Pascoli coff coff
A chi non è mai capitato di pensare alla storia letteraria del Novecento italiano, nonché ai vari e incredibili personaggi che l’hanno contraddistinta, non tanto – come scontato – attraverso una lente di taglio storico oppure critico letterario, quanto piuttosto a un livello più profondo, personale e umano, basato in particolar modo su quelle sbalorditive quanto fantasmatiche figure, uomini e donne, che scrivendo hanno in un certo modo condizionato la loro come anche la nostra storia (in primis tra i banchi della scuola media e del liceo).
In particolar modo, non ci è difficile ricordare – o altresì immaginare per i più anziani – come durante le noiose, noiosissime ore di lezione venissimo ogni qual volta messi a conoscenza di un certo qualcuno, famos* poet* o scrittor*, senza che da questo – processo di lettura e studio – emergesse mai la reale identità di un individuo, la sua soggettività. Ciò che rimane del vecchio letterato è quindi esclusivamente quella parola – nel caso per esempio dei poeti – con la P, ormai costretta, per esigenze tempistiche e scolastiche (tipicamente ipermoderne), alla mera e spoglia esibizione di sé nella formula magari di un ritratto o di un’immagine a colori con annessa scheda biografica strabordante di informazioni sull’opera e la vita (totalmente priva però di umanità, di vissuto, di legame affettivo).
Ecco forse, sarà capitato a chiunque in quel momento almeno una volta, forse per esigenza di riempire un vuoto di conoscenza o per semplice necessità di sfuggire quantomeno mentalmente da quella interminabile lezione, di ragionare – anche seriamente – sulla possibile identità umana di queste persone, sul loro probabile – solo per noi – modo di essere e comportarsi nel loro quotidiano vivere. Perché solo a partire da questa assenza nel discorso scolastico che poi, quasi sicuramente – a chi più a chi meno –, sarà sorta anche quella morbosa curiosità verso nuove, diverse e ulteriori informazioni su un* specific* autore o autrice con cui magari si ha avuto necessariamente a che fare. E da questo sentimento che poi si inizia a far strada il morbo di tutte quelle possibili conoscenze-in-più capaci anche di smentire, modificare o confermare – in fieri di ragionamento – quelle così nostre fantasiose quanto plausibili teorie.
Arrivati a questo punto, non ci stupisce allora come, giunti su youtube per disperazione di ricerca, ci si possa imbattere e persino sorprendere di quei minimi dettagli umani (gesti, movimenti, modi di parlare) catturati magari da una vecchia cinepresa del secolo scorso, durante quella che sembra una semplice intervista. Perché è nella ossessiva ricerca di inoppugnabili verità umane – capaci anche di intaccare questa o quest’altra angelicata figura della letteratura italiana – che si può arrivare a meravigliarsi o esaltarsi alla vista persino di un semplice quanto iconico frame, in cui Montale per esempio tossisce, subito dopo aver pronunciato il nome di Pascoli.
Qui è consultabile una terrificante quanto indicativa playlist, presente su youtube, in cui sono raccolte le più disparate quanto imbarazzanti rivisitazioni del suddetto momento:
Schifo o pietà
A partire quindi da questo morboso quanto curioso stimolo, tipicamente umano, e forse nella più vana quanto disperata ricerca di una certa umanità, che tenteremo – proprio attraverso questa rubrica di interviste – di interrogare alcuni giovani poeti italiani, cercando anche – prima del tempo – di salvarli da quella loro possibile o meno consacrazione a icona, a immagine divinizzata di un secolo di stampo etereo.
Per fare questo però non si può che affidarci – come sempre accade – anche in questo caso al passato, rievocando dalle ceneri del secolo scorso un certo modo di fare intervista, uno di quelli che è stato – già nel secolo scorso –, per certi versi, il migliore in termini avanguardistici e di restituzione allo spettatore di una specifica e umanissima rappresentazione della figura del letterato, una quanto più utile al nostro intento. Ovviamente stiamo parlando di una delle interviste condotte da Pasolini nel suo documentario Comizi d’amore.
È infatti innegabile come effettivamente esista, almeno nell’immaginario del morboso ateo-letterario, un gradino successivo a quel famoso colpo di tosse montaliano, il frame cioè (ulteriormente iconico) in cui Pasolini, con il suo microfono e la piena compartecipazione di una cinepresa addetta a filmare, si rivolge per la prima e unica volta alla figura del Poeta Ungaretti, interrogandolo sul tema della “anormalità sessuale” in quello che appare effettivamente essere, al pari delle altre interviste e a esclusione di quelle con Moravia e/o Musatti (quest’ultime intese all’interno della pellicola come delle vere e proprie meta-interviste), una tranquilla e normalissima giornata al mare dell’uomo Ungaretti, un momento umano che per natura stessa sfuma ogni secondo di più verso quello sfondo antropico e al contempo balneare, a tratti tipico del riminese e a tratti tipico invece del sanremese.



i professori, nonché giovani poeti intervistati nelle prossime settimane saranno:
- Clarissa Arvizzigno
- Silvia Atzori
- Sandra Branca
- Diletta D’Angelo
- Riccardo Frolloni
- Riccardo Innocenti
- Demetrio Marra
- Simona Menicocci
- Dimitri Milleri
- Giuseppe Nibali
- Anna Papa
- Antonio Perozzi
- Letizia Polini
- Marilena Renda
- Giulio Zambon







