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Home Interviste

Renzo, Lucia e io – Intervista a Marcello Fois

Matilde QuartidiMatilde Quarti
14 Settembre 2018
in Interviste, Letterature
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Si parla poco dei Promessi sposi, fuori dalle aule scolastiche e universitarie. E di certo non se ne parla in un modo che potremmo definire “pop”, raccontando il romanzo nelle sue sfaccettature più imprevedibili, esaltando le ricerche linguistiche di Manzoni, riportandolo alla nostra esperienza quotidiana. Per questo motivo l’impresa di Marcello Fois ha dello straordinario: Renzo, Lucia e io (non a caso pubblicato dalla casa editrice torinese Add nella collana Incendi, brevi monografie che raccontano le grandi passioni dei loro autori) è un agile saggio sul capolavoro manzoniano, scritto con l’intento dichiarato di far rinascere un interesse genuino per la grande opera manzoniana. Fois ha scelto un impianto manualistico, in cui collega I promessi sposi alle cose che conosciamo meglio: film, quadri, fumetti, portando alla luce le infinite connessioni che ci legano al romanzo artefice della lingua che tutti i giorni parliamo e leggiamo. Una narrazione svelta, quella di Fois, che lancia al lettore una suggestione per passare subito dopo alla successiva, ma che sa per contro approfondire laddove necessario, fermarsi su di una questione per illuminarla in modo semplice. Un esempio, forse il più interessante tra le tante suggestioni: Fois rilegge il personaggio di Lucia in un’ottica dichiaratamente femminista, incredibilmente moderna eppure perfettamente aderente al racconto manzoniano. Una riflessione originale capace con ogni probabilità di catturare l’attenzione dei lettori più giovani, a cui è idealmente destinato questo testo. Il tentativo di Fois è dunque quello di mantenere intatta l’autorevolezza del romanzo, comunicandone i contenuti in modo immediato ma senza per questo far scadere la riflessione su contenuti semplicistici o banali.
Ho incontrato l’autore, per approfondire il suo approccio alla lettura dei Promessi sposi.

I promessi sposi ha l’ingrata nomea di romanzo “noioso”, forse anche perché nei ricordi di chi ne parla viene legato al periodo scolastico. In realtà in Renzo, Lucia e io sveli la moltitudine di collegamenti tra il romanzo e altri elementi della nostra storia, della nostra cultura e addirittura del nostro presente. Come si possono legare i Promessi sposi, ma anche i classici in generale, all’attualità?

Spiegando ai ragazzi che i classici li riguardano in prima persona: si chiamano così proprio perché continuano a suscitare interesse nonostante lo scorrere del tempo. Giulietta e Romeo hanno la stessa età degli studenti che leggono la loro storia, Renzo e Lucia hanno rispettivamente diciannove e sedici anni, hanno esattamente gli stessi impulsi, gli stessi problemi, e le stesse passioni dei ragazzi contemporanei: questa semplice rivelazione fa già molto. Penso, in ogni caso, che i Promessi sposi sia un libro essenziale e che, come per tutte le cose fondamentali, il dato di piacevolezza non sia obbligatorio. È come uno status, una tappa che è necessario attraversare per poi raggiungere una fase ulteriore.

Nel tuo saggio viene fatto un parallelismo tra il linguaggio utilizzato nei Promessi sposi e frasi che usiamo nella nostra vita quotidiana, a testimonianza di come il romanzo sia ancora profondamente legato al vissuto del nostro paese. Ci sono modi di dire che un ragazzo italiano sente prima dai propri parenti che da Alessandro Manzoni, che incontra solo successivamente a scuola. Insomma, si familiarizza con alcuni elementi dei Promessi sposi prima ancora di approcciare il testo e leggendolo in un certo senso “si torna a casa”, accedendo a una dimensione infantile e antica.

Esattamente, un classico è un libro che ti riporta a casa, riconferma delle cose già precedentemente apprese e ti spiega il motivo per cui le conosci. I classici producono linguaggio, producono punti di vista, per cui immergendosi in questo patrimonio si fanno delle riscoperte, ma in realtà sono sempre i classici che, per altre vie, le hanno portate fino a te. Nel libro, scrivo che il rapporto tra i vari classici non è da intendersi come una catena (come linearmente si potrebbe pensare), bensì come una spirale, una sorta di Dna. La spirale mostra come cose apparentemente distanti, improvvisamente, illuminino insieme delle situazioni: basti pensare al mito della peste, dal De rerum natura a Camus.

Quindi sarebbe corretto estendere il discorso sui Promessi sposi ai classici in generale? Per esempio, quello che noi ritroviamo nel romanzo di Manzoni un francese lo può rintracciare leggendo I miserabili?

