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Home Cinema

Joker di Todd Phillips: un film di frustrante vacuità

Stefano SerafinidiStefano Serafini
14 Ottobre 2019
in Cinema
37
recensione joker film

Questa è la prima recensione della nostra #settimanajoker. Mercoledì 16 pubblicheremo un nuovo approfondimento: stay tuned!


I film polemici, controversi, quelli che costringono lo spettatore a prendere una posizione forte e difenderla strenuamente, sono sempre fonte di grande passione e motivo di aspro dibattito. Questo piovoso autunno di fine decade ce ne ha regalati ben due; prima il Tarantino di Once Upon a Time in Hollywood e ora Joker della coppia Todd Phillips e Joaquin Phoenix. Peccato che si faccia una enorme fatica, come scrive anche Anthony Scott sul «New York Times», a capire la misura in cui possano risultare divisivi due prodotti che regalano una esperienza cinematografica così vuota e ridondante. Ma se a difendere Tarantino sono rimasti ormai solamente i (tantissimi) fan duri e puri – che finiscono col perdonargli anche la totale mancanza d’idee, il citazionismo puerile, il maschilismo dilagante – Joker sembra aver conquistato pubblico e critica italiana, riuscendo persino a vincere il Leone d’oro a Venezia come Miglior film.

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Arthur Fleck (Joaquin Phoenix) è un comico fallito con velleità da stand-up comedian che sopravvive lavorando come clown nelle strade della Gotham City nebbiosa, sporchissima e violenta di inizio anni Ottanta. Vive con la madre, disabile e malata, di cui si prende cura, in uno squallido appartamento della zona povera della città. Mentalmente instabile, oltre che affetto da un disturbo che lo costringe talvolta a scoppiare in fragorose e convulse risa, Fleck è continuamente vittima di abusi, sia fisici (viene brutalmente picchiato un gruppo di ragazzini) sia verbali (i compagni di lavoro lo scherniscono, mentre una signora sull’autobus lo insulta per aver fatto qualche boccaccia alla figlia). Quando ad attaccarlo sono tre giovani ubriachi sulla metropolitana, Fleck perde la testa e li uccide, inseguendo persino uno dei tre sopravvissuti all’interno di una stazione deserta per completare il massacro. Le origini di uno dei più straordinari villains della storia del fumetto americano, iniziano da questa escalation di violenza.

Nelle intenzioni del regista, Joker dovrebbe essere un film forte, audace, capace di esplorare con estremo realismo tematiche come l’alienazione del soggetto nella città postmoderna, la malattia mentale, l’ossessione e la violenza, la povertà e i conflitti sociali. Il risultato è, in verità, profondamente problematico. Colpisce, innanzitutto, la rinuncia all’ambientazione contemporanea, soprattutto considerando che l’espediente narrativo a cui il film ricorre per virare verso la sua inevitabile conclusione – una penosa performance di Fleck in un comedy club diventa immediatamente virale e viene trasmessa nel late-show condotto dal suo idolo televisivo, che decide persino di invitarlo come ospite al fine di deriderlo – è tipico invece della nostra stretta contemporaneità, e non certo figlio degli anni Ottanta. Davanti a questa discrepanza di coordinate culturali, l’intero realismo del film va letteralmente in frantumi.

A sorprendere, inoltre, è la completa mancanza di approfondimento delle tematiche affrontate. L’omicidio dei tre ragazzi sulla metropolitana è un ovvio rimando alla strage che Bernhard Goetz commise a New York nel 1984, quando uccise quattro ragazzi che, secondo la sua visione dei fatti, volevano derubarlo. Ma se in quel caso l’episodio diede vita a discussioni accesissime sul tema dei crimini a sfondo razziale – i quattro ragazzi erano di colore e Goetz rilasciò dichiarazioni decisamente razziste – nel film la scena perde di valore, trasformando le vittime in tre giovani bianchi di buona e ricca famiglia. Non solo il discorso razziale è svuotato di ogni significato, ma diventa anche problematico quando si pensa che tra i pochi personaggi di colore dell’intero film ci sono quelli che, subdolamente perché in maniera meno ovvia, contribuiscono maggiormente al dilagare della pazzia omicida del protagonista: la banda di ragazzini che lo picchia in una delle primissime scene, la signora sull’autobus che lo insulta per essersi rivolto alla figlia, e una ragazza del suo condominio che non ricambia le sue attenzioni.

Dal punto di vista ideologico il film stride nella sua ambigua incoerenza. Il senso di legittimazione e potere che Fleck prova nel momento in cui imbraccia la pistola, compie la strage e si dirige verso casa eccitato, col petto in fuori e lo sguardo alla Rambo possiede evidenti implicazioni destrorse e lancia messaggi quantomeno ambivalenti sul tema della possessione delle armi nella società americana. Al tempo stesso, la sommossa proletaria che le azioni del folle omicida scatenano assume una dimensione smaccatamente populista, che resiste qualunque tentativo di analisi critica. Fleck non crede in nulla, è completamente ripiegato su se stesso, non c’è niente di politico nelle sue gesta, come sottolinea più volte.

Il modo in cui viene trattata la malattia mentale è ugualmente di una superficialità sorprendente. Sono gli abusi e le violenze familiari subite sin dall’infanzia, scopriamo attorno alla metà del film, che hanno giocato un ruolo cruciale nella discesa del protagonista verso la follia. Il problema è che lo spettatore non si confronta mai con il modo in cui Fleck percepisce e concettualizza il mondo che lo circonda; la sua visione sulla malattia, sulla società e il male ci sono del tutto preclusi. In questo senso, il diario colmo di macabri pensieri di morte non fornisce alcun aiuto, impermeabile e impenetrabile come la mente del suo possessore. Pertanto, ciò che è permesso allo spettatore è unicamente empatizzare a tutti i costi con il criminale, rigurgitando così tutto il proprio odio verso qualcun altro. Il male, alla fine, sembra sgorgare dappertutto tranne che dalla mente del criminale. I cattivi non siamo mai noi. Al contrario, sono sempre e invariabilmente gli altri, è sempre la società, nella sua atavica crudeltà, sono sempre i ricchi, quasi per natura, sono i politici e i potenti. Questa stridente rappresentazione della società contemporanea non è discussa né problematizzata, ma accettata come fosse un fenomeno naturale. Non sorprende che nella giuria di Venezia ci fosse un regista come Paolo Virzì, che attorno a questa visione del mondo ha cucito un film (potente ma ideologicamente sbilanciato) come Il capitale umano.

Joker è stato distrutto da gran parte della critica inglese e americana – Peter Bradshaw nel «Guardian» lo ha definito “il film più deludente dell’anno” – mentre in Italia è stato accolto trionfalmente. Sembra di essere tornati improvvisamente a gennaio, quando uscì Suspiria di Guadagnino, tra il calore italiano e il gelo del resto del mondo. Come in quel caso, si tratta anche qui dell’ennesimo prodotto che strizza furbescamente l’occhio ai grandi temi, alla politica, alla società e alla contemporaneità per poi sciogliersi come neve al sole, mostrando così la sua vera identità, quella di un film di mero intrattenimento che funziona pure piuttosto male. A mancare sono il senso del ritmo e una sceneggiatura solida, che si nutre di citazioni (soprattutto Scorsese, da Taxi Driver a The King of Comedy) ma finisce per reggersi unicamente sulle prove attoriali, con un Phoenix che più che recitare sembra voler mostrarci il suo talento mimico e la sua abilità nella danza. Joker resta, in ultima istanza, un film quasi fraudolento, che si crogiola e rattrappisce nel suo bieco nichilismo di fondo. Doveva essere un film disturbante, profondo e coraggioso, ma tutto ciò che lascia è un frustrante senso di vacuità.

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Tags: Festival del cinema di VeneziaJoaquin PhoenixJokerLeone d'oroTodd Phillips
Stefano Serafini

Stefano Serafini

Stefano Serafini si è addottorato in letterature comparate presso la Royal Holloway University of London ed è ora ricercatore in letterature comparate all'università di Padova. Si occupa principalmente delle intersezioni tra letteratura/cinema e criminologia in epoca moderna. Ama i cinepanettoni.

