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#Mappe. Scrittura a mano di poesia su mura d’interni

Matteo PellitidiMatteo Pelliti
30 Gennaio 2026
in Mappe, Senza categoria
1
#Mappe. Scrittura a mano di poesia su mura d’interni

Con minimo scarto lessicale rispetto al titolo di una bella mappa già inviata da Pisa da Marcello Sessa[1], invio alcune cartoline da questa città, dove abito da più di trent’anni ormai. Città mi sembra parola incongrua, per Pisa. Certo, capoluogo di provincia, città medievale, storica, meta turistica mondiale, sede di prestigiose Università, antica Repubblica marinara. Città forse solo se vista da un interno, dalle sue case, che fortemente ancora la dividono in classi. In centro, scrigni foderati di libri dei baroni universitari, appunto. Ma anche piccole stamberghe spremistudenti. In periferia, condomini popolari, case anni Settanta. In centro, case-torri restaurate. Ovunque, case-studentati, affitti clamorosi, altane spettacolari, tramonti sull’Arno. E, spesso, scrittura a mano di poesia su mura d’interni.
Mi telefona lo scrittore Alessandro Agostinelli. Ha venduto casa, su una parete ha una poesia autografa di Sam Hamill, vieni a vederla, mi dice. Allora io cerco nella memoria qualcosa di Hamill, ma mi viene in mente prima – o soltanto – Mark, quello di Guerre stellari. Del resto il poeta non è forse un cavaliere Jedi? Quando posso venire? Non lo so, in casa ci stanno delle studentesse spagnole. Aspettiamo le feste e quando non ci sono facciamo un sopralluogo. Va bene. Sam Hamill è stato un importante poeta, traduttore e attivista americano, fondatore della celebre casa editrice indipendente Copper Canyon Press. “Nato in un campo di internamento per giapponesi-americani, esperienza che ha influenzato la sua vita e il suo attivismo, ha avuto una vita segnata dall’impegno sociale e dalla passione per la poesia, traducendo autori asiatici come T’ang e Tu Fu, e pubblicando numerose raccolte in versi”, mi metto subito in pari sul web, con cieca fiducia. Arrivo a casa di Agostinelli in un mattina di vacanza, c’è un bel sole invernale. Metto la bici gialla dentro l’androne delle scale, una coppia di turisti sta lasciando un appartamento al piano di sopra.

Sono già stato in quella casa, anni fa. Sta all’inizio di via Cattaneo, che è alle porte del centro storico ma misteriosamente ha acquistato nel tempo fama di zona poco sicura. Gli stranieri. Accanto al portone di Agostinelli, al civico 29, c’è una sezione del PD e una volta ci sono stato a votare per le primarie. 2 euro. Per Bersani. Invece nella casa di Agostinelli, quando ci abitava ancora, ci ero andato anni fa per parlargli di un progetto di libro sulle case dei poeti, che prima o poi uscirà e che è in preparazione, “Nove angoli di case”. Di quel libro la foto più struggente che ricordo me la mandò Carlo Bordini.

“Nella foto qui sopra, un angolo del mio studio con una foto di Verlaine e Rimbaud, il quadro Rosso Pagliarani di Emilio Isgrò che mi è stato donato con il Premio Pagliarani di quest’anno, e un disegno fatto da alcuni bambini colombiani che sono venuti in Italia con mezzi fortunosi perché volevano respirare la stessa aria di Leonardo e Michelangelo”. (Carlo Bordini, da “Nove angoli di casa”)

Carlo era del ‘38, è morto a novembre del 2020. A Pisa l’avevo invitato a maggio del 2019, quando curavo ancora una rassegna che si chiamava “Versi in Borgo”. Hamill era del ‘43, è morto nella primavera del 2018. Era venuto a Pisa nel 2003 per un festival che facevano a Livorno, “Mangiarsi le parole”, invitato da Agostinelli stesso che, nel 2006, pubblicherà di Hamill Un Canto Pisano, nella collana di poesia che cura per l’editore ETS di Pisa.
Siamo in cucina. Le studentesse spagnole non ci sono. La casa ha quel senso di vuoto provvisorio che circola nella case degli studenti fuori sede, qui stranieri per giunta, un misto di estraneità (convivere con gli oggetti del proprietario) e precarietà, come uno stendino testimone stabile del giorno e della notte. Sul tavolo, intanto, Alessandro ha rovesciato alcuni libri di Sam Hamill come si farebbe col pescato giornaliero, o con le verdure fresche prese al mercato. Io frugo nella memoria qualcosa di Hamill che non sia collegato a Guerre Stellari. Poets against the war fu un caso mondiale, ai tempi della guerra in Iraq. Nel 2003 Hamill rifiutò l’invito della First Lady Laura Bush a un evento poetico alla Casa Bianca, e lanciò una chiamata a scrivere poesie contro la guerra aprendo il sito web poetsagainstthewar.org. In poche settimane migliaia di poeti da tutto il mondo risposero all’appello: le poesie caricate superarono rapidamente 13.000 (e poi oltre 20.000), con contributi dall’America, Europa, Asia, Australia e oltre.[2]

Agostinelli scosta una libreria, e mi mostra un riquadro scritto a mano, in rosso. Allora forse mi torna in mente proprio per quello il quadretto “Rosso Pagliarani” di Isgrò che Bordini aveva appeso al muro. Una coincidenza cromatica e di forme. La vernice che lo incornicia in quadrato è il salvataggio da una rimbiancatura.


Si tratta del testo della poesia The Journey, che Hamill trascrisse sulla parete della cucina. Chissà che la casa non abbia acquistato valore nella trattativa di vendita. Sapete, in cucina c’è un autografo di Sam Hamill! Deve avere detto lui dal notaio. Il notaio deve avere pensato come me a Guerre Stellari e magari ha convenuto che il prezzo di vendita dell’alloggio dovesse essere effettivamente adeguato e in rialzo, Quella poesia sta dentro una raccolta dal titolo Destination Zero (White Pine Press, 1995).


Poi prende in mano Un canto pisano e mi legge alcuni versi.

Non sono Ulisse, ma un monaco
in una schiera di poeti, un viaggiatore in Toscana,
un turista a Venezia.

E non lontano da Pisa, nella vicina Coltano,
la sede del DTC, eretta dai fascisti […]
dove la pantera è stata messa in gabbia
e i Canti Pisani ebbero inizio.

Pound, Pisa, Poesia. Di case poetiche Pisa è piena. Pisa o è Poesia? Un anagramma che volevo usare come slogan elettorale. Ho perso l’occasione di acquistare, quando era in vendita, la casa dove Giacomino scrisse – alla fine di aprile del 1828 – A Silvia. Leopardi passò sette mesi a Pisa, dal novembre 1827 ai primi di giugno del 1828. Dice che ci stava bene, che il clima era buono e i Lungarni luminosi. Un giorno di febbraio di qualche anno fa camminavo in via della Faggiola con gli scrittori Paolo Albani e Paolo Pergola e volevamo comprare quella casa per farci un museo della poesia potenziale. Poi l’appartamento è stato acquistato da una università, credo, e non ne abbiamo fatto più niente. Peccato.

Fuori dal centro storico, invece, qualcuno decise un giorno di far somigliare le case a navi; ma erano razionalisti distratti, e ritardatari. Ci abitavo davanti, ci abitavo dentro. Un giorno c’era una luce innaturale e piatta, data dal caldo, che è la luce più adatta a rivelarti sempre l’ovvio come, ad esempio, la tristezza delle case che qualcuno, un giorno, decise di far somigliare a navi. E quando ci abitavo dentro pensavo, stupidamente, che non fosse lì il mio posto, per un malinteso senso di orgoglio “autoriale”: gli scrittori abitano nelle ZTL con le pareti foderate di libri, le travi a vista, i soppalchi, mica nei quartieri periferici e popolari. Non è vero, ma allora non lo sapevo. Il quartiere si chiama Cisanello, e ricordo di averlo visto chiamare sui social ogni tanto “CisanHell”. Ricordo anche un ampio reportage giornalistico di qualche anno fa sulle case abitate dai trans nel quartiere. Semplificazioni.


Di quella casa, che abitavo in affitto, a Cisanello ricordo un altro graffito domestico, che risponde a una consuetudine, credo diffusa, di graffitismo minimo familiare: segnare su un muro le altezze dei figli che crescono nel tempo. Mi sembrava un pentagramma, quel tramezzo tra il cucinotto e la sala del mio trilocale, con tutte le asticelle della crescita di mia figlia Sara (tra i 3 e i 6 anni). Tutte le osservazioni sulle case di quegli anni, dal 2011 al 2014, sono poi confluite in un libretto di poesie con cd audio allegato, Dal corpo abitato: le versioni audio di quei testi si possono ancora ascoltare su youtube.[3]
Guardare all’alto la propria casa come su GoogleEarth, ma dal vivo. Droni di se stessi, divinità onnisciente di se stessi. La ruota panoramica quest’anno è più alta di quella dell’anno scorso. Trentotto metri. L’hanno scritto anche sull’insegna della ruota, in modo che se sta scritto deve essere vero che è alta così. Perché a occhio è difficile valutare le altezze, le distanze, Mi fido che sia più alta di quella messa lo scorso anno, che era solo 23 metri e le persone dicevano: è solo 23 metri, non si vede niente. Anche con 38 metri non si vede niente. Cioè, si vede la torre, sì. Si vedono le case. Si veda anche casa mia in via Mazzini. Da quattro anni abito in questa casa in centro, ma ho sempre la sensazione di dover andare via da qui. Eppure è in ZTL, e ha il soppalco e la pareti foderate di libri come si conviene a chi scrive a o chi crede di essere uno scrittore. Anche qui un tramezzo è segnato con la altezze dei figli, ma è un graffito ancora poco istoriato, con pochi salti di crescita. Diamogli tempo.

Se un giorno una civiltà aliena, per quanto primitiva, facesse un censimento di queste nostre mura domestiche istoriate, forse ne ricaverebbe la nostra stessa impressione davanti alle pitture rupestri di Lescaux. Immagino che anche lì, come nel caso della casa in vendita di Agostinelli, gli uomini primitivi, lasciando quelle grotte, si siano sincerati che i futuri proprietari avrebbero lasciato intatte, senza rimbiancare, come si usa fare di solito al cambio di inquilino, le pareti delle grotte così riccamente illustrate. Il notaio del tempo deve avere intuito il valore storico di quei dipinti: “Nelle grotte si trovano esempi di opere di arte parietale risalenti al Paleolitico superiore: molte di queste opere vengono fatte risalire ad una data approssimativa di 17500 anni fa. Il tema più comunemente rappresentato è quello di grandi animali dell’epoca (fra i quali l’uro, oggi estinto), resi con grande ricchezza di particolari”, dice Wikipedia.[4]

Allo stesso modo, nella parete accanto alla poesia scritta a mano da Sam Hamill, sta un dipinto – databile ai primi anni Duemila – del figlio seienne di Agostinelli stesso, Marco: vi appare una slitta di Babbo Natale in volo (forse), ma anche un aereo che la sorpassa, una metafora del presente, del passato e del futuro, o forse del rapporto tra padri e figli e che quindi dialoga, implicitamente, col The Journey di Sam Hamill. Allora il valore della casa in vendita sarà stato accresciuto non tanto e non solo dal testo autografo di Sam Hamill, quanto dal dialogo tra le due pitture. Ma difficilmente i notai sono dei fini storici dell’arte, quindi non è detto che possa aver accolto questa sfumatura.


Le case dei poeti rimangono un oggetto di indagine fondamentale, per me. Alcuni poeti non solo costruiscono la “casa” della propria poesia, ma anche letteralmente la propria casa. Proprio Hamill si costruì da solo una casa interamente in legno sui monti sopra Olympia, a sud di Seattle, nello stato di Washington. A lungo ho guardato la sua faccia, nelle molte foto che si trovano in rete, nei video, perché mantiene qualcosa di esotico e giovanile anche nell’età matura, e un certo magnetismo che ho rivisto spesso sulle facce di altri poeti. Sui volti, certo, riproiettiamo quello che abbiamo letto o che sappiamo di quegli autori, eppure mantengono quelle facce la suggestione di un’immagine rivelatrice se è vero, come dice Wittgenstein, che “il volto è l’anima del corpo”. La casa è un corpo vivente, scritto, volto di chi la abita. La tentazione di chiudersi nel guscio della propria casa, come della propria scrittura, appare forte in questotempo di guerre, e di fascismi al potere. Eppure forse occorre ancora, e mai come adesso, non “smettere di cantare”, di scrivere sui muri, e sui muri di casa, di ritrovare la natura e la forza politica della poesia, e di farlo insieme. Da questo punto di vista l’esperienza di Hamill è ancora esemplare.[5]


SEATTLE SPRING

After ninety-four
consecutive days of rain
even frogs don’t sing.


PRIMAVERA DI SEATTLE

Dopo novantaquattro
giorni consecutivi di pioggia
pure le ranocchie non cantano.


[1] Vedi https://www.labalenabianca.com/2023/02/27/mappe-scrittura-a-mano-sui-muri-di-pisa/.
[2] Vedi Poets Against the War – 2003 History https://www.youtube.com/watch?v=191YaEIgcRk
[3] Audio-poesie di “Dal corpo abitato” (Luca Sossella editore, 2015) https://www.youtube.com/playlist? list=PLku4Zk2JYbETNAnlBSoL7q9N4azztDAqR
[4] Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_di_Lascaux
[5] Vedi https://www.poetryfoundation.org/poets/sam-hamill

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Tags: AgostinelliBordiniHamillmappa Pisamappe letterariemappe poetichePelliti
Matteo Pelliti

Matteo Pelliti

Matteo Pelliti è ligure (Sarzana, 1972) ma pisano d’adozione, abita e lavora a Pisa dove si è laureato in Filosofia. Dal 2000 lavora presso la Provincia di Pisa dove si occupa di Comunicazione Pubblica. Ha pubblicato le raccolte di poesie "Versi ciclabili" (Orientexpress, Napoli, 2007), "Boicottando mongolfiere e ghigliottine" (Tapirulan Edizioni, Cremona, 2013), "Dal corpo abitato" (Luca Sossella editore, 2015) con le illustrazioni di Guido Scarabottolo e un cd audio con la voce di Simone Cristicchi, cantautore col quale collabora stabilmente dal 2005 e con il quale ha realizzato diversi progetti teatrali. Nel 2013 ha preso parte all’antologia “Sosteneva Tabucchi” (Felici Editore) a cura di Luca Ricci. Nel 2016 ha preso parte all’antologia di racconti illustrati "AZ" (Tapirulan). Ha pubblicato il saggio “La musica di Wittgenstein” (nel volume de “L’ospite ingrato” Nuova serie, n. 4, “L’esperienza della musica”, a cura di Luca Lenzini e Marco Gatto, Quodlibet, 2017). Collabora con «Tèchne», rivista di bizzarrie letterarie e non, diretta da Paolo Albani (Quodlibet). Ha pubblicato la fiaba in ottava rima “La bicicletta gialla” (Topipittori, Milano 2018) con le illustrazioni di Riccardo Guasco (uscito nel 2019 anche in edizione spagnola per Liana Editorial, Madrid). Del 2019 la sua più recente raccolta di poesie, "Dire il colore esatto" (Luca Sossella editore), con prefazione di Fabio Pusterla e disegni di Guido Scarabottolo. Conduce a Pisa la rassegna annuale di poesia “Versi in Borgo” in collaborazione la libreria La Ghibellina, ed è tra i collaboratori stabili della sezione Book(e)Book di Internet Festival. La sua scrittura varia su diversi registri, dall’umorismo all’impegno civile, dalle fiabe per bambini alla drammaturgia. Il suo diario pubblico è www.coltisbagli.it. Ha tenuto una rubrica di critica dei tic linguistici della contemporaneità, LAPIS, prima su Il Bureau (http://ilbureau.com/) e poi su Succedeoggi (http://www.succedeoggi.it/)

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