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Risacche sonore: il segreto dei Grant Lee Buffalo

Riccardo FumagallidiRiccardo Fumagalli
28 Febbraio 2017
in La baleRa bianca
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Risacche sonore: il segreto dei Grant Lee Buffalo

I Grant Lee Buffalo non me li spiego. Non c’è una loro descrizione che riesca a stuzzicare la mia fantasia eppure è tra quei gruppi che mi porterei su un’isola deserta se un giorno riuscissi a coronare questo sogno. Fortunatamente l’amico che mi passò i loro CD me li descrisse semplicemente così: “sono il segreto meglio custodito degli anni ‘90”. E come si conviene ad ogni buon segreto ho deciso di condividerlo su internet.

I GLB nascono a Los Angeles nel 1991 – l’anno in cui Nevermind arriva a dar vita ad un nuovo decennio – e si inseriscono subito nel circuito Americana, un genere che attinge dalle diverse tradizioni musicali statunitensi. Il loro suono è però molto eclettico e fa fatica ad adeguarsi pacificamente alla definizione di genere, le loro influenze si sentono ma menzionarle sarebbe parziale e fuorviante.

Si può dire che il loro problema sia stato un eccessivo tempismo: da un lato arrivano in un periodo roseo per la musica, la tempesta perfetta, un’epoca in cui novità e sperimentazione sono all’ordine del giorno, in cui si possono assorbire nuove ispirazioni e modificare la propria rotta sonora ogni settimana. Ma in tutto questo trambusto è anche difficile far sentire la propria voce. I GLB sono come quell’amico timido e modesto in una compagnia piena di personaggi esuberanti e carismatici, o misteriosamente tenebrosi, che monopolizzano l’attenzione di tutti.

E così, mentre da Seattle risuonava il grunge dei Nirvana e Pearl Jam, da New York partiva la rivoluzione del crossover tra rock e hip-hop promosso dai Beastie Boys, e dal Regno Unito partiva l’inesorabile invasion del brit pop, nessuno si accorgeva dei GLB. Forse perché c’era troppo rumore, o perché eravamo troppo giovani? Poco importa, perché nonostante tutto la loro musica è arrivata fino ad ora e sembra anzi che resista alla prova del tempo molto meglio di certi famosi contemporanei.
L’etichetta di best kept secret, viene spesso usata con leggerezza, magari per far colpo su qualcuno, ma raramente è così calzante come in questo caso. L’eredità musicale dei Grant Lee Buffalo si può circoscrivere ai loro primi due album, una doppietta micidiale rilasciata in due anni consecutivi.

Fuzzy (1993)

Un titolo breve, una copertina minimale, un disco semplice. Ma di quella semplicità disarmante, che mette a nudo il talento della band e, soprattutto del compositore, che interpreta i suoi pezzi con una passione non comune. Michael Stipe, il cantante dei R.E.M., nominò Fuzzy come il migliore album del 1993 ma purtroppo in quell’anno tutti erano girati verso Seattle e si sono lasciati sfuggire questa chicca. Un disco appassionato, con testi suggestivi e spesso molto incazzati, da ascoltare ad occhi chiusi immaginandosi di assistere alla band che suona in un salone da ballo decorato con bassorilievi ed elaborati lampadari, e con un drappo di velluto rosso dietro al palco.

Mighty Joe Moon (1994)

In questo due album si trova di tutto, potentissimi pezzi rock da suonare a tutto volume in macchina fino a ballate sussurrate da ascoltare in solitudine per meditare e assecondare un cuore infranto. La scaletta dimostra che questa band, meglio di molti altri, sa giocare con i registri, a partire dalle distorsioni dell’apripista Lone Star Song, per arrivare all’atmosfera rarefatta e strappalacrime di Happiness. Una varietà notevole, sia nella paletta sonora che nell’inventiva degli arrangiamenti, che deve aver richiesto parecchio lavoro a questo trio.

La carriera dei GLB è poi continuata e conclusa con altri due dischi, Copperopolis e Jubilee. Se vi sono piaciuti i primi due vale la pena di ascoltarli nonostante la band risulti quasi stanca, forse troppo schiacciati fra le delusioni commerciali e le aspettative dell’etichetta discografica.
Dopo lo scioglimento del gruppo Grant-Lee Philips si imbarcò in una carriera da solista tuttora attiva, molto in linea con i primi due album del gruppo. Mi è anche capitato di vederlo in concerto, in un salone da ballo decorato con bassorilievi ed elaborati lampadari, e con un drappo di velluto rosso dietro al palco. Un artista eccezionale che ha dato l’anima ai pochi ma appassionati spettatori, inclusi alcuni classici dei GLB.

Per i più curiosi segnalo anche i Shiva Burlesque, che hanno rilasciato due dischi verso la fine degli anni 80 prima di cambiare nome e diventare i Grant Lee Buffalo.

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Tags: Grant Lee BuffaloR.E.M.REM
Riccardo Fumagalli

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