La Balena Bianca
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
La Balena Bianca
No Result
View All Result
Home La baleRa bianca

Alta fedeltà: i consigli musicali della Balena Bianca

La Balena BiancadiLa Balena Bianca
17 Dicembre 2025
in La baleRa bianca
0
Alta fedeltà: i consigli musicali della Balena Bianca

Un altro Natale, un’altra manciata di consigli musicali da parte di coloro che, del mare, ascoltano i suoni più diversi. Se siete curiosi di sintonizzarvi su nuove frequenze, questi dischi sono per voi. Buon ascolto!

Satantango, Satantango (Dischi Sotterranei, 2025) – Giacomo Micheletti

In una mezzoretta di cantautorato su paesaggi shoegaze (otto tracce, compresi due intermezzi strumentali), i cremonesi Satantango (Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi) radunano le nebbie, i pensieri storti, i malesseri di un’esistenza di provincia riconoscibilissima nelle sue malinconie (“sotto la pioggia della stazione / ad annegare”, per poi tornare a casa con “pupille sempre più grandi”), nella sua desolazione in bianco e nero quasi inciampata fuori dalla Storia, fuori da ogni illusione giovanile. Un panorama sonoro onirico, stratificato di riverberi e voci ora fosche ora luminescenti; una scrittura minimale ed evocativa, tra istantanee da una pianura state of mind (casolari, ciminiere, argini) e citazioni cinematografiche come se piovesse, ancora di più. Strada provinciale 6 è uno scorcio padano dall’incedere maestoso, racchiuso in quattro versi essenziali: “sui tralicci della sera / nell’inverno che sfiniva / persi, persi nella sera / che ingoiava la pianura” (una fuga, un ritorno a casa, un desiderio di non esserci). Permafrost è invece una delle più belle canzoni d’amore sentite ultimamente, litania sospesa di come se, in cui ogni “parola dolce” che sale in gola subito si raffredda e indurisce nel suo contrario.


Grails, Miracle Music (Temporary Residence, 2025) – Francesco Tosi

Il 2025 vede il ritorno dei Grails che proseguono il loro personale viaggio metamorfico iniziato nel 2003. In Miracle Music, titolo del nuovo album edito da Temporary Residence, tutto cambia e allo stesso tempo niente cambia. Le strutture musicali sono sempre meno riconoscibili, ma la classe e la forza cinematografica della band di Portland resta del tutto invariata. I riff ipnotici che hanno ornato dischi come Doomsdayer Holiday e Deep Politics sembrano persi nel tempo, eppure l’inconfondibile ed elegantissima identità musicale del gruppo guidato da Emil Amos (già batterista degli OM) non risulta minimamente scalfita. Oltre a una dichiarata passione per la chimica, a tenere insieme la carriera ultraventennale dei Grails – e il lisergico bouquet di dischi che ne è conseguito – deve essere un qualche tipo di energia misteriosa, alla quale è complicato dare una forma e un nome. Possiamo però ipotizzare che sia un tipo di forza psicoattiva capace di distorcere il tempo e teletrasportare altrove coloro che ascoltano, magari in una giungla lussureggiante, oppure nel tempio di un culto sconosciuto, nell’occhio di un ciclone, nel cuore di una città distrutta. Dev’essere questo il superpotere dei Grails. Miracle Music.


Horsegirl, Phonetics On and On (Matador Records, 2025) – Marco Longo

Tra i diversi promettenti gruppi di Chicago di cui sentiremo parlare negli anni a venire (Lifeguard, Sharp Pins, Friko) spicca il trio Horsegirl, quest’anno alle prese con la pubblicazione del secondo disco prodotto da Cate Le Bon, Phonetics On and On. Già dalla prima traccia (Where D’You Go) sembra di imbucarsi ad una festa in qualche sottoscala cittadino dove suona un gruppo vagamente anni ’60, un po’ Raincoats, un po’ Pixies, che ammalia i pochi spettatori con melodie primordiali che non si schiodano via dalla testa (Rock City). È una musica discreta come un segreto sussurrato in un orecchio, in apparenza semplice (Switch Over) ma che rivela una forza primitiva in cui ogni strumento esegue alla perfezione il proprio compito.


Caparezza, Orbit Orbit (BMG, 2025) – Giulia Sarli

Michele Salvemini aka Caparezza si mette a nudo nel suo ultimo concept album Orbit Orbit che fa da colonna sonora al fumetto omonimo da lui ideato per la Sergio Bonelli Editore. Il cosmonauta Caparezza deve affrontare il cattivissimo Darktar, aggregato di tutte le spinte negative che abbiamo dentro. Orbit orbit è un viaggio oscuro del musicista nei propri demoni e nella paura di perdere l’udito a seguito dei “disturbi di mestiere” di cui soffre, acufene e ipoacusia, che lo hanno portato a un cambio di voce, meno nasale e più profonda, e che esprime in canzoni intensissime, come A Comic Book Save My Life (si fottano i dischi, non voglio dimenticare le voci che amo) riferita al fumetto ora in libreria a suo nome, grazie al quale è riuscito a riprendere fiducia nella musica e in sé stesso. Un viaggio spaziale nell’oscurità a lieto fine e la sicurezza di avere una spada laser invincibile: l’immaginazione («L’immaginazione, sai che sfugge ai bordi / Vitale che scioglie il cappio e che ricuce i polsi / Dammi due secondi e do alla luce mondi / Ho un potere da bambino, a me basta chiudere gli occhi»).


Giöbia, X-ÆON (Heavy Psych Sounds Records, 2025) – Marcello Sessa

L’ascoltatore italiano è storicamente poco propenso ad affidare gli orecchi tanto a lunghi pezzi strumentali quanto allo stordimento; esige una narrazione musicale oppure un’espressione lirica, a cui i suoni facciano solo da accompagnamento. Così, si preclude due qualità del sublime: l’essere ghermito dall’estasi e dai suoi percorsi rapinosi. Non è un caso, dunque, che uno dei generi che proliferano nel ravishment abbia più fortuna all’estero: i Giöbia – ormai storico gruppo della scena neopsichedelica mondiale – conoscono infatti maggiore successo in Centro e Nord Europa; vista la loro aurea proposta, gli si augura anche il resto del globo, e si benedicono – oltre ai concerti: dimensione di rito collettivo trascendente – i dischi che ancora puntualmente registrano. Quello licenziato quest’anno, X-ÆON, rappresenta forse il culmine della loro “fase seconda”: un raffinamento delle innovazioni ricercate a partire dal 2020. Se prima frastornavano con un muro sonoro, una massiccia e indistinta “forma” in senso kleiniano, ora taglieggiano il corpo del soggetto musicale con “intelligibili” misurati, che si posano nelle pieghe della carne e si depositano sulle pareti dal cervello tutti da decifrare. Suite prog, tempi jazz, miagolii tra organo elettrico e sintetizzatore, immancabili chitarre distorte: immaginari da Finisterre montaliana più che alieni, composti ai fini di una meditazione sull’imponderabilità della pietra.


Deafheaven, Lonely People With Power (Roadrunner Records, 2025) – Mattia Ravasi

Come mai i Deafheaven sono stati così a lungo bistrattati dal ramo più ottuso della comunità heavy metal? Forse a nuocere è stato il successo che Sunbather (2013) ha ottenuto presso il mondo hipster-indie fedele a Pitchfork: rimane tutt’oggi un album apprezzato da ascoltatori che non si sognerebbero nemmeno di ascoltare un disco degli Anthrax o dei Morbid Angel. Secondo me, però, a certi metallari i Deafheaven non piacciono perché giocano sporco. La musica heavy metal è in buona parte showmanship – costumi esagerati, immaginari fantasy, fiumi di sangue finto e trucco cadaverico. I Deafheaven ne abbracciano la foga e la grandiosità ma, al contempo, ne rivelano il trucco. In passaggi post-rock di disarmante semplicità, Lonely People With Power mette in primo piano quei sentimenti – confusione, insicurezza, vulnerabilità – di cui la musica estrema si nutre, ma che molto spesso cerca di nascondere. Un’ora di urgano sonoro: post-metal furente, entusiasmante, toccante.


Godspeed You! Black Emperor, No Title as of 13 February 2024 28,340 Dead (Constellation, 2024) – Massimiliano Cappello

Dentro di me ci sono tre lupi: uno voleva parlare di Watch It Die degli Home front, l’altro di Getting Killed dei Geese (entrambi usciti nella seconda metà di quest’anno), il terzo è ancora particolarmente inquietato dalla cupa consonanza metaforica di queste due diverse costellazioni della galassia post-punk.

Gli Home Front hanno la street cred e una spiccata sensibilità politica: “we’ve always been an anti-war, anti-genocide, pro-peace band”, dicono di sé. Vengono da esperienze storiche della scena canadese, hanno scritto un esordio pazzesco come Games of War (2023), il loro ultimo disco è uno splendido crossover, solare, umbratile, venato di “pop luxury”.

I secondi sono forse il gruppo più memato dell’anno. C’è chi li considera la reincarnazione dei Birthday Party, chi l’ennesima rimasticatura di qualcosa che è già stata fatta meglio prima, in tempi in cui le sottoculture non nascevano già predigerite dall’industria. In ogni caso, la band capitanata da Cameron Winter, col suo gospel post-punk urbano, ha incontrato effettivamente il plauso senza condizioni di gente come Nick Cave.

Ora: sappiamo benissimo cos’altro incontra il plauso senza condizioni di Nick Cave. I Geese, dal canto loro, hanno campionato un coro ucraino per la loro title track, e pare tengano particolarmente a far sapere che l’hanno fatto. Quanto facilmente si ritornerebbe ai cari vecchi bivi sull’engagement. Qui, non mi interessa argomentare, e posso anche accettare che un artista sostenga anche apertamente la causa genocidiaria o rischi di diventare l’utile idiota della più becera propaganda bellicista, perché la buona musica, su un certo piano di realtà, non è mai reazionaria.

Ma ci sarebbe un discorso molto lungo da fare sulla “realtà a fronte” (come nelle traduzioni si dice dei testi) che necessariamente si accompagna all’esperienza artistica oggigiorno. Mentre finisco di scrivere queste righe, apprendo che, in Francia, Rexhino Abazaj detto Gino è stato nuovamente arrestato nell’ambito della cosiddetta vicenda di Budapest. “Freddo in Europa, buio sull’Italia”, diceva qualcuno.

È anche per questo motivo che, alla fine, ho pensato che potevo anche non scegliere tra Home Front e Geese, e consigliare – oltre a questi due dischi, di fatto – anche quello dei Godspeed You! Black Emperor, che ha senz’altro il merito di prendere di petto una questione senza scampo, e troppo spesso relegata alla cupa metafora di cui sopra. E dato che, come diceva quell’altro, tutti i fuochi sono il fuoco: Free Gino, free all antifas!


[L’immagine di copertina è di Massimo Cotugno]

Scarica articolo in PDF
Tags: CaparezzaconsigliDeafheavenGiöbiaGodspeed You! Black EmperorGrailsHorsegirlmusicaSatantango
La Balena Bianca

La Balena Bianca

Post Correlati

Alta fedeltà: i consigli musicali della Balena Bianca

Alta fedeltà: i consigli musicali della Balena Bianca

diAchab
14 Luglio 2025
0

Anche quest'estate la Balena Bianca consiglia alcuni tra i dischi più interessanti usciti negli ultimi mesi.

Alta fedeltà: i consigli musicali della Balena Bianca

Alta fedeltà: i consigli musicali della Balena Bianca

diLa Balena Bianca
16 Dicembre 2024
0

Edizione 2024 dei consigli musicali natalizi della Balena Bianca.

Next Post
Sette consigli di poesia da un natale in fiamme

Sette consigli di poesia da un natale in fiamme

Dieci consigli di prosa, per sfuggire al natale

Dieci consigli di prosa, per sfuggire al natale

the_mastermind_film_recensione

The Mastermind: la blue note di Kelly Reichardt

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CATEGORIE

  • Blastare
  • Cinema
  • Da Zero a Dieci
  • DIDOc
  • Dieci per Dieci
  • Fumetti
  • Fuori dagli schemi
  • Interviste
  • L'occhio della madre
  • La baleRa bianca
  • Le storie
  • Letterature
  • Mappe
  • Naufragi
  • Nella pancia del vino
  • Plancton
  • Poesia
  • Premio Bergamo
  • Senza categoria
  • Senza impegno
  • Visit Palestine

IN EVIDENZA

Tommaso Di Dio, Poesie dell’Italia contemporanea
Letterature

Tommaso Di Dio, Poesie dell’Italia contemporanea

13 Dicembre 2023
Nella grande pianura di Umberto Bellintani
Poesia

Nella grande pianura di Umberto Bellintani

8 Aprile 2024
La Balena Bianca

La Balena Bianca – rivista di cultura militante
è un progetto dell’Associazione culturale La Balena Bianca.

info@labalenabianca.com

Privacy Policy Cookie Policy

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante

No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante