La Balena Bianca
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
La Balena Bianca
No Result
View All Result
Home Cinema

Umanità al bivio: Deux Jours, une nuit dei fratelli Dardenne

Niccolo PetruzzellidiNiccolo Petruzzelli
6 Luglio 2014
in Cinema
1
Umanità al bivio: Deux Jours, une nuit dei fratelli Dardenne

Nonostante i protagonisti siano spesso gli ultimi, i poveri e gli emarginati, quello dei fratelli Dardenne è indubbiamente un cinema morale, prima che sociale. Attenzione: morale, non moralista, e tra i due aggettivi c’è un oceano di differenza. In tutti i loro film infatti troviamo personaggi posti di fronte a un bivio, a scelte da compiere, a conseguenze pensantissime da pagare in nome di un codice etico tanto laico quanto superiore: quello dell’umanità. Ne La promessa, ad esempio, il giovane Igor passa le giornate ad aiutare il padre, il quale fornisce lavoro in nero a disperati e immigrati clandestini. Quando uno di questi muore cadendo da un ponteggio, Igor, che aveva promesso all’operaio che si sarebbe occupato della sua famiglia, dovrà forzatamente decidere da che parte stare. Ne L’enfant, il protagonista Bruno deve porre rimedio alla scellerata scelta di aver venduto il figlioletto a un losco figuro che traffica nell’adozione clandestina: tutto il film è un suo percorso di redenzione e crescita (è proprio lui il bambino del titolo), culminante in un finale fortissimo. Anche il loro ultimo film, in concorso a Cannes, tocca le stesse corde.  La storia di Deux jours, une nuit è semplicissima: l’operaia Sandra (interpretata da Marion Cotillard, intensissima), rischia di venire licenziata per permettere al capo di fornire un bonus allo stipendio dei suoi colleghi, i quali dovranno decidere con una votazione se sceglieranno l’aumento o la sua permanenza al lavoro. Sandra ha così un weekend di tempo (i due giorni e una notte del titolo) per contattare i colleghi e tentare di convincerli a rinunciare al bonus e a votare per lei. Non sarà sola: non le mancherà il supporto (materiale ma soprattutto morale) del marito, oltre che l’aiuto di una collega combattiva e di nuovi, insperati alleati. I fratelli belgi mettono in scena questa storia attraverso il loro stile sobrio e asciutto: la macchina da presa, mobilissima, pedina Sandra nel suo peregrinare, soffermandosi sul suo volto quel tanto necessario per farci comprendere il suo stato d’animo e le sue emozioni del momento. Stesso ruolo ha la musica: se come (quasi) sempre i registi rinunciano alla colonna sonora extradiegetica, non manca quella appartenente al piano della narrazione. Le canzoni che ascoltano i protagonisti hanno lo scopo di sottolineare un sentimento, un umore, un’atmosfera. Si tratta di una scelta stilistica già adottata in passato, come ad esempio ne La promessa: la sequenza in cui padre e figlio cantano insieme al karaoke ha lo scopo di mostrare il forte legame tra di loro, rendendo ancora più grande e difficile la decisione che dovrà prendere successivamente Igor. Allo stesso modo, in Deux jours, une nuit, la sequenza in cui Sandra e il marito ascoltano La nuit n’en finit plus di Petula Clark ha un fortissimo valore metaforico ed emozionale. Il film è il viaggio di una persona all’interno delle contraddizioni dell’animo umano, nel quale nuotano egoismo, pietà, amicizia, disperazione, solidarietà. In due giorni Sandra sperimenta sulla propria pelle tutta la gamma delle reazioni dei colleghi, persone umili costrette a una scelta difficilissima, e il suo stupore e la sua angoscia è anche quello di noi spettatori. Sì, perché raramente i Dardenne erano riusciti a creare nello spettatore un coinvolgimento emotivo così forte, stabilendo con la protagonista del film un rapporto empatico profondissimo. Insieme a lei ci imbarchiamo in un saliscendi continuo dove la speranza si alterna continuamente alla disperazione, a seconda delle risposte che i colleghi danno a Sandra: chi si schiera dalla sua parte, chi le oppone un rifiuto, chi reagisce con vergogna, chi con stizza o addirittura violenza. E pian piano scopriamo sempre più dettagli della vicenda: che Sandra è reduce da un periodo di depressione, che forse non è più all’altezza del lavoro, che in sua assenza i suoi colleghi se la sono cavata anche senza di lei. Non siamo quindi in un film di Hollywood; non ci sono buoni e cattivi, e non esistono verità manifeste. Tranne una: che la solidarietà umana non ha prezzo ed è quella che ci rende degni di vivere, col sorriso sulle labbra.

È questo che i Dardenne ci vogliono dire, ed è questo il significato del finale. Quando iniziano a scorrere i titoli di coda cominciamo a capire che quanto a cui abbiamo assistito non era soltanto una strenua battaglia per il diritto al lavoro, ma che forse in palio c’era qualcosa di immensamente più grande: un riscatto possibile non certo grazie a un soddisfacimento economico, ma attraverso la riscoperta della fiducia negli esseri umani e del proprio rigore morale.

Deux jours, une nuit (Belgio / Francia / Italia 2014, drammatico 95′) di Jean-Pierre e Luc Dardenne con Marion Cotillard, Olivier Gourmet, Catherine Salée, Fabrizio Rongione, Christelle

Scarica articolo in PDF
Tags: CannesFratelli DardennelavoroMarion Cotillard
Niccolo Petruzzelli

Niccolo Petruzzelli

Post Correlati

Fenomenologia della solitudine contemporanea: Rental Family di Hikari

Fenomenologia della solitudine contemporanea: Rental Family di Hikari

diEmiliano Zappalà
8 Aprile 2026
0

Dalla regista giapponese Mitsuyo Miyazaki, una critica impietosa (ma non priva di speranza) dell’individualismo della società contemporanea.

recensione_film_berlinale_rosebush_pruning

Berlinale 2026: dal vincitore Yellow Letters, a Charli XCX e la delusione Rosebush Pruning

diMassimo Cotugno
25 Febbraio 2026
0

A Berlino vince film di İlker Çatak, mentre "The Moment" sorprende positivamente

Next Post
La critica nella terra della prosa #2 – Raffaello Palumbo Mosca e Marco Mongelli

La critica nella terra della prosa #2 - Raffaello Palumbo Mosca e Marco Mongelli

Perdersi nell’India di Anita Desai

Perdersi nell’India di Anita Desai

La critica nella terra della prosa #2 – Raffaello Palumbo Mosca e Marco Mongelli

La critica nella terra della prosa #3 – Sonia Caporossi e Fabio Donalisio

Comments 1

  1. richardchance84 says:
    12 anni ago

    Per capire veramente un film del genere bisogna aver vissuto sulla propria pelle lo stesso tipo di esperienze.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CATEGORIE

  • Blastare
  • Cinema
  • Da Zero a Dieci
  • DIDOc
  • Dieci per Dieci
  • Fumetti
  • Fuori dagli schemi
  • Interviste
  • L'occhio della madre
  • La baleRa bianca
  • Le storie
  • Letterature
  • Mappe
  • Naufragi
  • Nella pancia del vino
  • Plancton
  • Poesia
  • Premio Bergamo
  • Senza categoria
  • Senza impegno
  • Visit Palestine

IN EVIDENZA

La Balena consiglia: prosa croccante per la vostra estate
Letterature

La Balena consiglia: prosa croccante per la vostra estate

19 Luglio 2024
#botta&risposta: la deriva analogica di Del Giudice
Poesia

#botta&risposta: la deriva analogica di Del Giudice

2 Giugno 2020
La Balena Bianca

La Balena Bianca – rivista di cultura militante
è un progetto dell’Associazione culturale La Balena Bianca.

info@labalenabianca.com

Privacy Policy Cookie Policy

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante

No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante