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Home Letterature

Il ruolo dell’agente letterario – Intervista a Roberta Oliva per Adali

Ambrogio ArientidiAmbrogio Arienti
20 Maggio 2020
in Letterature, Plancton
0
associazione agenti letterari italiani

Ad aprile è nata ADALI, l’Associazione degli Agenti Letterari Italiani. In piena pandemia, nel momento in cui le librerie erano chiuse e il mercato librario subiva una flessione impressionante, è nata un’associazione di categoria che mira a tutelare un mestiere di cui spesso non si parla, o di cui perlomeno non si parla ancora abbastanza. Eppure l’agente letterario, professionista che media anzitutto il rapporto tra autore e editore ma svolge diversi altri compiti, è ormai una figura imprescindibile nelle logiche di funzionamento dell’industria editoriale. Ho sfruttato così l’occasione per intervistare Roberta Oliva, agente di esperienza trentennale e segretaria di ADALI, per raccontare da un grado zero cosa significa essere oggi un agente letterario e testimoniare quale ruolo intende assumere l’associazione negli anni a venire.


 

Partiamo con una domanda rompighiaccio, che possa raccontare brevemente la dimensione attuale di questo mestiere. Di cosa si occupa per sommi capi un agente letterario e quante agenzie esistono oggi in Italia?

Un agente letterario segue la carriera di un autore o di un illustratore (più che di una singola opera) dalle primissime fasi di elaborazione, fino alla pubblicazione e oltre, promozioni, vendite ecc.  L’agente è colui che tutela l’autore, esamina i suoi lavori, svolge con lui un primo editing, lo consiglia su come proseguire nella redazione dell’opera e nella impostazione della propria carriera. Certo, uno scrittore già affermato, con un rapporto consolidato con il suo editor non avrà più tanta necessità di essere seguito nelle prime fasi di scrittura dei suoi testi come per le prime opere, ma sicuramente l’agente lo dovrà sempre guidare e consigliare nel suo rapporto con il suo editore e il suo pubblico. Poi ci sono le vendite dei diritti di traduzione, di cessioni per diritti cinema e serie TV e network. Le agenzie attive e che corrispondono alla definizione che ne dà lo statuto di ADALI in Italia sono circa 45/50. Alcune antiche e prestigiose, altre molto più recenti e di diversissime dimensioni, ma ugualmente attive e intraprendenti.

 

L’agente letterario è chiamato anzitutto a rappresentare degli autori. Come si scova un autore di interesse e come si coltiva il rapporto che si ha con lui? E ancora, capita spesso che un autore con già diversi libri alle spalle non abbia una conoscenza precisa del panorama editoriale e che lo si debba in qualche modo istruire, o perlomeno guidare?

Ci sono moltissimi modi per scoprire un autore, dipende molto dall’agente: alcuni preferiscono proporsi a chi ha già avuto un buon successo editoriale, altri cercano tra gli autori auto-pubblicati che hanno ben venduto sulle piattaforme digitali. Io personalmente (e come me altri colleghi) amo molto anche fare scouting, lavorare con i clienti fin dall’inizio: spesso sono gli autori che trovano la mia agenzia e mi propongono una loro opera.  A quel punto, se vedo potenzialità e si instaura la giusta consonanza tra le due parti, parte una nuova avventura. Altre volte sono professionisti dell’editoria che danno qualche suggerimento a un autore e lo indirizzano verso un’agenzia, spesso nel caso di autori con già alcune pubblicazioni al loro attivo, ma che non hanno saputo dare un indirizzo preciso alla propria professionalità autorale.

 

L’agente letterario deve anche badare al rapporto con la persona che sta all’altro capo del filo, l’editore. Come un agente letterario entra in rapporto con una casa editrice e come gestisce questo rapporto?

L’agente deve prima di tutto curare i diritti e gli interessi del proprio cliente/autore, ma deve anche fare in modo che questo avvenga in un rapporto di rispetto e armonia reciproca tra autore ed editore. L’agente essenzialmente deve mediare nel senso migliore del termine. Svolgendo questa professione da oltre 30 anni ritengo di poter offrire agli autori che rappresento il vantaggio di un consolidato rapporto con moltissimi editori italiani e stranieri, allo stesso modo gli editori spesso preferiscono trattare tramite l’intermediazione di un agente, il quale, essendo un professionista, può favorire la nascita e la crescita di un rapporto ordinato e proficuo con ogni nuovo autore.

 

Esiste un percorso di studi privilegiato, o altrimenti un genere di esperienza lavorativa consigliato per diventare agente letterario? A seguito della nascita di ADALI cambierà in qualche modo il percorso di professionalizzazione?