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Comments 37

  1. Andrea says:
    7 anni ago

    Quanto bello è creare articoli di critica controcorrente su film (ed eventi in generale) apprezzati dalla “massa” col solo scopo di aumentare quelli che una volta erano “gli ascolti”, ed ora sono semplici pay per view…
    Sicuramente, la “balena bianca” deve la sua apparizione in prima posizione su Google e G Now esclusivamente a questo articolo di critica ad un film che concorrerà agli Oscar (appunto perché la critica americana lo ha “massacrato”).
    Ma di sicuro il risultato ottenuto non sarà dei migliori… Chissà, magari vincerete anche voi un Leone d’Oro!

    Rispondi
    • Laila says:
      7 anni ago

      L’unica “vacuità ” presente è quella trionfante in questo ARTICOLO!!! Bisogna sempre trovare qualcosa, un pretesto piccolo per distruggere quello che invece il pubblico ha apprezzato!? Trovo questo articolo davvero fuori luogo, nessuno di noi spettatori ha cercato nel film ciò che viene scritto in questo articolo di critica spicciola. Phoenix è stato MAGISTRALE, ha comunicato un vissuto del personaggio interpretato in maniera straordinariamente credibile e questo a me basta! Non andiamo a fare retorica regalata per FAVORE!!!

      Rispondi
  2. Ciro says:
    7 anni ago

    È riuscito a ribaltare tutti i concetti del film che lo rendono bello, invertendoli a suo piacimento, pur di criticarlo negativamente in maniera oggettiva…ma in maniera oggettiva non si può giudicare nessun tipo di arte. Il film piace per l’interpretazione del suo protagonista, nulla di più ed è meraviglioso per quello. Tutto quello che manca e che lei avrebbe voluto che ci fosse o che il film avrebbe detto ma in maniera vuota o errata, mi dispiace non c’è e non lo abbiamo cercato. È un suo pretesto, per stroncare il film. Tutto ciò che lei ha fatto si potrebbe fare su qualsiasi film meraviglioso e dunque denigrarlo. Assurdo.

    Rispondi
  3. Andrea says:
    7 anni ago

    Si tralascia un aspetto importante che si lascia intuire nel finale,cioè che il protagonista si sia immaginato tutta la storia. Del resto più volte nel film ci sono episodi in cui egli stesso realizza di essersi immaginato cose mai accadute.
    Non mi pare cosa da poco mel valutare il film.
    P.S.: una pistola non si imbraccia,si impugna.

    Rispondi
  4. Sam F. says:
    7 anni ago

    Prima di tutto non bisognerebbe nascondersi dietro agli “spettatori” per esprimere un parere proprio né riferirsi a cosa hanno detto altri critici per supportare la propria pomposa tesi. Anche perché il 95 percento degli spettatori sta VENERANDO questa pellicola.
    In quanto ai critici, vorrei ricordarti che THE SHINING di Kubrick vinse il premio come film più brutto dell’anno.
    Non contento hai avuto pure la faccia tosta di criticare Tarantino.
    Mi piacerebbe darti un foglio bianco per scrivere una sceneggiatura e una videocamera per girare quello che vuoi. Sicuramente vinceresti un Oscar.
    O un Leone d’Oro
    Per coronare questa pessima recensione scritta da qualcuno che non solo è entrato in sala con mille pregiudizi ma nemmeno si è sforzato di empatizzare con il personaggio, dovevi infilarci dentro anche Phoenix, elogiato da CHIUNQUE, perfino dai pochissimi (per fortuna) a cui non è piaciuto il film.
    Mi verrebbe da pensare che tu sia un fanboy della Marvel…
    La vita di Arthur è descritta alla perfezione. La psicologia del personaggio viene smontata e rimontata fino a trasformarlo nel Joker. Come per i serial killer più famosi, anche qui viene analizzato (e spiegato) il come si è giunti all’attuale condizione del protagonista. È superficiale? Siamo sicuri? O sei tu a reputarlo tale? Le scene di danza poi sono struggenti ma iconiche. Sono Cinema, sí, con la “C” maiuscola. E la punta di razzismo solo tu potevi vedercela, infilandoci a forza perfino la vicina di casa.
    Arthur si immagina una vita migliore, si dissocia dalla realtà per tuffarsi in una dimensione in grado di farlo sentire “normale”, non un randagio preso a calci dal mondo.
    Dalla società.
    La stessa società incapace di provare empatia verso le persone problematiche. La stessa società composta da intellettualoidi da quattro soldi che vanno al cinema con la recensione già scritta sull’iPhone, pronti a demolire un successo globale solo perché incapaci di comprenderlo e desiderosi di far sentire la propria piccola e flebile vocina fuori dal coro.
    Ora, con tutto il rispetto, vado a smanettarmi davanti al Suspiria di Guadagnino

    Rispondi
    • Chicca Rospi says:
      7 anni ago

      Standing ovation!!!

      Rispondi
  5. Valentina G. says:
    7 anni ago

    Quello che mi lascia un frustrante senso di vacuità è il suo commento purtroppo. Può non esserle piaciuto il film, ma ha clamorosamente sbagliato prospettiva nel voler attribuite al regista intenzioni e velleità che non aveva. Lei ha deciso che il regista qui voleva dire questo e invece ha detto quello, voleva fare una certa critica sociopolitico culturale ma non gli è riuscito. La sua sicumera mi lascia perplessa. Si tratta di presunzione: lei presume tante cose sbagliate. Inoltre, come molti grandi film, ogni sua parte è profondamente coesa con l’altra, è un gioco di specchi e possiede tanti livelli di possibile interpretazione e, allo stesso tempo, permette allo spettatore di godere di un prodotto esteticamente sublime. Le citazioni non sono mai fino a sé stesse e non si riducono mai a citazionismo, come accade tanto spesso oggi. Joker è un capolavoro e Joaquin è un attore straordinario, che in questo film ha dato tanto, tantissimo, è da brividi. Questa è la mia opinione sulla sua recensione e sul film.

    Rispondi
  6. Francesca Nepori says:
    7 anni ago

    Non sono d’accordo sulla recensione. È mai così difficile dire che il film è bello e che River Phoenix ha recitato magnificamente? Bisogna per forza essere sempre contro corrente offendendo tra l’altro il pubblico che stupido non è e cultura visiva ne ha da vendere? Tra l’altro la recensione è piena di imprecisioni: la bimba nell’autobus è un bimbo. La ragazza di colore di cui il protagonista sembra innamorarsi non lo respinge perché neanche c’è una qualche forma di approccio soltanto un commiserevole scambio di parole in ascensore. Vedere nelle sole figure di colore una scelta di razzismo mi pare alquanto esagerato se non fuori luogo anzi la ragazza di cui si innamora è un inno all’amore in tutte le sue sfaccettature anche quelle immaginate e improbabili. Se devo fare una critica al film è nella narrazione che in alcuni punti non è lineare e forse in un argomento (quello del disagio urbano) ormai ben battuto. La forza invece sta nel trasformare un personaggio di un fumetto (il cattivo per eccellenza) in un essere umano da compiangere, in una vittima che si trasforma inevitabilmente in un carnefice. Dovremmo discutere su questo: sul gioco cinematografico intrapreso da questo film: il supereroe che ha origini umane e l’uomo che ha potenzialità che lo trasformano in un supereroe e invece nella recensione neanche una parola su questo importante aspetto che tutto rende possibile anche la visione distorta di una società degli anni ottanta (tra l’altro una scelta felicissima poiché fa sembrare lontanissimo decennio che mi ha visto bambina). Ho visto dell’amore in questo film a partire dalla fotografia dalla scelta dei costumi e dall’interpretazione di Phoenix talmente sentita da stancare fisicamente anche chi lo guarda. Mi sono immaginata la fatica fatta nell’interpretare il personaggio non solo dal punto di vista psicologico ma per l’appunto fisico. Insomma ogni tanto si dovrebbe avere il coraggio di dire che il pubblico se accoglie generosamente un film ha buone ragioni per farlo.

    Rispondi
  7. Gianni says:
    7 anni ago

    Santo cielo che recensione “vacua” e priva di senso.
    Ho interrotto la lettura non appena è stata cercata un’interpretazione con un omicidio di ragazzi di colore, comparazione a dir poco fuorviante e inutile, atta solo a cercare razzismo e fare “race baiting” dove questo non c’è o non c’entra. Ma d’altronde ormai non ci sono più giornalisti bensì io li definisco giornalai, come l’ autore di questo articolo, il quale sembra più intento a chiamare Tarantino sessista e a trovare razzismo dove questo non c’è (da notare la ripetizione della parola problematico, usata per ogni innuendo a ciò che la mente completamente rapita dalla moderna politica e “Virtue signaling” dell’autore di questo scempio di articolo interpreta come razzista).
    Il film è un capolavoro e a mio avviso uno tra i migliori, se non il migliore del 2019. Joaquin Phoenix è fenomenale e accattivante in ogni scena. Il pubblico ama questo film, i giornalai, soprattutto americani, sembrano odiarlo e ritenerlo problematico (ormai non riesco più a pronunciare questa parola senza sorridere), forse poiché si rivedono dopotutto, proprio in quelle persone meschine, derisorie, altezzose e più semplicemente orribili, che hanno causato la trasformazione di Arthur Fleck a Joker.

    Rispondi
    • Francesca Nepori says:
      7 anni ago

      Vedo che i commenti mi vedono concorde. Insomma sig. Serafini forse ha esagerato nella sua recensione e deve rivederla o andare a rivedere il film stavolta lasciando da parte i suoi preconcetti.

      Rispondi
  8. PAOLO says:
    7 anni ago

    Mi pare una analisi eccessivamente occhialuta ed un pò professorale : forse il popolo che va a vedere i film non è così acculturato, ma i suoi gusti meritano rispetto.

    A me personalmente “The Joker” è piaciuto molto e l’attore l’ho trovato bravissimo …

    Tutte le altre analisi dell’articolo mi paiono discutibili ed alquanto “elitarie” …

    Rispondi
  9. Nicolò Cervi says:
    7 anni ago

    Ma che bravo il nostro sjw, sfogati pure, che tanto anche se tu e i tuoi colleghi americani stroncate il film in quanto amorale e razzista questo macina consensi tra il pubblico e sbanca i botteghini in tutto il mondo. Dimostrazione di quanto non freghi niente a nessuno dell’opinione di voi “critici”. Ma in fondo in fondo un’utilità questa recensione ce l’ha, è maledettamente divertente: per essere in grado di cogliere del razzismo dal presunto fatto che i personaggi di colore siano la principale causa della follia di arthur bisogna avere un senso dell’immaginazione e una voglia di indignarsi e gridare al razzismo fortissimi. Comunque non prendertela se sono così severo con questa recensione.. d’altra parte grazie al mio click forse potresti riuscire ad arrivare a 10 visualizzazioni

    Rispondi
  10. Mauro says:
    7 anni ago

    Non sono assolutamente d’accordo con nessuna delle argomentazioni che lei porta. Sembra quasi uno scherzo quello che ha scritto.

    Rispondi
  11. Lorenzo says:
    7 anni ago

    Siete troppo pignoli. Bisogna guardare anche le interpretazioni senza per forza giudicare ogni singolo aspetto. Joaquin phoenix si è calato bene nella parte. È un film sul joker citazionistico e fine a sè stesso, tenuto in piedi per l’appunto dall’interpretazione di Joaquin., non doveva per forza dare un messaggio nazionale. È un film. Arte che và gustata così comè.

    Rispondi
  12. Alessandro says:
    7 anni ago

    Non mi trovo d’accordo con l’impostazione generale dell’articolo. Io l’ho percepito come un film su Joker che, nel raccontare l’evoluzione del personaggio scelta dall’autore, arriva a toccare problemi come l’esclusione sociale e un non troppo specificato disagio psicologico vissuto dal protagonista. Ora, il fatto che questo temi siano stati “evocati” e non approfonditi o sviscerati in maniera analitica mi sembra più che comprensibile, visto che non stiamo parlando di un documentario, né di un trattato di filosofia politica o di psichiatria, dai quali si pretenderebbe giustamente un maggiore approfondimento dei temi trattati. Mi interessano altri fattori in gioco, come la recitazione dell’attore, che deve essere in grado di comunicare il vissuto del personaggio che interpreta, e secondo me questo film lo fa in maniera efficace e credibile.

    Rispondi
  13. Dejo992 says:
    7 anni ago

    Io sono sempre piú desolato da questa ricerca continua dei clickbait ideali. Il film può avere senz’altro alcuni punti deboli ma la ricerca ossessiva del razzismo o populismo in ogni cosa è allucinante.
    Poi criticare una delle recitazioni migliori degli ultimi dieci anni perchè per dare espressività alla discesa nella follia balla…è un po’ come dire che Di Caprio in The Revenant ha recitato male perchè non parlava abbastanza.Speriamo che il grande afflusso di click dati da questa recensione porti a recensioni dove si parla del film e non di quello che secondo il critico dovrebbe essere la sua trama ideale senza parlare ne di musiche, fotografia, recitazione e altri aspetti del film evidentemente futili secondo questa recensione.

    Rispondi
  14. Francescopaolo says:
    7 anni ago

    Il nulla cosmico questa “critica”, questa “pagina”, questa gente inutile e ottusa che cerca di regolare l’arte, quando l’arte non può essere regolata o inquadrata, ma solo sentita, percepita, intuita.
    Joker è un capolavoro assoluto, punto. Non ci sono parole per sottolinearne la poesia e l’autodistruttività, non ci sono perché non ce ne devono essere.
    Intendo rivederlo in inglese, capirlo meglio nella sua lingua originale, intendo rivivere quell’emozione immensa che ho provato la prima volta.
    Non fatevi dire da questi mediocri cosa sia bello no, cosa sia vacuo o pieno, loro non capiscono, e non capirebbero.

    Rispondi
  15. Gio says:
    7 anni ago

    Non leggo mai le recensioni prima di vedere un film…le leggo solo dopo…per dire quanto me ne freghi dell’opinione di gente come lei…supponenti e ridicoli saccenti… Phoenix e’ stato bravissimo e la sua “danza” emozionante….e a me questo basta…un film deve emozionarmi senza cercare a tutti i costi Chissa’ quali messaggi…e qui comunque ce n’erano…forse lei e’ talmente pieno della sua aria fritta che non li ha saputo cogliere…

    Rispondi
  16. Marco says:
    7 anni ago

    Beh, riuscire ad avere solo 9 commenti (10 col mio, però tutti negativi) con questo sbrodolamento masturbatorio pubblicizzato su Google News non è facile. Detto questo, in estrema sintesi: critiche interessanti al film di Phillips ne ho lette; ma non è questo il caso.
    Inviterei comunque l’autore a diffidare dal commento nel quale si esprime un generoso “voi critici”, decisamente inadeguato ad un bloggarolo con poche idee fuori bersaglio e tanta voglia di scandaletto a buon mercato.

    Rispondi
  17. Alessandro says:
    7 anni ago

    Posso condividere che alcune scene del film a un certo punto sembrassero un mero esercizio di stile dell’attore (comunque di una bravura magistrale) e che possa lasciare un senso di vuoto per la perdita di significato che ti trasmettono tali scene. È un film difficile ed un film pesante, é estremamente lentl ma lo ho trovato anche estremamente bello. Mi sembra che questo articolo si sia attaccato a pretesti più che fittizzi per criticare un film che ha deluso molti perché non ha rispecchiato le classiche caratteristiche di un film di supereroi, ma che ha anche sorpreso tanti per la sua identità. Il film non larla di razzismo perché joker non è razzista, il film è ambientato negli anni 80 e non nella società contemporanea perché parla della nascita del joker che è, per l’appunto, avvenuta negli anni 80. L’ho trovato comunque un film molto contemporaneo, joker è stato interpretato in una maniera eccellente anche se non è la mia versione preferita (il cavaloere oscuro docet), tutto sommato non mi sono pentito di aver speso i soldi del biglietto e è questo che conta. Mi chiedo quali competenze ci siano dietro le critiche mosse perché sinceramente mi sembrano un po’ di robe buttate a caso e prese da video recensioni che ho visto anchio…

    Rispondi
  18. Fede Boni says:
    7 anni ago

    Arrivato alla terza riga mi sono reso conto di quanto sono stato stupido a cliccare.
    Sopravvivere grazie al clickbite é davvero triste.
    Buona vita

    Rispondi
  19. Blaster says:
    7 anni ago

    Il pseudogiornalista che usa parole tipo “postmodernismo” per descrivere l’ambientazione anni 80. Essere contrari al collocamento negli anni 80 (1981 per l’esattezza) perché li si voleva nel presente è non aver capito il film. Mio caro “giornalista” torna a vedere i pim pum pam della Marvel, lascia i film indipendenti a chi di cinema ne sa. grandi storie, non grandi budget.
    Patetico

    Rispondi
  20. Andrea says:
    7 anni ago

    veramente Michel Moore premio Oscar e fine cineasta, ne ha parlato benissimo, di un capolavoro. Il film è molto bello, andatelo a vedere!

    Rispondi
  21. Tiziano says:
    7 anni ago

    Non mi trovo in sintonia con la Sua recensione.
    Per non dilungarmi in quello che è confinato alla voce ” commento” mi limito ad affermare che il film propone una visione in cui, contrariamente al Suo dire, tutti NOI siamo cattivi, siamo il Male: Nessuno si salverà.
    Ciò mi ha lasciato una sensazione agghiacciante, priva di speranza.
    Nichilismo totale.
    Un autentico pugno al plesso solare. Da riflettere.

    Rispondi
  22. Patty says:
    7 anni ago

    Questo è un film fuori del tempo. Sforzarsi di trovare dissonanze tra gli anni 80 e adesso è esercizio puerile e inutile. Il film è così calato nell’oggi da far male. La sua attualità feroce, asciutta.
    Penso lei abbia visto un altro film

    Rispondi
  23. Chicca Rospi says:
    7 anni ago

    Che bella, la stroncatura a tutti i costi. Mica deve essere una tortura, andare al cinema. Un film che t’inchioda alla poltrona, con musica notevole, bella fotografia e un attore magistrale. Immagino che pure il regista ci abbia messo del suo!

    Rispondi
  24. Chicca Rospi says:
    7 anni ago

    E, aggiungo, belli pure i costumi.

    Rispondi
  25. Chicca Rospi says:
    7 anni ago

    Vorrei concordare con tutto quanto detto da Sam F. , ma non so come si fa.

    Rispondi
  26. Chicca Rospi says:
    7 anni ago

    Insomma, noi paghiamo, per andare al cinema! E quelli erano soldi ben spesi.

    Rispondi
  27. Chicca Rospi says:
    7 anni ago

    Vogliamo parlare di “The wolf of Wall Street”? Quello sì che era “fraudolento”.

    Rispondi
  28. Chicca Rospi says:
    7 anni ago

    Insomma, secondo me, sei solo IPhone e distintivo.

    Rispondi
  29. Chicca Rospi says:
    7 anni ago

    Ma poi, a parte la risata isterica, quanto è matto, questo Joker? Ha fatto secchi solo quelli che gli hanno fatto del male.

    Rispondi
  30. Kelly says:
    6 anni ago

    Stasera l’ho visto per la seconda volta… Non amo il genere… Phoenix è sempre urticante.. La violenza, soprattutto quando è gratuita, merita una condanna a prescindere… Ma qui siamo di fronte a un Capolavoro… PHOENIX È GIGANTESCO… E la violenza nel contestato merita una legittimità a prescindere… Ciò che non funziona sono i critici che hanno pregiudizi… Scarsa empatia con lo spettatore medio… Supponenza ingiustificata, perché ragionano secondo il loro gusto e la loro testa e pertanto danno giudizi soggettivi e spesso inquinati da ideologie e propositi politici…

    Rispondi
  31. X says:
    6 anni ago

    La recensione più lucida letta finora.

    Rispondi
    • dejo992 says:
      6 anni ago

      Wait…what?

      Rispondi
  32. Enza says:
    6 anni ago

    Mah. Forse dovrebbe guardarlo nuovamente. Di vacuo in questo film non vi è assolutamente nulla

    Rispondi
  33. Rosa says:
    2 anni ago

    Una ottima recensione sinistrorsa, e vale a dire una pessima recensione. Mi auguro per lei che nel frattempo l’abbia presa Internazionale o, meglio, Repubblica. Il film anticipa i fatti di Capitol Hill. Mi guardo bene dal dire “profeticamente”: i suindicati accadimenti di Washington del 2021, nonché la imminente rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca, sono la (felice) ricaduta della sconvolgente vacuità di un non-pensiero come il suo. Grazie del favore, comunista da salotto!

    Rispondi

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