A partire dall’anno scorso la nostra redazione ha deciso di non seguire più il Festivaletteratura di Mantova.
Fin dal 2012, anno della nostra nascita come rivista, abbiamo sempre partecipato al festival, mandando qualcuno, collaboratrice o redattrice, a seguire eventi e fare interviste; in alcune circostanze abbiamo anche contribuito alla progettazione di alcune sezioni del programma, organizzando incontri e iniziative. Lo abbiamo sempre fatto volentieri, convinte che fosse un contesto stimolante, aperto e ricco, in cui provare a mettere in circolazione i nostri spunti culturali seguendo altre vie rispetto a quelle che quotidianamente percorriamo nelle pagine della rivista. Le esperienze fatte al Festivaletteratura hanno contribuito a farci crescere come redazione e come rivista.
Negli ultimi tempi, però, abbiamo cominciato a maturare un certo disagio rispetto alla nostra collaborazione con un’istituzione culturale meritoria, ma finanziata, tra gli altri, da Eni, che in Italia e nel mondo lavora contro tanti degli ideali in cui, come redazione, crediamo; ideali che hanno a che fare con il rispetto per l’ambiente e con quello per le persone.
Per questo, a malincuore, anche quest’anno non seguiremo e non daremo spazio sulle nostre pagine a quanto a partire da oggi accadrà a Mantova. Lo facciamo per coerenza con i nostri ideali, ma anche perché sappiamo che prese di posizione come la nostra – pur minima nel grande mare del sistema della comunicazione culturale italiana – troveranno eco anche all’interno dello staff del festival. Per questo speriamo che chi, nell’organizzazione di Festivaletteratura, è convinto che la cultura non si faccia solo con le scelte di lettura, ma anche con le pratiche e le alleanze che si stringono, riesca a far sentire la propria voce e a portare un cambiamento.
In attesa che questo accada, ci sentiamo di rilanciare l’appello condiviso in questi giorni dalla rete BDS Italia, che qui sotto riportiamo.
La cultura non è un alibi. Fuori ENI da Festivaletteratura
Anche nel 2026 Eni figura tra gli sponsor di Festivaletteratura di Mantova. Quest’anno, in occasione del centenario dell’azienda, la sua presenza si estende inoltre a un incontro dal titolo Inedita Energia e a una mostra dedicata al rapporto tra Eni e il cinema italiano.
Non si tratta di una presenza neutrale. Attraverso il sostegno a un’istituzione culturale autorevole, Eni ottiene visibilità, prestigio e legittimazione reputazionale, mentre le sue attività continuano a sollevare gravi questioni climatiche, ambientali e relative ai diritti umani.Eni continua a investire nell’espansione di petrolio e gas, nonostante l’urgenza della crisi climatica. Svolge inoltre un ruolo logistico nella filiera del greggio destinato a Israele attraverso il terminal di Taranto. La sua filiale britannica è alleata con Ithaca Energy, controllata dall’israeliana Delek Group, inserita nella banca dati delle Nazioni Unite sulle imprese coinvolte in attività connesse agli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.
Quando un festival mette i propri spazi e il proprio prestigio al servizio della narrazione di una compagnia fossile, il cultural washing diventa concreto.
Abbiamo quindi chiesto alla direzione di Festivaletteratura di:
• revocare la sponsorizzazione di Eni;
• non accettare in futuro finanziamenti da imprese le cui attività siano incompatibili con i valori dichiarati dal Festival;
• adottare una politica pubblica ed eticamente vincolante per la selezione degli sponsor.
Nel suo trentesimo anniversario, Festivaletteratura ha l’opportunità di scegliere da che parte stare.
Diritti umani. Palestina libera. Giustizia climatica.