Negli ultimi anni si sono moltiplicati vari master in editoria, ma non esiste alcun percorso codificato, né sono richiesti titoli o criteri formali abilitanti alla professione di agente letterario. Anche per questo si è sentita l’esigenza di mettere ordine creando una associazione professionale, a seguito del proliferare di agenzie di servizi editoriali che offrono anche servizi di rappresentanza. A questo proposito ADALI si propone per chiunque voglia diventare agente letterario come un punto di riferimento, e le agenzie che ne fanno parte rappresenteranno uno standard qualitativo elevato.

 

Leggo che la fondazione di ADALI porta a compimento una serie di riflessioni durate ben due anni. Come è sorta l’idea di istituire un’associazione di categoria?

L’idea è nata da colloqui informali e amichevoli tra colleghi con cui esisteva un rapporto personale cordiale: abbiamo capito che quello che ciascuno di noi in solitudine sentiva da tempo come un’esigenza, ma che era rimasto a lungo solo un auspicio, si sarebbe potuto concretizzare unendo le nostre forze, le nostre competenze, le nostre conoscenze, la nostra voglia di fare. Uniti avremmo potuto relazionarci meglio con tutti gli altri elementi della filiera editoriale nazionale e internazionale e ottenere miglioramenti nell’interesse non solo proprio, ma della intera comunità del libro. Abbiamo così fatto network, contattando ciascuno i colleghi con cui si aveva un pre-esistente rapporto, organizzando riunioni per testare che questa volontà fosse condivisa. Ci siamo divisi i compiti: alcuni di noi hanno provveduto alla redazione di uno statuto e di un codice deontologico e hanno contattato professionisti per farci seguire e consigliare dal punto di vista legale e fiscale. Quando eravamo pronti per l’assemblea decisiva è stato dichiarato il lock down! Ma abbiamo capito che non si poteva più aspettare, che era più che mai essenziale esserci come associazione per contare nel momento più duro per il paese e nella successiva fase di ricostruzione. Con il valido sostegno e la efficiente guida dei nostri consulenti siamo riusciti ad organizzare la costituzione ufficiale di ADALI completamente in modalità remota. E ne siamo molto orgogliosi e soddisfatti.

 

Le agenzie che aderiscono ad ADALI accettano di rispettare un codice deontologico condiviso. Quali sono le sue specifiche, e qual è la sua funzione?

L’intento dello statuto è quello di delineare l’identità professionale dell’agente letterario e il codice deontologico vuole esplicitare e diffondere le regole di base e gli usi non scritti della professione (le «buone pratiche»), fornire quindi un criterio sia nell’esercizio della professione, sia nei rapporti tra colleghi agenti, nonché essere una garanzia di professionalità per gli autori e gli editori in cerca di rappresentanza. Gli agenti associati si impegnano a esercitare la propria professione in modo da proteggere e promuovere la reputazione dell’Associazione stessa e a evitare ogni pratica sleale, nel rispetto degli altri agenti e degli editori, e nel miglior interesse dei propri clienti.

 

Il futuro prossimo chiama a un ripensamento del sistema editoriale, messo a durissima prova dalla pandemia. Cosa prevede che cambierà nel mestiere dell’agente letterario, e in generale nella filiera del libro?

È in corso in questi giorni un dibattito sul futuro del libro, che occupa giornali e media. La pandemia condizionerà le nostre vite fin quando non avremo un vaccino disponibile in tutto il mondo; è una situazione drammaticamente straordinaria che richiede un’innovazione straordinaria, anche nel mondo del libro. Non possiamo rimanere ancorati a metodi e politiche di vendita impostate per un mondo che è cambiato radicalmente e che già da diversi anni ha mostrato che qualcosa non funzionava. La posizione dell’agente è centrale nella filiera del libro, lavoriamo al libro sin dalle sue fasi embrionali o di progetto, e affianchiamo gli scrittori in tutto il processo. Siamo a stretto contatto con tanti diversi editori, possediamo una visione allargata dei limiti e delle potenzialità del sistema-libro. Il nostro interesse, così coincidente con l’interesse dell’autore, ci spinge fortemente a voler innovare alcuni meccanismi che hanno dimostrato ampiamente di non funzionare, o che hanno bisogno di essere ripensati. ADALI, in quanto associazione di categoria, mira a confrontarsi con le altre categorie professionali per elaborare proposte innovative ad orizzonte molto ampio. Non smettiamo di pensare che il mondo del libro ha una grande responsabilità nei confronti della società, e sentiamo questo peso dal nostro punto di vista. Dobbiamo mirare ad avere una popolazione di cittadini più colti, più curiosi e consapevoli.

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Tags: AdaliAgenti letterariAgenzie letterarieeditoriaRoberta Oliva
Ambrogio Arienti

Ambrogio Arienti

Classe 1994, tuttofare editoriale, junior editor per HarperCollins, amante della letteratura italiana contemporanea e ispanoamericana del Novecento, frequentatore intermittente di cinema. Nato sul cemento della bassa Brianza, cresciuto e diventato suo malgrado adulto su quello più solido e verticale di Milano.

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