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Home Poesia

“Gli strumenti della poesia” di Buffoni tra vita, stile e impegno

Marco NicastrodiMarco Nicastro
11 Novembre 2020
in Poesia
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“Gli strumenti della poesia” di Buffoni tra vita, stile e impegno

Trovare l’originalità in un testo, unita alla densità e alla piacevolezza di lettura, è da sempre un evento raro. Quando tale evento si verifica, viene sempre corroborata in chi legge la passione per il sapere e si crea con quel libro specifico uno speciale rapporto. Questo mi viene da pensare dopo aver letto l’ultimo libro di Franco Buffoni, Gli strumenti della poesia. Manuale e diario di poetica (Interlinea, 2020).

L’originalità del libro sta da un lato nella struttura, che segue, come recita il sottotitolo, la forma diaristica: si tratta di 26 capitoli, divisi in tre sezioni tematiche, che attraversano i vari periodi della carriera artistica e accademica dell’autore: dagli esordi in poesia con Raboni alla nascita della rivista di teoria della traduzione «Testo a fronte», fino all’esperienza pluridecennale del «Quaderno di poesia italiana contemporanea» e alla recente nascita della collana «Lyra giovani».

I capitoli sono in genere piuttosto brevi, aspetto che oltre a facilitare la lettura ben si confà al formato compatto del libro caratteristico di alcune collane dell’editore. L’originalità è a mio avviso nel connubio di questa struttura diaristica e veloce con i contenuti, che sono intimi e personali (credenze, valori, idiosincrasie, antipatie, stralci di dialoghi realmente avvenuti con altri scrittori) e quindi coerenti con l’intento autobiografico del testo, ma che riflettono al contempo densità e complessità di pensiero lontani da un autobiografismo estemporaneo. Tale caratteristica poi – e qui siamo alla piacevolezza della lettura – si unisce ad un linguaggio chiaro e preciso, di una chiarezza direi tipica della scrittura scientifica più bella.

Se è vero che Buffoni esprime qui e là le proprie idee sulla poesia e sull’essere poeti, non lesinando a volte critiche ad atteggiamenti e pose di molti giovani poeti e letterati che intendono la poesia come una modalità di autoaffermazione, è anche vero che lo fa sempre in modo sobrio, senza che si senta mai eccessivamente l’ego di chi scrive – il bisogno di parlare di sé, rischio dietro l’angolo in un libro come questo – né il peso di una lezione che venga dall’alto di una cultura e conoscenza letteraria che credo abbia pochi eguali tra i poeti italiani contemporanei. Per questo mi sembra che le parti meno interessanti siano quelle in cui questa spinta autobiografico-letteraria, questa indulgenza a parlare delle proprie creazioni letterarie, in particolare delle proprie poesie e produzioni in genere, prende un po’ il sopravvento (come nel capitolo I luoghi in poesia o nell’ultimo capitoletto sulla collana«Lyra giovani», tutto sommato superfluo).

L’autore alterna sapientemente il racconto di eventi autobiografici a riflessioni più concettuali sulla poesia – ritmo, brevitas, progetto del testo, fino alle considerazioni sulla traduzione come ri-creazione del testo originale tramite la poetica del traduttore – passando dagli uni alle altre in modo naturale, aspetto che aggiunge molto a quella piacevolezza della lettura di cui si diceva all’inizio. A ciò contribuisce anche il fatto che gli eventi narrati (stralci di conversazioni, episodi accaduti in occasione di convegni, incontri, attività editoriali ecc.) risultano sempre interessanti, e non di rado coloriti da un pizzico di ironia. Non ci si chiede mai se non fosse stato meglio soprassedere alla narrazione di un certo episodio per il suo carattere in fondo banale. Buffoni inoltre, da illuminista quale si definisce, rimane sempre attento alla precisione concettuale e coerenza logico-fattuale delle proprie argomentazioni, e l’intento della sua scrittura (e, mi pare, di molta sua poesia) è civile, sempre ben ancorato alla realtà delle cose e rifugge dalle astrazioni magari esteticamente accattivanti ma un po’ fini a se stesse. Ciò che interessa all’autore è incidere sulla realtà, dire la sua sulla società e non solo sulla letteratura, corroborato dalla coscienza critica e dalle “battaglie”, sempre molto poco eclatanti, per i diritti delle minoranze, in particolare di quella omosessuale.

Il titolo del testo si rifà probabilmente al libro di poesia più importante di Vittorio Sereni, Gli strumenti umani. Buffoni afferma d’altronde con chiarezza che nel suo percorso artistico il poeta di Luino rappresenta il suo riferimento centrale – il suo «padre poetico» (p. 87) – in particolare per il linguaggio, semplice ma capace di creare immagini molto evocative (ma l’autore sottolinea anche la sua vicinanza in genere ai poeti della Linea lombarda). Ovviamente è possibile maneggiare una lingua come faceva Sereni solo quando alla base c’è un’idea precisa di cosa si ha da dire e di come lo si vuole dire, idea che in genere richiede tempi lunghi, studio, e perché no anche rinunce e sofferenza. Non è quindi solo una questione di stile, anche se questo conta molto. Il contenuto dà sostanza allo stile e rende il testo significativo; lo stile rafforza il contenuto, ne rende più efficace la comunicazione, e lo arricchisce a sua volta. E proprio sul connubio tra idee e stile, tra consapevolezza formale e autenticità e verità del dire – in una parola, sulla “poetica” – Buffoni insiste molto (anche controcorrente oggi, bisogna dire), ritenendolo il criterio centrale per cui un autore meriti di stare in un canone o comunque di superare il setaccio del tempo e delle mode della critica che pure ci sono e sono capaci di produrre storture.

Ciò che credo si possa apprezzare maggiormente del libro è la sua capacità di stimolare il lettore col rigore e la ricchezza dell’argomentazione. Buffoni spazia con naturalezza dalle riflessioni tecniche sulla poesia a notazioni su un possibile paradigma ermeneutico del diritto fino alle invettive sul nostro mondo politico, ancora trasversalmente reazionario e intriso di cattolicesimo. Si apprezza anche il coraggio di esporsi, più che sulle questioni letterarie proprio sui temi socio-politici che più gli sono cari. Ma soprattutto è apprezzabile la razionalità dell’argomentazione, propria di una certa tradizione letteraria (lombarda e illuministica, come dice l’autore), che fa di questo libro un testo di un certo spessore critico-intellettuale pur nella sua sinteticità, con il pregio aggiuntivo di esserlo nel modo leggero e piacevole di una narrazione


Franco Buffoni, Gli strumenti della poesia. Manuale e diario di poetica, Novara, Interlinea, 2020, 128 pp., € 14.

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Marco Nicastro

Marco Nicastro

Marco Nicastro (1979) vive e lavora a Padova. Ha pubblicato alcune raccolte poetiche, tra cui "Trasparenze" (Oedipus, 2013) e "Visioni e introspezioni" (Ladolfi, 2017), le prose d’occasione "Scatti della memoria" (Eretica, 2018), il saggio "Il carattere della psicoanalisi" (Edizioni Psiconline, 2017). Collabora con le riviste di argomento filosofico e psicoanalitico «Tysm», «Psychiatryonline Italia», «Kasparhauser» (di cui è co-redattore) e con le riviste culturali «La Balena Bianca», «Cultweek», «Cultora».

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