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Congedarsi dall’esistenza per sconfiggere il tempo: il Paradiso demotivato di Michele Masneri

Giammarco RossidiGiammarco Rossi
25 Giugno 2025
in Letterature
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Congedarsi dall’esistenza per sconfiggere il tempo: il Paradiso demotivato di Michele Masneri

Immaginate un incontro con il tempo, immaginate questo incontro svolgersi all’interno di una bolla perfetta dalla quale è impossibile uscire. Questa bolla si chiama Paradiso, romanzo di Michele Masneri pubblicato da Adelphi nel giugno 2024. Galeotto fu quel viaggio a Roma potrebbe dire Federico Desideri, il giovane protagonista del romanzo, giornalista di poche speranze che scrive per la rivista letteraria Comic Sans e che un giorno d’estate deve lasciare Milano per intervistare Mario Maresca, regista eccentrico e vincitore del premio Oscar. Il giornalista non vorrebbe andare a Roma ma deve: attorno a questa scelta obbligata Masneri costruisce una storia delicata e tagliente, malinconica e grottesca; non solo per i personaggi, ma anche per l’ambientazione romana, molto distante da quella milanese a cui è abituato Federico:

Uscito dalla stazione Termini si fa guidare da Google Maps, va dritto e arriva a un’imponente fontana, con centinaia di taxi che le ronzano intorno. […] Scende lentamente lungo quella stradona equatoriale, stordito dal caldo e dai gruppi di turisti che rotolano a valle mentre i loro trolley rimbalzano sui marciapiedi dissestati, emettendo un lamento metallico costante (pp.19-20).

Eppure, ridurre la riflessione che questo romanzo porta con sé alla sola dicotomia Roma-Milano, all’eterno derby di luoghi comuni, sarebbe ingiusto, oltre che sbagliato. Federico, come visto, è frastornato e disorientato: Roma è una giungla urbana decadente con un fascino austero e sinistro, a tratti anche stereotipato. Una sera, su suggerimento di Salvatore (il direttore di Comic Sans), Federico si ritrova nell’attico di Piazza di Spagna di Willy Vannetti, dove si consuma una festa che sembra uscita direttamente da La terrazza di Ettore Scola, con personaggi dai tratti felliniani o sorrentiniani. Qui, tra attori, registi, giornalisti e «vecchi camerieri in uniforme bianca e oro [che] cercano di arginare la straripante energia dei romani affamati» (p. 23) Federico conosce Barry Volpicelli, chiamato da tutti “l’americano”, in quanto è stato lui ad ispirare il protagonista di America Latrina, il capolavoro di Mario Maresca. Federico incalza più volte Barry, che pare sì disponibile ma anche restio. Successivamente lo incontra in un bar, si imbuca in un pranzo con la sua comitiva e gli chiede costantemente di Maresca. Quando il giornalista sta per abbandonare la pista Volpicelli ecco che l’americano cambia atteggiamento nei confronti del ragazzo. Sfrecciando sulla sua leggendaria Rolls Royce per una giornata intera, Barry porta Federico alla scoperta di una Roma che non si vede in nessuna pubblicità, una città di nicchia appartenente a epoche lontane, quando la turistificazione non aveva ancora preso il sopravvento. Il viaggio si conclude con l’arrivo al Paradiso, un luogo quasi metafisico in cui il tempo non sembra avere alcun potere.

Mentre la Rolls avanza su una strada sterrata, al di là del muraglione vede intorno a sé solo campi di granturco appena tagliato. […] Ai lati, nei campi verdi-gialli, grandi balle di fieno che paiono sculture. In mezzo, un bosco al di sopra del quale svetta una torre, quasi a difendere quel luogo dal mondo esterno. Non può che essere il Paradiso, pensa, preso da uno strano incantamento (pp. 55-56).

La torre che svetta a difesa del Paradiso evoca un tipo di ambientazione che appare distante dalla narrazione di Masneri, eppure gli elementi di raccordo sono notevoli: si tratta della Fortezza Bastiani de Il deserto dei Tartari. In fondo, il piccolo dramma esistenziale di Federico e Barry Volpicelli richiama quello consumato da Giovanni Drogo e il capitano Ortiz, ma il vero punto di contatto, come detto, è tra la Fortezza e il Paradiso: due luoghi che resistono al tempo e, anzi, sembrano addirittura in grado di sconfiggerlo.

[…] tutti là dentro parevano essersi dimenticati che in qualche parte del mondo esistevano fiori, donne ridenti, case allegre e ospitali. Tutto là dentro era una rinuncia, ma per chi, per quale misterioso bene?[1]

Questa è l’immagine che Buzzati fornisce delle persone che vivono nella Fortezza e non sembra molto distante dal Paradiso. Anche Federico si imbatte in conoscenze pittoresche, come se uno scrittore si fosse divertito a creare personaggi ad hoc per quel posto bizzarro, ma affascinante, magnetico. Sprazzi di umanità decadente, come gli arredi usurati che conservano il loro antico fascino, nonostante la patina di polvere che li ricopre: «Gli ospiti […] paiono dei docili fantasmi» (p.152). L’alienazione dell’individuo contemporaneo è una condizione ben osservata da Masneri. Il senso di sfiducia nei confronti della realtà presente è un tratto comune con l’opera di Buzzati e, non a caso, i personaggi dei due romanzi cercano di reagire con un graduale quanto deciso abbandono della società di cui fanno parte, ma in cui non si riconoscono. L’unico elemento di rottura è proprio Barry Volpicelli che, nonostante tutto, non si arrende alla vita, e, pur abbandonandosi alla malinconia, lo fa sempre con brio ed estro. In passato ha conosciuto il mondo, ha viaggiato per poi farsi assorbire dalla staticità di Roma e del Paradiso:

A Roma ogni entusiasmo viene punito, è la colpa più grave di tutte, perché se mostri entusiasmo per qualunque cosa gli altri, essendo morti, si sentono subito offesi, colti in fallo […] I romani non tollerano che tu te ne vada. Basta che stai via due mesi, basta che vai a Milano: sei quello che se n’è andato. Temono il confronto, temono che tu vedendo altra roba sgami quant’è falso il mito della città più bella del mondo (pp.116-17).

Ecco che Roma si fa prigione d’oro, misura di tutte le cose, antidoto contro il tempo ma che porta con sé dei forti effetti collaterali: la malinconia e la cecità. Lo stesso Federico viene avviluppato nelle spire del Paradiso; lui che – proprio come Drogo con la Fortezza – a Roma nemmeno voleva andarci, si ritrova invece in una dimensione difficile da definire. È il caso a scegliere per lui e per la prima volta, forse, si sente appagato: senza il peso delle aspettative, senza l’ansia della frenesia del dover programmare ogni cosa, di vivere una vita scandita e organizzata. «Il viaggio finisce a questa spiaggia/che tentano gli assidui e lenti flussi»[2]: per Federico e per Drogo, per la loro scelta di consegnarsi al caso e di congedarsi dall’esistenza. Destinare la propria vita all’eterna attesa consumata tra le sicure mura di una Fortezza o tra le casette diroccate e corrose del Paradiso, diventare spettatori della propria esistenza e arrendersi alla corrente degli eventi da cui è comunque impossibile sottrarsi. In Paradiso si combatte il dinamismo che scandisce con rigore la quotidianità di tutti attraverso la lentezza, con la consapevolezza che l’unico modo per poter “fermare” il tempo è far sì che questo non abbia più potere e influenza su nessuna azione da compiere.


Michele Masneri, Paradiso, Milano, Adelphi, 2024, pp. 187, 18€


[1] Buzzati D. Il deserto dei Tartari, Mondadori, Milano, 1970, p.41.

[2] Montale E. Casa sul mare, in Dell’Aquila M. Poesia e letteratura vol. iii, Angelo Signorelli Editore, Roma, 1979, p. 325.

Tags: letteratura italiana contemporaneaMichele MasneriRomaromanzo
Giammarco Rossi

Giammarco Rossi

Giammarco Rossi è una persona assolutamente normale, come tutte le altre. Comparatista laureato in Filologia moderna, scrive racconti e articoli di critica letteraria.

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