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Home Cinema

Presente Continuo. La polifonia dell’essere di «E Agora? Lembra-me»

Carolina CrespidiCarolina Crespi
21 Febbraio 2014
in Cinema
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di Carolina Crespi

Torino, ottobre. È martedì mattina, in sala siamo in dodici. Fuori il termometro rasenta lo zero, dentro il riscaldamento fatica a ingranare. Sullo schermo c’è il film che a Locarno ha avuto la menzione speciale della Giuria. Ma io questo ancora non lo so. Non so che ha vinto il Premio per Miglior Lungometraggio Internazionale al Festival di Valdivia (Cile), né che è appena stato premiato al Doclisboa. So solo che c’è un film portoghese, che i portoghesi ultimamente non ne sbagliano una e che il cinema portoghese va sostenuto perché a soldi se la passa male. E allora la sinossi la leggo con il biglietto già in tasca. Mi accorgo che il film dura 164 minuti, che è la cronaca di un anno di cure sperimentali contro l’Hiv a cui il regista si è sottoposto. Forse – mi dico – potevo almeno fare colazione.

Il presente del passato è la memoria. Il presente del presente, l’intuizione. Il presente del futuro, la speranza. Ed è un vero peccato che Agostino d’Ippona sia morto prima che il cinema potesse regalargli il miracolo del presente continuo, quello del tempo che si fa analogia. L’avrebbe apprezzato, almeno quanto io ho apprezzato la narrazione che il soggetto (regista) Joachim Pinto fa dell’oggetto (attore) Joachim Pinto in un dialogo continuo fra se stesso e ciò a cui il suo corpo reagisce.

È il 1997 quando, a una cena di addio, Pinto annuncia il suo ritiro dal mondo del cinema. Hiv, Epatite C, principio di Cirrosi: gli manca l’energia per fare qualsiasi cosa. L’ingegnere del suono di registi del calibro di Mañoel de Oliveira, António Reis, João César Monteiro e Paolo Rocha ha bisogno di rallentare. Passano più di dieci anni. Joachim vive col suo compagno Nuno Leonel. Nel novembre del 2011 sceglie di sottoporsi a una cura sperimentale presso una struttura specializzata di Madrid. E Agora? Lembra-me (E adesso? Ricordami) è cronaca, diario e testamento di questi dodici mesi, passati tra la Spagna e la dimora di Nuno e Joaquim situata in una zona rurale dell’Isola di Santa María, nell’arcipelago delle Azzorre. Da Natale a Natale, i presupposti simbolici della rinascita ci sono tutti.

E Agora? Lembra-me è il modo che Joachim sceglie per resistere alla cancellazione che il tempo nel suo fluire impartisce a ogni cosa: la memoria è l’antidoto alla morte, all’affermato terrore del regista «di perdere la capacità di comprendere il mondo». Così, in un’incessante narrazione polifonica, Pinto ci racconta in prima persona il 1957, anno della sua nascita, la Rivoluzione dei Garofani, le prime proiezioni portoghesi di Eisenstein e Godard, la sua laurea all’Accademia di Cinema, Michel Foucault che muore di Aids, il benvenuto a Rufus, quarto cane di famiglia. Riprende se stesso mentre parla, o sono le immagini a scorrere sotto la sua voce affannosa. Mai, però, si ha l’impressione di un soliloquio disperato. La parola è la guida, il montaggio segue l’incedere dei pensieri.

All’inizio Pinto dichiara che il documentario è un’idea sua e che Nuno non vuole essere ripreso. Lo vediamo solo di sfuggita. Col passare dei mesi però, la presenza di Nuno accanto a Joachim diviene necessaria e la sopravvivenza di quest’ultimo appare come diretta conseguenza delle cure di Nuno: i suoi gesti metodici obbligano Joachim a rimanere vivo. L’istante in cui Nuno afferra la telecamera per riprendere il compagno è avvertito come un momento di rottura: la vita di Joachim ora è nelle mani di Nuno. Da quel momento restare davanti alla telecamera diviene per entrambi un atto quotidiano, come mangiare, curarsi, giocare con i cani, soffrire. L’abitudine è insieme modo e pretesto per vivere nel tempo lineare. La routine, nella sua bellezza, ci viene mostrata di continuo con immagini ripetute: una rana in uno stagno, una libellula sulla cima di un ramo, gli occhi di Joachim che non sopportano la luce.

EAgora2

L’apparente mancanza di struttura rispecchia l’affermazione del regista che più volte, nel corso del documentario, lamenta di non riuscire a concentrarsi: «è come se la volontà sia disconnessa dal corpo». Ad un tratto sullo schermo appaiono le immagini di un incendio che Nuno cerca di domare con un estintore senza però poter raggiungere l’epicentro del devasto. Seguono le immagini di un virus che non si vede, nemmeno al microscopio. Peginterferone, Telaprevir, Tramadol, Boceprevir, Ribavirin. Come in una preghiera Joachim ripete i nomi di virus e medicinali, e degli effetti collaterali che questi ultimi provocano sul suo corpo. Siamo ben lontani da un montaggio caotico: la lucidità con cui è resa l’invalicabilità della zona infetta è disarmante.

E Agora? Lembra-me è un trattato sull’assenza dell’arbitrarietà, sull’eterna lotta tra Dio che crea i fenomeni (la malattia) e l’uomo che dai fenomeni si difende facendosi artefice delle conseguenze (i medicinali). In quest’arena fisiologica Joaquim mostra l’interconnessione originaria di tutte le cose, siano esse virus o persone, economia o medicina (la recessione, in fin dei conti, cos’è se non malattia?), scienza ambientale o tecnologia, fatti o ipotesi. Ciò che conta è che in questa catena dell’essere di sapore eriugeniano, l’uomo sia in grado di arricchire se stesso attraverso esperienze, sensazioni, amore.

Due sono i fari che illuminano il cammino del regista: la concezione agostiniana del tempo (analogico e affetto da un presente non misurabile) e una visionaria storia illustrata del mondo (De Aetatibus Mundi), opera trentennale del pittore e filosofo cinquecentesco Francisco de Holanda; Pinto ce ne mostra alcune immagini in apertura. Inutile dire che la colonna sonora (che annovera tra gli altri, pezzi di Beethoven, Dvořák, e Schubert) più che un sottofondo è una conversazione continua con ciò che ci viene mostrato. Il linguaggio proprio di ogni universo si fonde e la comprensione, anche se lenta, è un processo naturale.

La sincerità come la sofferenza spingono l’altro a una ricollocazione. È per questo che quando esco dal cinema non vado a vedere nient’altro. È inusuale, i festival paiono fatti apposta per correre dietro ai film. Ma era tanto, tantissimo tempo, che non vedevo una cosa così bella, e non intendo al cinema, intendo bella in assoluto.

Attualmente E agora? Lembra-me non ha una distribuzione italiana. Qui il trailer.

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Tags: Carolina CrespiE Agora? Lembra-meFestival di LocarnoJoachim PintoWhat Now? Remind me
Carolina Crespi

Carolina Crespi

Due sono le cose che più mi piace fare al mondo: leggere (perché nei libri cresce la mia voglia di scrivere) e prendere aria. Ho studiato Filosofia a Milano e scritto una raccolta di racconti per No Reply, si chiama Il futuro è pieno di fiori. Il mio lavoro è Film TV, è CasaSirio editore, è il Circolo Gagarin. Il mio lavoro e i miei amici spesso coincidono. Non so se questa sia una fortuna o una sfortuna, ma è una cosa a cui penso spesso, mentre faccio lunghe passeggiate e prendo aria. Opzioniavariate, un vecchio blog duro a morire, è la traccia di tutto questo.

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