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Un’incessante dispersione: Sciami di Mario De Santis

Davide ValtolinadiDavide Valtolina
18 Marzo 2016
in Poesia
1
Un’incessante dispersione: Sciami di Mario De Santis

Il movimento incessante e la continua dispersione degli Sciami come metafora del reale. Questo il cardine – dichiaratamente precario – della terza raccolta in versi di Mario De Santis (Giuliano Ladolfi Editore, 2015). Il libro si inserisce nello stesso solco dei due precedenti, Le ore impossibili (Empiria, 2007) e soprattutto La polvere nell’acqua (Crocetti, 2012), dove l’instabilità delle forme – interiori ed esteriori – è assunta come ordine concettuale: identitario e rappresentativo del mondo. La nota conclusiva ne dà una conferma a livello strutturale: «Questo è un libro ritrovato, a suo modo, fatto di cocci, recuperati o riadattati, incollati» (p.41), provenienti da epoche diverse, anche lontane. La dispersione è il senso che domina l’intera raccolta, evidente fin dalle scelte compositive, perché manca l’intuizione di un cammino, come la Bildung disequilibrata che si può intravedere nel libro precedente. Di fatto, ciò contribuisce a corroborare la concezione pulviscolare del mondo portata in scena da De Santis.

Gli sciami del titolo si riferiscono a svariati ordini di realtà, e li sovrappongono: anzitutto, insetti e uomini (che si specchiano in un’immagine inversa: «la processione di insetti avvelenati, di triboli e di spine: | disegna quell’ornato che è incendio della vita | ma nulla sa di noi – cellule di corsa, cere dell’affanno», p. 9). Ma anche momenti e spazi, che costituiscono una geografia evanescente (dove risalta in particolare Milano): tutto è parte di una nebulosa in continua espansione, che scrive incessantemente nuove forme, destinate a durare per qualche istante prima di perdersi senza possibilità di recupero.

In questo orizzonte eroso si muove il soggetto che soffre la sua precarietà, la sua manchevolezza (anche se poi «Tutta questa pena sospesa non offende la vita», p. 30). E la interroga, nelle epifanie che si insediano tra ricorrenze mnemoniche e sobbalzi emotivi: perché la dispersione esistenziale circoscrive l’istanza conoscitiva, ma non spegne la percezione degli abissi che sembrano svelarsi per un attimo, «quando il giorno si ferma in certe ore | sfocate che infrangono la sera…» (p. 15). Se la dimensione privata costituisce il riferimento precipuo, trova comunque spazio un’attenzione verso un destino condiviso (che può racchiudersi emblematicamente in altre figure, come la donna africana o «l’uomo elegante», p. 32). Perché la dispersione è il fondamento – benché disgregativo – di tutto il reale.

Questa tensione irrisolta si inscrive sotto archi metaforici (ricorrenti anche in coppie oppositive) che impregnano il discorso persino dove appare più salda l’intelaiatura raziocinante e narrativa. Come esemplifica (il vaso rotto), la prosa che chiude il libro: «Il nostro sarà un convivere con un vuoto futuro, con un buco nel cielo dei miei oroscopi» (p. 38).

Proprio questa prosa sembra instaurare un legame con quella che chiude invece La polvere nell’acqua: espressione che qui ritorna più di una volta, anche in forma variata. Del resto, nella nota conclusiva l’autore spiega che Sciami era inteso inizialmente come una sezione del libro precedente. Il rapporto tra le due raccolte appare invero strettissimo. Anzitutto per il modo di costruire il tessuto poetico mediante un verso che combina istanza referenziale e dilatazione metaforica. Da qui la discontinuità ritmica e anche tonale: in particolare, in questo libro l’escursione è lievemente dilatata, spingendosi in rarissime, stridenti occasioni fuori dal tracciato che segna l’equilibrio espressivo delle composizioni, fatto di tensioni che si incontrano (come nelle coppie attributive e negli accumuli nominativi). La simbologia ricorrente e l’evocazione antitetica, poi, rendono il legame ancora più scoperto.

Sciami incarna la concezione della storia – privata e universale – di De Santis, esibendo frammentarietà e dissonanze. I cocci del «vaso rotto» rivelano inevitabilmente la dissoluzione dell’unità, anche se raccolti e accostati. Così come questi testi, le cui dizioni non riescono a sciogliersi fino in fondo, formando un tessuto caleidoscopico, dove a certi rallentamenti si accompagnano intuizioni pregnanti, che scavano e disgregano, per restituire vivamente lo sforzo comprensivo, la massa informe del reale.


sciamiMario De Santis, Sciami, Giuliano Landolfi Editore, pp. 48, € 10.

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Tags: De Santis
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