La Balena Bianca
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
La Balena Bianca
No Result
View All Result
Home Interviste

«Forse non c’è scampo. Ma la lotta non è impossibile». Intervista a Neige Sinno

Stella PolidiStella Poli
21 Novembre 2025
in Interviste, Letterature
0
«Forse non c’è scampo. Ma la lotta non è impossibile». Intervista a Neige Sinno

Neige Sinno è autrice, traduttrice e critica letteraria. Con Triste tigre (tradotto da Luciana Cisbani per Neri Pozza, 2024) vince il Premio Strega europeo e il Goncourt giovani. Recentemente è uscito un suo nuovo romanzo, La realidad (Neri Pozza, 2025). Stella Poli l’ha intervistata per la Balena, parlando con lei di scelte stilistiche, etimologie, lotta sociale, privilegio, ipotesi di scampo.


D: Le prime righe di Triste tigre si aprono con la dichiarazione che sono i cervelli dei carnefici quelli interessanti, mettersi al posto delle vittime è più semplice. Segue la descrizione, in fasi di un’asciuttezza quasi crudele, di un rapporto orale imposto a una bambina. Mettere al centro il carnefice è (anche) una provocazione? Un tentativo di minare il vittimismo? Quest’attacco, così abrupto, così duro, è un avvertimento?

    R: È una provocazione e, al tempo stesso, un invito a metterci di fronte alle nostre contraddizioni. Il fascino per la violenza, per i potenti, per gli aggressori è molto diffuso nelle nostre società. La cosa che, personalmente, io continuo a cercare di spiegarmi è come sia possibile far subire atti sessuali a dei bambini. Continuo a non capire e questo non capire mi perseguita. Questo si sente, nelle prime pagine del libro, come se fosse un tentativo di installare un’intensità nel tono, di entrare in argomento senza cedere all’ipocrisia, alle convenzioni sociali, e senza prendere la strada “consueta”. Può in effetti funzionare come un avvertimento (se riuscite a resistere, a sopportare queste pagine iniziali, allora forse potete leggere il resto, se no, passate oltre, abbandonatelo).

    D: La storia si intreccia a brani di altre narrazioni, Lolita fra tutte, quasi in rispecchiamento, o citazioni saggistiche, quasi come annessione bibliografica. È un raffreddamento della materia, un retaggio delle professioni accademiche? È un tentare di narrare “di sguincio”, di sponda?

    R: No, non credo. Le narrazioni incastonate nel testo mi permettono di inserire dei momenti di respiro, di prendere un po’ di distanza dalla trama autobiografica. Si riprende fiato, si prende aria, affinché ci si possa poi immergere più a fondo. È anche un modo per rendere visibile l’elaborazione del racconto, tessendo altre storie in quella che sto cercando di raccontare.

    D: Ci sono riflessioni sull’uso dei pronomi: sul fatto che a dire io siano sia la bambina di un tempo che la donna di oggi. Che, in ogni caso, non c’è estraneità, distanza, ma un solo presente, quell’io non è passato. È una storia che si può raccontare solo dicendo io? Non ha mai pensato di proteggere quell’io, schermandolo?

    R: Io scrivo romanzi che raccontano la stessa storia, o pezzi di questa storia, e sono libri che trovo persino validi. Sono diversi. Non si tratta veramente di nascondere l’io dietro ai personaggi, piuttosto di esplorare in altri modi il racconto. Quello che cambia soprattutto, fra fiction e non-fiction, credo sia il tacito contratto preso con il lettore. Adottando una voce autobiografica, radicata nella realtà e nei fatti, ci si pone e si pone il lettore in una posizione diversa rispetto a un testo in cui si può liberamente mescolare verità e invenzione. Nella saggistica, non c’è via di fuga: non si può pensare che la violenza sia un prodotto dell’immaginazione, ha un tipo di presenza diverso.

    D: La lista di motivi per non scrivere Triste tigre è molto bella, molto forte. Ne ha trovati altri, dopo averlo pubblicato?

      R: Ci sono sempre molte ragioni per non scrivere un libro. Potrei aggiungere, ad esempio, che lanciandomi in questa esplorazione autobiografica, ho avuto paura che le porte dell’invenzione, che ho sempre immaginato essere il mio regno, mi rimanessero poi sbarrate, precluse per sempre.

      D: Ho trovato molto interessante la riflessione sulla retorica del superamento del trauma, l’idea che sopravvivere sia in qualche modo encomiabile. L’illusione di salvarsi attraverso qualcosa, magari la letteratura, e poi il realizzare che non ci si salva. Che, dice, lei non è salva. È sconfortante, o terrorizzante, pensare che, a tratti, a fasi, ciclicamente, non si è mai salvi?

        R: Quello che mi sembra rilevante in questa retorica abusata sono i punti ciechi. Se scrivessi per salvarmi, questo giustificherebbe il fatto di scrivere? Quale sarebbe il posto del lettore in una letteratura che ha lo scopo di salvare il suo autore? …Se conoscessimo prima l’esito di una battaglia, varrebbe ancora la pena combatterla?

        D: In La realidad c’è un’attenzione speciale alle etimologie, al valore simbolico delle parole, a partire dalla realidad che non si riesce a raggiungere, all’estraneare qualcuno o a rimanere senza appigli e senza risposte, desmadre. C’entra con la necessaria ritraduzione di questo romanzo “fra più lingue”, questa attenzione quasi metalinguistica?

          R: Sì, è uno dei fils-rouges del libro. Volevo condividere con il lettore queste esitazioni, questi fraintendimenti e momenti di illuminazione che ci fa vivere l’imparare un’altra lingua, un altro modo di chiamare e vedere le cose. Da un lato, il linguaggio tradisce il reale, non permettendo mai davvero di dire la vita, ma, d’altro canto, aggiunge sorpresa all’esistenza, facendoci trovare significati inaspettati, maniere impreviste di raccontare quel che ci accade, mostrandoci angoli poco accessibili di noi stessi. La lingua è anche un luogo di passaggio, e di scambio, fra l’individuo e la collettività: porta con sé la storia di chi ci ha preceduto e diventa il mezzo attraverso cui possiamo riconoscere quest’eredità.

          D: Si riflette molto anche sul privilegio, sulla sua natura in qualche maniera ineluttabile, ma spesso complessa: sono intersezionali non solo le lotte, ma spesso anche i destini, creando nodi di privilegio e svantaggio, minorità e potere. L’umiliazione del privilegio e quella della sopraffazione non si elidono: anche qui non c’è scampo?

            R: Forse non c’è scampo. Il mondo è senza speranza. Ma la lotta non è impossibile, e comincia prendendo coscienza. Nominare le oppressioni e i privilegi, scoprire le strutture di dominazione e potere in cui siamo inseriti è un primo passo verso la decostruzione di questi meccanismi.

            D: «Le lotte, come la terra, come le strade, sono di chi ci lavora»? La lotta in qualche maniera attenua il privilegio, oppure, in realtà, lo sottolinea?

              R: La lotta sociale è un mezzo per cercare di smantellare dei sistemi di oppressione, presuppone che i privilegiati rinuncino al privilegio personale per accedere a qualcosa di più ampio, il bene comune. È in questo senso che lottare contro il proprio privilegio può diventare auspicabile – se no, perché rinunciare? Credo che si debba desiderare uguaglianza per tutte e tutti, non solo per gli oppressi o le minoranze.

              D: «Invito al secondo incontro internazionale delle donne che lottano. Nel primo incontro avevamo stabilito che dovevamo restare vive. […] Vogliamo che tu venga e che faccia ad alta voce la tua denuncia. Non perché la ascolti un giudice o un poliziotto o un giornalista, ma perché ad ascoltarla sia un’altra donna, molte donne che lottano. E così, sorella e compañera, il tuo dolore non sarà solo. E dai tanti dolori che si uniscono non uscirà solamente un dolore molto più grande, ma uscirà anche una rabbia, che sarà come un seme. […] E chissà, forse impareremo non solo a gridare di rabbia, ma anche a trovare il modo, il luogo e il tempo per gridare un mondo nuovo». Che sensazione ha prevalso nel toccare con mano una violenza sistemica, quasi identica, universale in mille storie? Davvero questo rito, questa grande assemblea zapatista, non è riuscito a essere un seme?

