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Home Interviste

La Balena Bianca intervista Simone Sarasso

Frank BassanodiFrank Bassano
27 Giugno 2012
in Interviste, Letterature
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Oggi la Balena Bianca inaugura una nuova rubrica, quella delle interviste. Per l’occasione, un nostro nuovo collaboratore, tale Frank Bassano, ha intervistato lo scrittore Simone Sarasso, in occasione della pubblicazione del suo ultimo romanzo, «Invictus».

simonesarasso

A cura di Frank Bassano

Simone Sarasso, classe 1978, vercellese di nascita ma novarese d’adozione, s’impone al grande pubblico con il romanzo Confine di Stato (Effequ 2006, Marsilio 2007, Mondadori 2009), il primo capitolo di quella che è stata definita ‘La Sporca Trilogia’, ovvero tre romanzi noir che indagano i misteri d’Italia della Prima Repubblica dall’omicidio di Wilma Montesi a Tangentopoli. Il secondo capitolo, Settanta (Marsilio), è del 2009 e il terzo è in fase di stesura. Nel frattempo la sua produzione è sconfinata in altri generi e forme. Del 2009 è United We Stand (Marsilio ed), la prima graphic-net-novel italiana scritta a quattro mani con il fumettista Daniele Rudoni; nel 2010 esce J.A.S.T. (Marsilio ed.), la prima serie tv su carta, in cui all’accoppiata Sarasso-Rudoni si aggiunge la giovane scrittrice Lorenza Ghinelli.

Rizzoli ha appena dato alle stampe Invictus. Costantino l’imperatore guerriero, per la nuova collana Rizzoli Max. A due settimane dall’uscita, il libro è già in ristampa.

Frank Bassano: Simone, raccontaci il passaggio dal noir a sfondo politico a un romanzo sull’imperatore Costantino: com’è avvenuto?

Stefano Sarasso: Si è trattato di un’insieme di coincidenze fortunate: da un po’ di tempo cercavo una nuova prospettiva per la mia indagine decennale sul lato oscuro del potere e l’Impero romano è arrivato al momento giusto a scatenare il mio immaginario. Si pensi poi che l’Impero dell’età di Costantino non è quello dell’età dell’oro d’Augusto: è l’inizio della fine, la starter della decadenza e dello strapotere militare che porterà alla fine dell’Impero d’Occidente. Nel IV secolo il baricentro del potere è sempre più spostato a Oriente.

FB: In Invictus la tua cifra stilistica rimane intatta (virile e non di rado hollywoodiana) ma il lavoro di fino sulla lingua segna una evoluzione importante nel tuo percorso di narratore: come hai operato?

SS: Ho cercato di immaginare come si potessero esprimere dei soldati del IV secolo (più o meno ripuliti, più o meno importanti nei loro sfavillanti abiti imperiali, ma pur sempre soldati) e non mi sono fatto impressionare da tabù e perbenismi. Inoltre ho voluto che ogni espressione, persino la più turpe, avesse un corrispettivo plausibile in lingua latina. Un esempio su tutti: nell’intero romanzo non compare mai la parola “puttana”. Il che, trattandosi di un mio romanzo, è piuttosto strano. La scelta ha precise ragioni etimologiche: il termine “puttana” è medievale. In bocca a un uomo del tempo di Costantino sarebbe stato fuori luogo. Fortunatamente esistono numerosi gustosissimi sinonimi che vi invito a scoprire durante la lettura.

FB: I debiti in termini d’immaginario a film come 300 o Il Gladiatore sono tangibili (in un’intervista hai pure accennato a Ken Shiro…). Puoi approfondire questo aspetto della tua estetica?

SS: L’idea era quella di prendere il meglio dai due mondi che hai appena citato: la plasticità di Snyder per le scene di battaglia e un concentrato di epica hollywoodiana da Ridley Scott. Il tutto unito a tre parti di turpiloquio feroce, una di sesso estremo, due di violenza sanguinaria. Agitato, non mescolato.

FB: Qual è stata la preparazione nell’affrontare un personaggio così complesso evitando l’agiografia di certi testi di riferimento? E quanto spazio ti sei concesso per la licenza poetica?

SS: Nel romanzo c’è pochissimo spazio per la fantasia (mi sono preso piccole libertà solo durante la narrazione delle visioni) e un immenso rispetto delle fonti. Laddove per fonti non intendo semplicemente le agiografie del personaggio come la Vita di Costantino di Eusebio di Cesarea, ma pure la voce dei detrattori dell’Imperatore Santo.

FB: La tua critica al Potere, qui accoppiato alla Religione, continua ed è al suo apice. Quella di Costantino la definisci addirittura «la feroce esistenza». Eppure è impossibile non affezionarsi al «virgulto d’Illiria»…

SS: L’idea che il potere assoluto corrompa assolutamente è applicabile a qualunque periodo storico e latitudine. Costantino, il bastardo destinato a dominare il mondo sotto le insegne dell’Aquila e della Croce, è un fulgido esempio di tale spregiudicata corruzione.

FB: C’è stato un personaggio che ti ha particolarmente coinvolto, affascinato o a cui ti sei più affezionato?

SS: Diocleziano, senza dubbio. Un soldato, un monarca sanguinario e magnifico, un vecchio bastardo. Un autentico eroe di Roma.

FB: Ci puoi anticipare qualcosa del terzo volume della ‘sporca trilogia’?

SS: Sarà ambientato tra il 1981 e il 1994 e avrà come protagonista uno straordinario, ambiguo, meraviglioso personaggio femminile.

S. Sarasso, Invictus. Costantino, l’imperatore guerriero, Milano, Rizzoli, 2012, pp. 587, € 8,80.

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Tags: Confine di StatocorruzioneCostantinoDaniele RudoniDioclezianoFrank BassanoimperatoreInvictusJ.A.S.T.Jack SnyderKen ShiroLorenza GhinelliPotereReligioneRidley ScottRizzoli MaxSettantaSimone SarassoUnited We Stand
Frank Bassano

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