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Con la penna e con la spada

Matilde QuartidiMatilde Quarti
8 Aprile 2014
in Letterature
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Con la penna e con la spada

2011, Festival di Hay, all’ombra di un affollato tendone beve il suo bravo bicchiere di vino V.S. Naipaul, poco lontano Paul Theroux bisbiglia all’orecchio di Ian McEwan indicando l’ex amico, che non gli parla da quindici anni. A onor delle cronache Theroux parrebbe reo di aver avuto un’avventuretta con la moglie di Naipaul e McEwan, Maestro Yoda della letteratura americana, Gandalf del postmoderno, capisce che è arrivato il momento di dispensare un po’ di saggezza citazionista: «la vita è troppo breve per portarsi dietro rancori senza fine» decreta, neanche troppo sibillino, a Theroux. È questione di attimi, i due contendenti si avvicinano e c’è chi assicura di aver visto una stretta di mano. Ritorna la pace, McEwan si allontana silenzioso nella nebbia.

Questo, in breve, uno dei venticinque resoconti del fortunato Nemici di penna (2014, Editrice Bibliografica) di Giulio Passerini (che, per correttezza, devo dire essere un amico), pamphlet che riunisce i più succosi – e divertenti – litigi del feroce mondo delle lettere. Gli scontri vedono vivi e morti impegnati a cantarsele di santa ragione, spesso facendo la parte delle suocere inacidite, altre volte, ben più rare, mostrandosi impermeabili agli insulti ricevuti. Troviamo così Tom Wolfe, dandy impenitente e vecchia volpaccia, che definisce i suoi maggiori detrattori «i tre Marmittoni della letteratura» – riferendosi nello specifico niente di meno che a John Irving, Norman Mailer e John Updike –, oppure Paulo Coelho che, impunemente a quanto pare, ritiene l’Ulisse di Joyce «soltanto stile, senza nulla dentro», per arrivare alla testata tirata da Norman Mailer a Gore Vidal nel backstage di uno studio televisivo.

Passerini si muove di aneddoto in aneddoto e di contendente in contendente con tono ironico e dissacrante, prendendosi gioco dei grandi mostri della letteratura in una dimensione quasi affettiva, come si farebbe con un prozio eccentrico. Certo, alcuni racconti risultano più riusciti degli altri, non tanto per colpa dell’autore quanto della materia prima che, inevitabilmente, non può mantenersi costantemente a un livello da Fight Club. Ad esempio, per quanto la scrittrice di romanzi rosa Jennifer Weiner abbia provocato l’omonima – e pluripremiata – Egan in merito a un’esternazione non proprio lusinghiera sulla cosiddetta cichk-lit, la Egan si è scusata più velocemente di quanto non si impieghi a dire “combattimento di galli”, lasciando al lettore assetato di sangue solo un litigio incompiuto. Per fortuna per ogni Egan nasce non dico un Limonov ma almeno un Mark Twain che, limitando la sua aggressività al campo letterario, vorrebbe disseppellire Jane Austen e picchiarla con la sua stessa tibia. Le cronache di trincea sono salve.

L’unico rimprovero che muovo al lavoro Passerini è una questione di gusto personale sulla scelta dell’attacco: il match Capote VS Kerouac con cui ha deciso di aprire le danze è un po’ sottotono rispetto ad altri aneddoti e avrei visto meglio un inizio più scoppiettante, che inserisse subito il lettore nel mood generale del libro. Come la litigata tutta steccate e frecciatine tra Philp Roth e il borbottone per eccellenza: Jonathan Franzen. Se da parte sua Franzen ha diretto «all’eterno favorito nella corsa al Premio Nobel» i canonici insulti prolissi e verbosi a cui ci ha da tempo abituati, la risposta di Roth è stata un tripudio aggressività passiva: in occasione dell’uscita della raccolta di saggi di Franzen Più lontano ancora «sollecitato dall’editore, accettò di scrivere un blurb promozionale per la copertina: “Ci sono circa venti grandi scrittori americani nella generazione successiva alla mia. Il più grande è Jonathan Franzen”». Uno scroscio di applausi e cala il sipario.

Storie di liti a colpi di penna insomma, pettegolezzi dietro le quinte di scrittori e romanzieri che Passerini ha preso per l’orecchio e fatto scendere uno a uno dai loro scranni (come la matrona di Parigi Gertrude Stein, a cui il povero Ezra Pound stava decisamente poco simpatico), inserendoli in una galleria che trasuda umane debolezze e furbissimi divertissements. Potrei andare ancora avanti a raccontare aneddoti, ma rovinerei il piacere di una lettura che strappa davvero non pochi sorrisi e che, si sarà capito, non posso che consigliare.

G. Passerini, Nemici di penna. Insulti e litigi dal mondo dei libri, Editrice Bibliografica, 2014, pp. 94, €9,90

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Tags: Coelhoeditrice bibliograficaFranzengiulio passerininemici di pennaV.S. Naipaul
Matilde Quarti

Matilde Quarti

Matilde Quarti è nata nel 1987 a Milano, dove vive e lavora. Scrive di letteratura e cultura per Panorama.it, Il Libraio, Club Milano e altre riviste. Le piacciono i classici, l'est Europa, e le vecchie storie della ligera.

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