              R: È stata un’esperienza davvero strana, dove molte sensazioni si sommavano, talvolta contraddicendosi. Ho provato sconforto nel vedere che la violenza sistemica contro le donne è ovunque, in forme diverse a seconda dei contesti e delle culture, ma sempre strutturale, pervasiva. Spesso resta inespressa, nel silenzio, e dirla invece collettivamente, ascoltare molte enunciazioni personali, è stata un’esperienza forte. Non vogliamo più silenzio, vogliamo che la nostra rabbia sia ascoltata, ma questo non basta, non può bastare, è necessario che sia l’inizio di un cambiamento reale, radicale. Questo desiderio di emancipazione è un piccolo seme, una piccola fiamma che ciascuna di noi ha portato con sé, con la missione di farla crescere, divampare, ognuna a suo modo, dovunque andiamo.

              Scarica articolo in PDF
              Tags: letteratura contemporanealetteratura franceseNeige SinnoNeri PozzaPremio Strega Europeo
              Stella Poli

              Stella Poli

              Stella Poli è una precaria universitaria. Scrive e prova a essere militante in tanti frangenti della sua esistenza. A volte, perciò, la si trova raggomitolata da qualche parte, ché è un mondo difficile. Per la balena bianca dirige la sezione Mappe e collabora a tutte le altre.

              Post Correlati

              Il passato come sangue (masticato)

              Il passato come sangue (masticato)

              diManuela Marega
              12 Dicembre 2025
              0

              Francesco Aloia, con la sua opera prima, ci consegna un flusso sanguigno e narrativo che cerca di fare i conti con il passato.

              Malinconia per anticipazione. Il viaggio d’inverno di Georges Perec/Il viaggio d’inferno  di Jacques Roubaud

              Malinconia per anticipazione. Il viaggio d’inverno di Georges Perec/Il viaggio d’inferno di Jacques Roubaud

              diJacopo Narros
              10 Dicembre 2025
              0

              L’idea è semplice: un giovane professore annoiato scopre, nella biblioteca della casa di campagna di un amico, un libretto di un autore romantico mai sentito nominare...

              Next Post
              IT: Welcome to Derry e la topografia del male

              IT: Welcome to Derry e la topografia del male

              Alta quota, dal basso: Controstoria dell’alpinismo

              Alta quota, dal basso: Controstoria dell’alpinismo

              Wilma: il caso Montesi, parola per parola

              Wilma: il caso Montesi, parola per parola

              Lascia un commento Annulla risposta

              Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

              CATEGORIE

              • Blastare
              • Cinema
              • Da Zero a Dieci
              • DIDOc
              • Dieci per Dieci
              • Fumetti
              • Fuori dagli schemi
              • Interviste
              • L'occhio della madre
              • La baleRa bianca
              • Le storie
              • Letterature
              • Mappe
              • Naufragi
              • Nella pancia del vino
              • Plancton
              • Poesia
              • Premio Bergamo
              • Senza categoria
              • Senza impegno
              • Visit Palestine

              IN EVIDENZA

              io_e_te_bertolucci_film
              Cinema

              Bertolucci e la trilogia dello Spazio chiuso

              12 Novembre 2012
              Voler bene a Gipi
              Letterature

              Voler bene a Gipi

              20 Gennaio 2020
              La Balena Bianca

              La Balena Bianca – rivista di cultura militante
              è un progetto dell’Associazione culturale La Balena Bianca.

              info@labalenabianca.com

              Privacy Policy Cookie Policy

              © 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante

              No Result
              View All Result
              • Letterature
              • Poesia
              • Cinema
              • Naufragi
              • Mappe
              • Premio Bergamo
              • Sostieni la Balena
              • Ciurma

              © 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante