La Balena Bianca
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
La Balena Bianca
No Result
View All Result
Home Letterature

Verità possibili: Come ne usciremo a cura di Fabio Deotto

Irene CecchinidiIrene Cecchini
22 Ottobre 2025
in Letterature
0
Verità possibili: Come ne usciremo  a cura di Fabio Deotto

Testi di Francesca Coin, Meehan Crist, Sergio Del Molino, Claudia Durastanti, Omar El Akkad, Vincenzo Latronico, Chigozie Obioma, Angela Saini


Di fronte alla crisi climatica appare sempre più urgente mettere in discussione le nostre consuete categorie cognitive e ripensare in profondità il nostro rapporto con l’ambiente e con l’altro. Timothy Morton introduce il concetto di hyperobject per descrivere entità che sfuggono alla comprensione umana; Karen Barad propone invece l’immagine degli entanglements – intrecci – tra sfera naturale e sociale; Jane Bennett, parla di vibrant matter per indicare il non-umano. Di fronte alle nuove sfide intellettuali imposte dall’emergenza ecologica, Fabio Deotto appare una delle voci italiane che meglio ha saputo raccogliere e riformulare in maniera personale questi stimoli teorici e immaginifici.

Nel suo precedente lavoro, L’altro mondo (2021), Deotto riesce a dare una forma narrativa originale ed efficace al tema del cambiamento climatico, mettendo in discussione gli inconsci pregiudizi cognitivi che ci tengono ancorati a una visione esclusivamente antropocentrica. Per «rompere lo schermo che ci rende ciechi di fronte alla degradazione» del pianeta, Deotto intreccia reportage, storia culturale, immaginazione e conoscenze scientifiche, seguendo il filo conduttore di un viaggio su scala globale.

Lo stesso avviene in Come ne usciremo (Bompiani 2025), libro curato da Deotto con l’obiettivo di sfidare di nuovo il lettore, ribaltando la rappresentazione tradizionale della crisi climatica proiettata in un futuro distopico e apocalittico a vantaggio di una visione più ottimistica; nel farlo struttura l’opera attraverso una sapiente combinazione di finzione e speculazione sotto il segno del what if.

Con un apparente cortocircuito, Deotto combatte lo spettro del “bias di normalità” (contro cui già si scontrava in L’altro mondo) dandogli forma narrativa. A livello cognitivo, questo bias indica la propensione dell’essere umano a credere che il futuro si svolgerà secondo le stesse dinamiche del passato; ciò ci rende refrattari al cambiamento, incapaci di sviluppare una reale consapevolezza o un autentico senso di timore, e rischia così di generare una pericolosa tendenza a ignorare i segnali d’allarme e a sviluppare una sorta di cecità percettiva. Quasi a certificare la validità del bias, la cornice narrativa di Come ne usciremo è ambientata nel 2040, in un futuro prossimo in cui il collasso non si è verificato, anzi gli ecosistemi si stanno ripristinando grazie all’abbandono totale dei combustibili fossili, e le disuguaglianze sociali ed economiche appaiono meno pressanti. Qui si muovono l’adolescente Michele, rappresentante della nuova generazione “Gen-T” – poco interessata ad internet e al cellulare, amante della letteratura e fiduciosa nel futuro – e Deotto-personaggio, zio di Michele e adulto boomer agli occhi del nipote poiché perennemente inquieto e sospettoso per via delle difficoltà dei decenni precedenti.

Di fronte alla dichiarazione ufficiale del World Development Report 2040 della Banca Mondiale sulla fine dell’emergenza globale, Deotto-personaggio “diventa” Deotto-curatore, dando corpo all’idea di collezionare un’antologia di articoli risalenti agli anni precedenti e scritti da coloro che Deotto ribattezza Nuñez del presente (rifacendosi al racconto di H. G. Wells Il paese dei ciechi) per ammonire il nipote Michele:

la mia speranza è che sovrapponendo questi otto sguardi possa cogliere la trama complessa della situazione in cui ci troviamo e, magari, nel silenzio protetto della sua mente, trovi il coraggio di mettere in dubbio ciò che tanto lo conforta.

Ora, l’impianto della cornice narrativa funziona bene nel raffigurare la nostra tendenza a sminuire gli enormi problemi della società contemporanea e gioca benissimo con la domanda “va bene, non è andata così male, ma siamo poi così sicuri?” grazie all’intersezione di scritti saggistici che raccontano di un passato recente in realtà abbastanza disastroso e di un possibile futuro poi non così roseo. Deotto-curatore mette in relazione in modo intelligente il tempo futuro della cornice e il tempo passato semi-distopico dei racconti (semi perché comunque si è già a conoscenza di un futuro migliore), portando il lettore a muoversi tra due tempi posti a così poca distanza dal nostro che tutto potrebbe parlare di oggi e dell’imminente domani. Questa struttura crea così un effetto di reale che disorienta il lettore, costretto a creare continui paralleli con la situazione attuale.  

La scelta di questi espedienti però non sempre riesce sul piano puramente narrativo; ad esempio, le figure di Deotto-personaggio e Michele rappresentano la prima battuta d’arresto del libro. I due protagonisti appaiono fin da subito palesemente confezionati in ruoli rigidi e poco adatti a suscitare empatia nel lettore: da un lato, un giovanissimo intellettuale che parla con la sua amica di poesia e che quindi ha ben poco da condividere con la generazione a cui dovrebbe rivolgersi (si presuppone la Gen Z); dall’altro un adulto che appare didascalico e paternalista (di conseguenza poco appetibile per i Millenials).

Per quanto riguarda gli otto Nuñez, scelti da Deotto-curatore per far aprire gli occhi ai lettori sulle crisi in atto e/o possibili – climatica, sociale, economica –, non riescono del tutto ad evitare il rischio di diventare nuove Cassandre. Deotto è bravissimo a selezionare scrittori e scrittrici italiane e internazionali, molti dei quali esperti in determinate tematiche, e a chiedere loro di sviluppare non racconti di fiction, ma saggi brevi di speculative nonfiction, genere ibrido che mescola elementi speculativi – spesso associati alla fantascienza – con l’approccio espositivo tipico della saggistica tradizionale; l’obiettivo di questa scelta è quello di sondare questioni del mondo reale attraverso estensioni immaginifiche che ne mettano in luce le complessità.

Tra i Nuñez, Omar El Akkad, giornalista e scrittore canadese-egiziano che si è occupato di terrorismo internazionale (e che davvero ha recentemente pubblicato Un giorno tutti diranno di essere stati contro (2025), resoconto e riflessione sul genocidio in atto a Gaza), nella cornice finzionale segue e studia dal 2037 tutti i processi che la Corte di Giustizia dell’Aia ha portato avanti contro le politiche di shadowing, l’insabbiamento da parte degli Stati delle morti legate al cambiamento climatico; Meehan Crist, scrittrice e giornalista americana che pubblicherà presso Random House Is It Ok to Have a Child? , descrive i movimenti per la giustizia riproduttiva e il loro legarsi alla transizione ecologica, mentre Francesca Coin, sociologa del lavoro e scrittrice di Le grandi dimissioni (2023), racconta i benefici della settimana corta introdotta nel 2031 e si interroga su come garantirla in ogni ambito del lavoro anche in futuro. L’efficacia di questi testi dipende dal fatto che le reali competenze di autori e autrici sono proiettate verso potenziali ricerche applicate, invece, a eventi e fatti futuri e ipotetici.

Vincenzo Latronico e Claudia Durastanti calano i loro saggi finzionali direttamente in Italia per parlare di diritto all’abitare e di aree interne. Latronico sceglie di registrare con taglio giornalistico l’evoluzione del territorio dell’Agro Pontino che dal 2031 diventa gradualmente una colonia berlinese: Katharina von Mühlefeld, già ideatrice di start-up contro il caro affitti, abbandona la grande città e inizia un processo di gentrificazione che escluderà velocemente i locali laziali. Allo stesso modo il saggio di Durastanti riflette sugli equilibri e la gestione dell’Italia interna e descrive il nuovo programma di esplosioni controllate inaugurato dal Decreto Italia Completa il Paese finalizzato a demolire o a ricostruire edifici incompiuti per ridare vita alle aree interne. Il superfluo e l’incompiuto, elementi ideali per esercitare l’attenzione e ricordare le scelte sbagliate, non sembrano più avere alcun valore:

Il tentativo di riabituare il nostro sguardo rispetto ai traumi del passato e di intravedere le forme del bello anche nell’inutilità non è riuscito: pare che l’unico modo di affrancarsi dalla vergogna di qualcosa che non ha funzionato sia sottoscrivere quelle esperienze attraverso una successione di nuvole incendiarie che si ingoiano i palazzi, creando fosse nel terreno destinate a sparire nell’arco di una stagione.

Porto nello specifico l’esempio di Durastanti perché tratta di una questione a me molto cara che mi ha spinto ad interrogarmi su quale effetto di avvicinamento questo testo antropologico-filosofico possa realmente suscitare in un lettore non abituato a scritture saggistiche e ricercate nel lessico e nel discorso. La scelta di scrivere speculative nonfiction intorno alla crisi climatica ha in sé la possibilità di discutere questioni complesse attraverso il filtro della narrativa – presenza di personaggi, situazioni e ritmi più fruibili –; nell’antologia questo incontro, ormai molto codificato in letteratura, non raggiunge a pieno le sue potenzialità, per restare spesso sbilanciato su un taglio giornalistico e su un registro alto. Lo scrittore che riesce meglio nell’impresa è Latronico, che con Katharina von Mühlefeld e la scia di start-upper berlinesi alla ricerca di bei panorami e buon cibo, immagina e sviluppa una situazione specifica abbastanza surreale – ma in fondo poi non così tanto – e l’arricchisce di scene e figure narrative.

Finita la lettura degli articoli, Deotto-curatore e Deotto-personaggio, con l’ennesimo fare un po’ boomeriano, ammettono che l’obiettivo dei testi non è spaventare Michele né i lettori, quanto spingerci a considerarci una comunità sempre provvisoria che necessita di plurimi punti di vista e di capacità d’ascolto: “Tutti siamo in parte ciechi e in parte Nuñez”. Forse, però, questo obiettivo riescono a raggiungerlo solo in parte.


Fabio Deotto (a cura di) Come ne usciremo, Milano, Bompiani, 2025, 180 pp., € 18,05.

Con saggi di Francesca Coin, Meehan Crist, Sergio del Molino, Claudia Durastanti, Omar El Akkad, Vincenzo Latronico, Chigozie Obioma, Angela Saini.

Scarica articolo in PDF
Tags: Bompianicambiamento climaticodistopia ecologicaEcocriticaletteratura italiana contemporaneanon-fictionsaggistica
Irene Cecchini

Irene Cecchini

Ricercatrice all'Università di Aix-Marseille, ha svolto il suo dottorato all'Università di Gent con una tesi sul rapporto tra elemento ecologico e romanzo contemporaneo italiano. Suoi saggi sono apparsi su varie riviste accademiche e online. Ama le montagne appenniniche, dove collabora all’organizzazione del Festival FogliaTonda per promuovere le aree interne.

Post Correlati

Il passato come sangue (masticato)

Il passato come sangue (masticato)

diManuela Marega
12 Dicembre 2025
0

Francesco Aloia, con la sua opera prima, ci consegna un flusso sanguigno e narrativo che cerca di fare i conti con il passato.

Malinconia per anticipazione. Il viaggio d’inverno di Georges Perec/Il viaggio d’inferno  di Jacques Roubaud

Malinconia per anticipazione. Il viaggio d’inverno di Georges Perec/Il viaggio d’inferno di Jacques Roubaud

diJacopo Narros
10 Dicembre 2025
0

L’idea è semplice: un giovane professore annoiato scopre, nella biblioteca della casa di campagna di un amico, un libretto di un autore romantico mai sentito nominare...

Next Post
Il ciclismo autentico di Gianni Brera

Il ciclismo autentico di Gianni Brera

«Liste che mi diano la misura». Ugo Coppari e la Guida all’installazione di un futuro me

«Liste che mi diano la misura». Ugo Coppari e la Guida all’installazione di un futuro me

Giulia Massini, Idoli

Giulia Massini, Idoli

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CATEGORIE

  • Blastare
  • Cinema
  • Da Zero a Dieci
  • DIDOc
  • Dieci per Dieci
  • Fumetti
  • Fuori dagli schemi
  • Interviste
  • L'occhio della madre
  • La baleRa bianca
  • Le storie
  • Letterature
  • Mappe
  • Naufragi
  • Nella pancia del vino
  • Plancton
  • Poesia
  • Premio Bergamo
  • Senza categoria
  • Senza impegno
  • Visit Palestine

IN EVIDENZA

La baleRa bianca

Caduta e rinascita di Sergei Rachmaninov

27 Marzo 2013
#POP20: Un monologo a due. “Scavare” di Giovanni Bitetto
Letterature

#POP20: Un monologo a due. “Scavare” di Giovanni Bitetto

26 Settembre 2020
La Balena Bianca

La Balena Bianca – rivista di cultura militante
è un progetto dell’Associazione culturale La Balena Bianca.

info@labalenabianca.com

Privacy Policy Cookie Policy

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante

No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante