla…”).

Per dare voce a una sensibilità così acuta, la lingua si carica di immagini e affondi lirici, a volte troppo vellutati (per esempio l’ictus della madre: “Succede all’improvviso: a Melina sembra di percepire nell’aria un sibilo come un’onda fulminea, ghiacciata, una folata di inverno…”; o il ritorno a Firenze dopo la guerra: “Sono rifugiati anche loro. E dormono, come in un incantesimo”). Questa ebbrezza figurativa si smorza nell’ultima parte del libro, che, indebolita anche da una narrazione a singhiozzo (gli anni della maturità e del riconoscimento sono affrontati attraverso brevi flash), risulta meno convincente.

I riferimenti alla poesia invece sono pochi, distribuiti equamente tra i primi scritti e le raccolte maggiori. Zanotti non rincorre l’esegesi dei versi attraverso la biografia, ma li inserisce nel corpo della sua scrittura, avvisando il lettore nella nota finale. Non c’è distanza tra la studiosa e la protagonista: una avvolge l’altra, in un processo di appropriazione e fusione, quasi di rispecchiamento.

Alla lettura si accompagna però una certa insoddisfazione, la sensazione che questo sforzo di trecento pagine non apra nuove conoscenze su Amelia Rosselli né sulla sua poesia. Non ci troviamo davanti a una biografia ancillare rispetto all’approfondimento critico, ma davanti a una biografia fine a se stessa e trasformata in opera letteraria. Per questa ambiguità risulta difficile sia godere di Tutti gli appuntamenti mancati come di un romanzo, sia apprezzarlo come uno studio. E anche se ci può sembrare di avere incontrato Amelia Rosselli, la sua poesia resta comunque da un’altra parte. In maniera provocatoria si potrebbe ricordare la domanda con cui si chiudeva un racconto di Nabokov e che ci interroga sull’esperienza della scrittura: “Non potrebbe essere che […] ella intendesse scomparire dentro la propria arte, svanire dentro i propri versi, lasciando perciò di se stessa, della sua persona nebulosa, nient’altro che poesia?”.


A. Zanotti, Tutti gli appuntamenti mancati. Un ritratto immaginario di Amelia Rosselli, Bompiani, Firenze-Milano, 2021, pp. 352, € 18.

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Tags: Alice ZanottiAmelia RossellibiofictionBompianipoesia
Damiano Sinfonico

Damiano Sinfonico

Damiano Sinfonico (Genova, 1987), dottore di ricerca in letteratura italiana, è stato docente di italiano all’Università di Granada e attualmente insegna in un liceo. Ha pubblicato due libri di poesia: Storie (prefazione di Massimo Gezzi, L’arcolaio, 2015) e Lingualuce (L’arcolaio, 2017). Suoi testi si possono leggere in diverse pubblicazioni, tra cui i siti “Le parole e le cose”, “Nazione Indiana”, “Nuovi Argomenti”, “Interno Poesia”, “Poetarum Silva”, “Parco Poesia”. È redattore di “Nuova Corrente”.

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