Forse un francese leggendo i Miserabili trova meno elementi rispetto a quelli che noi possiamo rintracciare leggendo i Promessi sposi. Perché i Promessi sposi sono il risultato di una sorta di “sondaggio europeo”, mentre i Miserabili sono il punto di arrivo di una letteratura già consolidata. In Italia, prima di Manzoni non esisteva una letteratura nazionale: sotto certi aspetti siamo penalizzati dall’essere arrivati ultimi; sotto altri, invece, essere ultimi ci ha favorito. Questo perché Manzoni per raggiungere la forma definitiva del suo romanzo ha studiato gli inglesi, ha studiato i francesi, ha studiato gli spagnoli, e ha inserito tutto quello che ha imparato in questo prodotto, che poi, di fatto, è diventato italiano sotto tutti i punti di vista. Alla fin fine gli italiani stessi sono un’incredibile miscela di culture, e anche il mondo della letteratura è molto più mescidato di quanto si pensi.

È molto interessante il ribaltamento che fai del personaggio di Lucia in un’ottica femminista. 

Lucia è uno dei personaggi del romanzo considerati con più retorica. In Renzo, Lucia e io ho voluto inserire solo un’unica, lunga, citazione del romanzo, che è il finale, perché nella conclusione mi sembra risulti evidente quanto tutta la lettura che è stata fatta di Lucia negli anni sia in realtà estremamente “pilotata”. È una lettura volta a insegnare la virtù alle ragazzine, ma la virtù di Lucia in realtà è di altra specie: riguarda la libertà decisionale sul proprio corpo, che è una cosa molto importante.

Non si tratta insomma di castità ma di autodeterminazione.

Certamente. E bisogna ricordarsi che il primo a insidiare la castità di Lucia è proprio Renzo Tramaglino, non Don Rodrigo e non l’Innominato. Renzo arriva addirittura a rinfacciarlo a Lucia, dice: «Non v’ho io pregata, e pregata, e pregata? E voi no! No!». Non ci vuole molto per capire cosa vuole Renzo: ha diciannove anni. Lei semplicemente gli risponde ok, ma dopo. Lucia è assolutamente padrona di sé, fino alla fine, quando Renzo fa il gradasso raccontando le sue avventure e Manzoni – che interviene come narratore – scrive parlando di Lucia: «Disse un giorno al suo moralista». Manzoni qui prende una posizione: Lucia risponde a Renzo che, per evitare i guai, l’unico modo sarebbe stato cedere alle pressioni esterne, mentre lei ha scelto di tenere fede all’impegno che si era data sul suo corpo. Se non lo avesse fatto si sarebbe trasformata nella Monaca di Monza, il suo alter ego. Perché Manzoni ragiona sempre per coppie di personaggi, mai per personaggi singoli.

Gli altri libri della collana Incendi hanno un approccio all’argomento scelto per certi versi più diretto. Invece Renzo, Lucia e io non racconta direttamente i Promessi sposi, ma ne parla attraverso le loro relazioni con una serie di altri elementi culturali. 

Io ho una formazione accademica: sono un allievo di Ezio Raimondi, che ha scritto il più grande libro sui Promessi sposi, Il romanzo senza idillio. Penso che chi volesse leggere quel tipo di interpretazioni dei Promessi sposi avrebbe una bibliografia infinita, quello che a me interessava, invece, era far sì che un ragazzo di oggi, aprendo questo mio manuale veloce da leggere, scoprisse cosa c’è del suo tempo, della sua cultura, dentro questo romanzo.

Quindi Renzo, Lucia e io si rivolge principalmente ai giovani?

Sì, direi che dal mio punto di vista è rivolto quasi esclusivamente ai giovani. Ed è rivolto anche agli insegnanti, perché io credo che nel nostro paese ci sia un bisogno estremo di “scuole di entusiasmo” per i professori. A me l’insegnamento genera grande entusiasmo: ho urgenza e fretta di provare a trasmettere il sapere. È capitato che alla fine di alcune presentazioni di questo libro, qualcuno mi dicesse: “Sa che non vedo l’ora di tornare a casa e rileggermi i Promessi sposi?”. A me basta che una sola persona abbia questa reazione e vuol dire che il mio lavoro è andato a buon fine.


fois-marcello-promessi-sposi


Marcello Fois
, Renzo, Lucia e io,
Add 2018, pp. 144, 13 €.

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Tags: Addincendimarcello fois
Matilde Quarti

Matilde Quarti

Matilde Quarti è nata nel 1987 a Milano, dove vive e lavora. Scrive di letteratura e cultura per Panorama.it, Il Libraio, Club Milano e altre riviste. Le piacciono i classici, l'est Europa, e le vecchie storie della ligera.

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