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Home Poesia

La malinconia “lombarda” di Valentino Ronchi

Marco NicastrodiMarco Nicastro
17 Gennaio 2018
in Poesia
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La malinconia “lombarda” di Valentino Ronchi

Delle volte capita di non riuscire ad articolare in modo preciso dei pensieri su un libro che, a livello emotivo, ci ha invece profondamente coinvolto. Come se, toccando corde molto personali, ci fosse una sorta di ritrosia a descrivere certe impressioni; o forse solo perché quelle impressioni sono così intricate da essere difficilmente dipanabili. Questa è la situazione in cui, più o meno, sono venuto a trovarmi dopo la lettura di Primo e parziale resoconto di una storia d’amore di Valentino Ronchi, edito nel 2017 da Nottetempo.

L’elemento che più colpisce in queste poesie è la capacità dell’autore di evocare ricordi particolarmente significativi per chi appartiene ad una certa generazione (quella nata tra gli anni Ottanta e Novanta): incontri in comitiva in cui si accendono le prime infatuazioni; “fondamentali” partite di calcio con la squadra del quartiere; pomeriggi trascorsi a vedere film in uno sperduto circolo di cinefili, a girovagare per la città, a dividersi incerti fra lo studio e le uscite con gli amici. Il tutto collegato dal fil rouge di un’elegante malinconia per il tempo che passa, per le occasioni colte solo a metà.

Valentino Ronchi rievoca tutto questo con uno stile narrativo in cui è chiara l’inclinazione al poemetto o alla narrazione in versi, tale è la continuità contenutistica che lega i componimenti di molte sezioni. La narrazione scorre grazie ad uno stile linguistico piano, caratterizzato da una punteggiatura ridotta all’osso, una sintassi tipica del parlato (molti gli anacoluti e altre forme colloquiali) e un lessico comune (a parte alcuni francesisimi, a volte un po’ leziosi). Si tratta di elementi che rendono più facile l’approccio al testo da parte del lettore.

Notevole la capacità evocativa dell’autore, cosa che può far riflettere su come sia possibile realizzare quella funzione trascendente della poesia – andare al di là del dato descritto o narrato con pochissime parole – attraverso semplici descrizioni e dialoghi, senza ricorrere ad un innalzamento eccessivo del tono o a un abuso dell’astrazione. Ciò è legato, almeno in parte, alla capacità di centrare quei particolari anche minimi della realtà che sono decisivi per riattivare sensazioni ed emozioni dimenticate: «Gli occhi alla magnolia bionda alla finestra, le spalle | nella giacca di lana cotta» (p. 15); «gli inquilini | impilati nel grande citofono, come un indice | poderoso e ordinato, non privo di una sua grazia.» (p. 20).

Colpisce anche l’efficacia di questo procedimento, dovuta credo ad un particolare equilibrio tra l’inclinazione a descrivere e quella ad accennare, equilibrio che permette all’autore di esporsi nel testo per renderlo credibile e condivisibile, ma mai a tal punto da debordare narcisisticamente in esso. Una poesia realistica quindi, che riprende nei temi e nello stile la lezione della “linea lombarda”, ancorandosi a persone, fatti, oggetti e luoghi riconoscibili (qui di solito Milano e dintorni, ma anche altre città care all’autore). I personaggi poi risultano particolarmente interessanti, tutti descritti con pochi lievi tocchi capaci di coglierne l’essenza e rimandarla viva al lettore: «Mia madre quando ero piccolo con la primavera | covava il tempo alla finestra gli occhi ai primi palazzi […] | ora la guardo poco | la interpello soltanto dal corridoio | per domandarle qualche aoristo | li ricorda tutti con gran precisione | e gli irregolari le danno mezzo sorriso» (p. 37).

Da notare infine la particolare delicatezza delle immagini usate, che ci fanno capire: «Anche a me piace uscire prima del tempo | sentire il freddo dell’inizio del mattino | nelle caviglie, la vita come vento venir su | dai calzoni, dalle strade lavate» (p. 23); «E altro non si fa | che andare avanti e rallentare un attimo talvolta | per segnarsi sul quaderno qualche rigo, qualche traccia» (p. 30);

L’unico difetto veniale del libro, se proprio vogliamo trovarne uno, è la presenza di due sezioni – L’anno dei matrimoni e Marta e la primavera – che, come indicato in una nota interna al libro, includono poesie antecedenti che si integrano meno bene in termini stilistici con il resto dei componimenti (per quanto siano state riviste dall’autore), interrompendo, per fortuna solo per poco, la compattezza qualitativa e strutturale del libro.
Un peccato veniale, come si diceva, che si perdona immediatamente ad un autore giovane ma già maturo.


primo-e-parziale-resoconto-ti-una-storia-damore-d522Valentino Ronchi, Primo e parziale resoconto di una storia d’amore, Nottetempo, 2017, pp. 101, 12€.

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Tags: Nottetempopoesia contemporaneaPrimo e parziale resoconto di una storia d’amoreValentino Ronchi
Marco Nicastro

Marco Nicastro

Marco Nicastro (1979) vive e lavora a Padova. Ha pubblicato alcune raccolte poetiche, tra cui "Trasparenze" (Oedipus, 2013) e "Visioni e introspezioni" (Ladolfi, 2017), le prose d’occasione "Scatti della memoria" (Eretica, 2018), il saggio "Il carattere della psicoanalisi" (Edizioni Psiconline, 2017). Collabora con le riviste di argomento filosofico e psicoanalitico «Tysm», «Psychiatryonline Italia», «Kasparhauser» (di cui è co-redattore) e con le riviste culturali «La Balena Bianca», «Cultweek», «Cultora».

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