La Balena Bianca
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
La Balena Bianca
No Result
View All Result
Home Poesia

Timidi piromani. «Saggio sulla paura» di Miliucci

Massimiliano CappellodiMassimiliano Cappello
29 Giugno 2022
in Poesia, Senza categoria
0
Timidi piromani. «Saggio sulla paura» di Miliucci

C’è un’aria dimessa e feroce che gira per Saggio sulla paura di Fabrizio Miliucci (Pietrevive, 2022). Come di chi, in uno qualunque degli snodi ferroviari delle vostre città (che per comodità qui chiameremo Roma Termini), si aggirasse passo dopo passo, a testa bassa, relativamente innocuo, ma brandendo un accendino pronto a dare o a fare fuoco: chissà cosa auspicando, cosa temendo. “Certi giorni io avrei solo voglia di fare una grande fiammata e di scriverci sotto questa è la vita” (p. 11).

Si apre così il libro, del resto: con una dedica al “grande amico” Carlo Bordini che suona come una sommessa accordatura della voce che dice “io” nei testi:

 Caro Carlo,

 io mi volevo ammazzare. Sono giorni che vado a vuoto come un fesso
 e ho il terrore che questa infelicità sia diventata il mio unico spasso. Ho io
 il tuo accendino, quello marrone. Non mi faccio, non faccio praticamente 
più niente
 non sono praticamente nessuno. Hai ragione, la poesia è un encefalogramma.
 Sto scrivendo questa poesia alla stazione, mentre cammino, a testa bassa.
 Ho deciso di scrivere un saggio sulla paura – lei non mi dice più niente.

Galeotto fu l’appizzo, insomma: anche considerando che Bordini a sua volta l’aveva sgraffignato in versi al caro Attilio (Poesia rimasta in un cassetto, in Sasso, 2008). Un pattern ricorrente, pare, tra chi fuma e chi fa uso, un gioco reiterato sul filo della proverbiale lama.

Quindi sì, ci sono sempre almeno i resti di qualcosa di truffaldino e tossico, nelle poesie (e forse ancora di più nelle ragioni delle poesie, qualsiasi cosa voglia dire). Un testimone minimo e tascabile da ricevere o sottrarre. 

Ma non è la sola cosa da sottrarre. E infatti Saggio sulla paura è anche un evidente esempio di discorso “veramente finto”. L’immagine di questo Bloom, come in certi odierni software, è insieme perturbantemente naturale e contraffatta, patita e voluta. Non come chi vuole diventare ciò che è, ma più come una cavia che gestisce e parla questa lingua in un ambiente suo malgrado estetico: i “giorni di global warming” in una roma minuscola, equivalente ad altri luoghi, dove la luce di una fine che non smette “acceca” tanto e più di quanto non ferisse in altri tempi quella del futuro.

Chi avesse avuto modo, negli ultimi anni, di leggere gli inediti di Miliucci qua e là per l’online, ora (com’è naturale, probabilmente) troverebbe le versioni a stampa di Saggio sulla paura leggermente modificate. Nulla di strano, per l’appunto; non fosse che queste modifiche puntano in una direzione che non è propriamente il labor limae, ma la bruciacchiatura o l’incenerimento dei versi come forma di “preparazione”, appunto, di un discorso finto-dimesso, finto-prosastico, finto-incantabile. Ma disincantato, cantabilissimo. La rinuncia impassibile a qualsiasi forma di esergo o paratesto ne è la logica conseguenza.

Tutto, in Saggio sulla paura, insiste sul molto (spacciato per poco) che c’è. Le sei sezioni sembrano giocarsi tutto sull’ossimoro e il pastiche, tra il pop il colto e il burocratico (almeno Il presente domani, La dolce vita agra, Il bene chiaro; in mezzo, variamente, Gli errori, Città aperta, La deficienza: al lettore la ricostruzione). Vogliono segnalare la malafede con cui sono perpetrate; e la necessità della contraffazione di fronte a tanto falso.

Avanzare mascherati, dunque, insistendo sulla maschera. Ma rispetto al larvatus prodeo cartesiano, Miliucci è più paratus (nel senso insieme bellico, “mimetico” e strategico che si esprime nel camouflage). Muovere una voce incespicante tra le sue storie “vere e verissime” e le sue ossessioni, esasperate e silenziate insieme (tra sur- e iper-realismo); sollecitare in chi volesse leggere una presa di coscienza della maschera che porta e di quelle che potrebbe portare; già disciolte o sgretolate, come tutte. Come tutto. 

Occhio quindi a cadere con tutte le scarpe nei doppi fondi di un’analisi di fase, o generazionale, o familiare o intima o psicotica. Per quanto ogni delirio, paranoia o angoscia dimori nei testi come nei contesti. Per quanto di lavoro, di nevrosi, di famiglia, frode, furia, lutto o depressione ci si parli o meno, “nella vita”. Siamo un po’ tutti le affrante bestiole. Vestire quindi ancora, più o meno ironicamente o letteralmente, la casacca dell’Internazionale crepuscolare, nella sua variante rivoluzionario-timida. Che sia una scelta o meno.

Delle parole, ci si scorda; figuriamoci dei versi. E il fare poesia dei poeti comunica spesso soltanto un brevetto formale, come la fissità cangiante di un modello o di un profilo convincenti. Eppure, di certe cose si parla ancora meglio in versi, “piuttosto anziché no”. Si tratta allora di capire quale sia il dettaglio sovrimpresso e quale sia lo sfondo, quale il quadro e quale la cornice. Questo libro, in questo senso, è un’occasione per rimanere col dubbio, ma formulandolo per bene.

Ciò forse basterebbe a collocare Saggio sulla paura entro una precisa linea. Ma a questo male dei compilatori si dovrebbe forse preferire la ricerca di un senso possibile per questo libro e questa voce. Di cosa possa fare e farci fare. E allora, per dirne una, l’illusorietà della distanza che separa l’ars poetica da quella saggistica. La quale starebbe, stando al gioco, nel comunicare nell’ordine dei concetti quanto in poesia si fa per una forma.

In un libro che, diciamolo, contiene molta prosa (più o meno in prosa), la poesia è spesso vestita da poesia; più o meno dichiaratamente passatista, più o meno lirica, purché sia. Ma l’una non è certo meno raffinata di quell’altra. Si tratta di dirsi le cose come (purtroppo, ancora) stanno, insomma; di giocare su due tavoli e, conseguentemente, contro due banchi.

Si potrebbe allora dire con tranquillità (ma scorrendo il dito sulla ruota zigrinata di quell’accendino di cui sopra) che questi testi possono benissimo essere letti come d’avanguardia o di ricerca. Per quel tanto di voluto o di volontario che li agita come manichini, in questo negare-affermare ordini di verità paralleli con contraddizione reiterata. 

una smania che non è desiderio e nemmeno indifferenza
(p. 10)

Ma non è alienazione, è qualcosa che non sappiamo spiegare
(p. 29)

Ma non è il trauma, non si tratta di questo, questo non basta
(p. 43)

Di cosa si tratta, dunque? Che cosa ci basterà? 


F. Miliucci, Saggio sulla paura, Locorotondo, Pietrevive, 2022, €12.


in copertina: Ruben M. Jungi, 2022

Scarica articolo in PDF
Tags: Fabrizio MiliucciPietre Vive editorepoesia contemporanea
Massimiliano Cappello

Massimiliano Cappello

Insegna letteratura italiana contemporanea all’Università di Bologna, Traduzione letteraria alla Statale di Milano, Scrittura professionale e Scrittura per i media alla IULM. È autore dei saggi "Poetiche della ragione critica. Zanzotto Giudici Raboni" (Mimesis 2024), "Lo specchio e la lama. Giorgio Cesarano tra poesia e critica radicale" (Quodlibet 2026) e del libro di poesie "Parte lesa" (Arcipelago Itaca 2025). Ha curato la riedizione di "La letteratura verso Hiroshima e altri scritti (1959-1975)" di Giovanni Giudici (Ledizioni 2022).

Post Correlati

Finestre di Francesco Deotto: pornografia, tecnologia

Finestre di Francesco Deotto: pornografia, tecnologia

diLorenzo Cardilli
16 Aprile 2026
0

Finestre (Industria e letteratura, 2025), è la terza raccolta poetica di Francesco Deotto. Composto di prose e di fotografie scattate con il cellulare, il libro propone...

#Mappe. Forensic Architecture e le mappe della memoria palestinese di Looking for Palestine: will you sit and watch?

#Mappe. Forensic Architecture e le mappe della memoria palestinese di Looking for Palestine: will you sit and watch?

diElena Niccolai
27 Marzo 2026
0

Ultima carta per ogni vittima senza nome:che esista, non al di là delle collineo delle nuvole, non al di sopra del cieloné dietro i begli occhi...

Next Post
“Heaven” di Mieko Kawakami. Tra bullismo e resistenza silenziosa

“Heaven” di Mieko Kawakami. Tra bullismo e resistenza silenziosa

Tecniche del comico. “Altri dodici Cesari” di Stefano Tonietto

Tecniche del comico. “Altri dodici Cesari” di Stefano Tonietto

“I miei stupidi intenti”: l’allegoria tradizionale di Zannoni

"I miei stupidi intenti": l'allegoria tradizionale di Zannoni

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CATEGORIE

  • Blastare
  • Cinema
  • Da Zero a Dieci
  • DIDOc
  • Dieci per Dieci
  • Fumetti
  • Fuori dagli schemi
  • Interviste
  • L'occhio della madre
  • La baleRa bianca
  • Le storie
  • Letterature
  • Mappe
  • Naufragi
  • Nella pancia del vino
  • Plancton
  • Poesia
  • Premio Bergamo
  • Senza categoria
  • Senza impegno
  • Visit Palestine

IN EVIDENZA

Orso Tosco e il Nanga Parbat: verso una vera scrittura dell’alpinismo
Letterature

Orso Tosco e il Nanga Parbat: verso una vera scrittura dell’alpinismo

12 Aprile 2023
L’(im)possibile attuale: “Uno su infinito” di Cristò
Letterature

L’(im)possibile attuale: “Uno su infinito” di Cristò

13 Settembre 2021
La Balena Bianca

La Balena Bianca – rivista di cultura militante
è un progetto dell’Associazione culturale La Balena Bianca.

info@labalenabianca.com

Privacy Policy Cookie Policy

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante

No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante