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La Forza e il Lato Oscuro: JJ Abrams vs Christopher Nolan

A Hollywood sono a corto di idee. Gli sceneggiatori saccheggiano biblioteche e librerie, alla ricerca di una storia decente, fosse anche una rivisitazione dark di Pinocchio, i registi riguardano malinconici i loro vecchi film e progettano un piano quinquennale di remake, i produttori chiedono alla Marvel se sia rimasto ancora qualche supereroe da buttare nella mischia. In questo desolante scenario, la speranza è riposta interamente in due cineasti ancora capaci di imporre la proprie idee e generare una genuina attesa tra gli spettatori di tutto il mondo: JJ Abrams e Christopher Nolan. Il primo si prepara a disintegrare tutti i record di incassi con il suo Star Wars, il Risveglio della Forza, il secondo sta già lavorando al  prossimo film, il sui soggetto è ancora avvolto nel mistero. Che cosa distingue questi due registi dalla mediocrità dilagante degli Studios? Siamo di fronte ai principali esponenti di una corrente cinematografica o a fenomeni isolati? Il dibattito è aperto da tempo, con una tendenza a porre Abrams e Nolan uno di fronte all’altro, come su un ring. Ho pensato quindi di partecipare alla discussione proponendo al giornalista Goffredo d’Onofrio il  gioco a cui si è già prestato qualche tempo fa, per La Grande Bellezza di Sorrentino. Metteremo a confronto i due registi  su 5 temi. Goffredo prenderà le difese di JJ Abrams, la Forza, io quelle di Christopher Nolan, il Lato Oscuro.

Personaggi

 

JJ Abrams

Gd’O: Piegare i personaggi alla storia. A rischio di stravolgere persino la tradizione, purché funzionino. Per JJ Abrams non importa che tu sia il capitano James Tiberius Kirk o Ethan Hunt. Non importa se devi puntare phaser o entrare di nascosto in Vaticano, quello che conta è che i personaggi siano comunque sfaccettati. Tutti, anche i “secondari”. È nella coralità che il puzzle umano di Abrams prende forma (Lost fa suonare qualche campanello? Ma anche Mission Impossible e Star Trek). E qui si vede l’enorme capacità di scrittura, oltre quella registica. Qui, proprio qui, si vede quanto le sue competenze (regia e sceneggiatura) danzano insieme in modo armonioso. Nessuno sarà mono caratteristico. Nessuno compirà la sua essenza in frasi-sentenze tipo: «Non è tanto chi sei, quanto quello che fai, che ti qualifica». Anzi. Abrams lavora così tanto sulla composizione emotiva ed emozionante che raggiunge vette inimmaginabili, nel vero senso della parola. Per intenderci: riesce a mostrare la parte umana di un potenziale anaffettivo come il vulcaniano Spock. Ecco il non immaginabile ai più, ecco il bacio con il tenente Uhura. Che è allo stesso tempo un colpo al cuore ai puristi di Star Trek e una pennellata in più, necessaria alla narrazione. Prendere questo esempio, farne modello ramificato et voilà i personaggi di Abrams.

Christopher Nolan

MC: Parlare di personaggi per Nolan potrebbe non essere corretto. Si dovrebbe infatti parlare di coppie di personaggi, speculari e antagonisti, che innescano l’azione e polarizzano forze che muovono l’intera storia. In Memento il protagonista Leonard è allo stesso tempo vittima e carnefice, e trova il suo alterego nell’informatore Teddy. In Insomnia,  il detective Will Dormer (Al Pacino) condivide con l’omicida Finch (Robin Williams) una colpa inespiabile. In The Prestige il gioco di rifrazioni si moltiplica: i maghi duellanti hanno ciascuno un doppelganger. Nella saga di Batman, il cavaliere oscuro si specchia nell’abisso di follia del Joker, vivendo il medesimo isolamento dalla società. In Inception, Cob deve resistere alla proiezione della moglie che lo vuole trascinare in un sogno senza fine. In Interstellar l’ingegnere Cooper  tenterà di stabilire un contatto con il suo io di vent’anni prima e tutti i suoi sforzi nascono da un unico grande desiderio: tornare da sua figlia. I personaggi di Nolan sono dunque sempre complementari o  “duplicati”, elementi da far risuonare insieme.

Tipo di pubblico

JJ Abrams

Gd’O: «Ci sono volte in cui sto girando una scena e penso: “Ehi, qui ci starebbe benissimo un lens flare!”». L’ha detto proprio JJ Abrams quando gli hanno fatto notare l’uso e, forse, l’abuso di questa tecnica. Ma il nostro JJ è uno che non si prende troppo sul serio, che sa anche ammiccare al suo pubblico. Spettatori che hanno imparato ad adorarlo prima per le serie TV, poi nel doppio carpiato che l’ha portato ad avvicinarsi a mostri sacri e iconici della fantascienza e non solo. Avere a che fare con un pubblico nerd aiuta in ogni caso. Aiuta nella sperimentazione visiva (che si tramuta – tra le altre cose – in una dichiarata, esplicita, per nulla leggera, color correction), aiuta anche a portare avanti una delle ossessioni di Abrams: l’amore verso il marchingegno scenografico, dello studio degli elementi di scena. Del fisico, rispetto al green screen (la composizione della maschera che raffigura il volto del compianto Philip Seymour Hoffman con stampante 3D in MI3 è un momento di altissima “nerditudine”, per dirne una). La campagna teasing di Guerre Stellari si basa sul ritorno alle origini: «Chewbe, siamo a casa». Ammicca al suo pubblico, dunque, e cerca di non deludere lo zoccolo duro che riempirà i cinema. JJ sa scegliere, anche con un pizzico di rischio.

Chistopher Nolan

MC: Se consideriamo JJ Abrams alla stregua del messia di moltitudini di nerd che sventolano al cielo le loro miniature di C-3po o fanno il saluto vulcaniano, più complicato è individuare i seguaci di Nolan. Il regista britannico possiede la capacità di mettere d’accordo fini cinefili e spettatori da porzione di pop corn gigante. Qualcuno definisce le sue opere blockbuster d’essai, sintesi perfetta tra intrattenimento puro e opera d’arte. Espressione maggiore di questa sua capacità di unire i popoli è stata sicuramente la trilogia del Cavaliere oscuro, una rilettura del mito di Batman in chiave di giustiziere alle prese con dilemmi morali e meno manicheismi. Lo spettatore è invitato a essere continuamente vigile, a fare quasi fatica nel seguire il lucido e inesorabile ragionamento di Nolan. I suoi film sono rompicapi ingegnosi, giochi di specchi, dedali interrotti da scariche di adrenalina disseminate lungo il percorso, come zuccherini dati in premio al più bravo della classe. Una cosa è certa: Cristopher Nolan ha profondo rispetto per il suo pubblico, quasi eccessivo, che lo porta a interminabili spiegazioni: istruzioni all’uso per dispositivi fantastici.

Senso dello spettacolo

JJ Abrams

Gd’O: «I miei modelli? Rod Serling con Ai confini della realtà. Stephen King. Più tardi Graham Greene, Fitzgerald, Chandler. E nel cinema due su tutti, Spielberg e Lucas». C’è chi lo definisce proprio l’erede di Steven Spielberg per il senso dello spettacolo, per la ricerca, per la sperimentazione. Ma JJ frena: «Magari». Intanto, però, porta avanti in chiave moderna la sua visione di cinema mischiando effetti speciali, artigianato, narrativa. Il segreto è nella pre-produzione: nello studio di ciò che può e deve essere inserito in modo armonico ed equilibrato (al netto dei lens flare, naturalmente). Risultato: scene da antologia, apprezzate da critica e pubblico, tagliate, proposte e riproposte su YouTube tipo Marilyn Monroe e Andy Warhol. Il pop visivo ed estremo che diventa (settima) arte.

Christopher Nolan

MC: Dal latino specere, guardare, il termine spettacolo è sempre stato associato a qualcosa di visivamente eccitante. Per questo Hollywood, per realizzare i  colossal del nuovo millennio, ha fatto sempre largo uso di effettistica digitale e computer graphics, finendo col rendere irreale anche i gesti più naturali dei personaggi. A farne le spese sono stati soprattutto i franchising dei supereroi, ormai standardizzati in un uso ipertrofico di soluzioni digitali che portano lo spettatore a una totale insensibilità di fronte alla più roboante delle rappresentazioni. Ciò che Nolan ha compreso è che il senso dello spettacolo è innanzitutto una questione di immedesimazione, ottenibile solo a patto che ciò che viene raccontato sia verosimile. Per questo, in controtendenza con i blockbuster contemporanei , riduce coraggiosamente l’uso del digitale, a vantaggio della ricostruzione in scala reale di alcuni set (come la Bat-caverna), dell’impiego di modellini in scala 1:6 o, più in generale, di scene live action che conferiscono al film maggiore veridicità visiva e un più alto coinvolgimento emozionale. Persino il mondo del sogno con i suoi  piani (Inception) possiede una sua specifica consistenza materica, che consente allo spettatore di accedere a una dimensione impossibile, conservando una certa fiducia in ciò che vede.

Originalità

JJ Abrams

Gd’O: Creare aspettativa. Anche quando c’è poco da vedere, anche quando – magari – c’è più forma che sostanza. Non è certo il caso delle grandi serie televisive come Felicity, Lost e Fringe che di sostanza ne hanno, ma JJ Abrams ha anche imparato a tutelarsi, soprattutto davanti al grande schermo. Segno di grande maturità e di un approccio umile alle proprie opere e al proprio pubblico. Ha dalla sua la grande visione di una storia e, come già detto, fa della coralità la sua arma principale. Fili di Arianna che si intrecciano nel labirinto narrativo; qualche indizio a tipo “spiegone” sparso qua e là, giusto per non perdere affezionati e l’approccio del “mystery box”, i super trailer o teaser cui gli spettatori vengono bombardati con grande anticipo. Se mai la vena creativa dovesse venire meno, ci pensa il marketing. Ultimo esempio? I pochi secondi di 22/11/63, la serie prodotta da HULU e scritta con Stephen King (un grande aiuto in fatto di originalità, no?). Guardateli.

Christopher Nolan

MC: Immaginate un laboratorio con svariate apparecchiature misteriose appoggiate alle pareti e penzolanti dal soffitto. Viti, torce e bulloni sparsi per il pavimento. Una luce filtrante da un’enorme finestra illumina un gigantesco macchinario coperto da un telo: come un sudario che cela la rivelazione. Nolan potrebbe essere l’oscuro scienziato ingobbito in un angolo, alle prese con formule e alambicchi. La sua è una continua ricerca di un nuovo modo di raccontare, partendo dai generi classici del cinema. Più che l’originalità, Nolan cerca un’evoluzione. Con Memento rimescola il dna del noir, giocando con i tempi narrativi e la soggettività del narratore, in Insomnia si cimenta in un remake, trasformando un prevedibile thriller in un noir dalle atmosfere europee, nella trilogia di Batman è alle prese con il rischioso compito di far ripartire da zero l’ormai esausta saga dell’uomo pipistrello, e il risultato è uno dei fenomeni cinematografici più entusiasmanti del nuovo millennio.

Maggior pregio, peggior difetto

JJ Abrams

Gd’O: Tra i miglior pregi di JJ Abrams c’è senza dubbio la sperimentazione di generi e di ruoli. L’essere sceneggiatore, produttore, regista lo fa essere professionista e artigiano allo stesso tempo. Per questo la cura del dettaglio, anche scenografico, è talvolta dominante: perché Abrams sa che è nel dettaglio che si celebra la differenza tra un regista e un grande regista, tra un produttore e un grande produttore, tra uno sceneggiatore e un grande sceneggiatore. E questo ci porta anche tra i suoi peggior difetti: quello, talvolta, di voler condurre troppo lo spettatore. Di essere tanghero prepotente. Insomma, a volte, Abrams unisce per te i puntini.

Christopher Nolan

MC: Nelle future antologie del cinema, Nolan verrà sicuramente ricordato come un grande innovatore, l’uomo di Hollywood con maggiori prospettive e talento visionario. Il suo maggior pregio è di certo l’imprevedibilità: ogni sua nuova impresa è circondata dal mistero e si rivela una vera sfida sia per Nolan che per lo spettatore. Il suo difetto risiede forse nell’eccessivo amore per la meccanica: la trama diventa spesso un freddo rompicapo, a volte a discapito della profondità psicologica dei personaggi o più banalmente di passaggi logici.