Burrasca e bucanieri sembra si siano messi d’impegno per impedire che La Balena Bianca raggiunga la sua agognata destinazione!

Il Festival di letteratura di Mantova non si apre sotto i migliori auspici per Achab e la sua ciurma. Nessun aperitivo inaugurale ad accoglierli, ma solo una corsa a vele spiegate per recuperare il tempo perso e raggiungere il porto sicuro (i laghi di fronte alla città, con i loro verdi prati che invitano al ristoro) prima che cali il tramonto.

Fuor di metafora, lo sciopero Trenord impedisce di arrivare a Mantova in tempo per poter tagliare idealmente il nastro rosso del quindicesimo Festivaletteratura. I primi eventi, quelli che a casa ci si era segnati sul taccuino da giovane blogger, potranno solo essere ricostruiti, rivissuti attraverso le parole dei giovani volontari che affollano ogni incontro e che invadono le strade del centro città. L’atmosfera  infatti è già calda e movimentata: tanti turisti, molti mantovani a passaggio per l’aperitivo e soprattutto centinaia di ragazzi, con o senza la polo azzurra dello Staff, volontari o collaboratori, a piedi o in bici, a gruppi o solitari, che sfogliano un libro nella tenda-libreria di Piazza Sordello o che consultano il programma per conoscere la loro prossima meta. È guardando i loro volti che il forestiero appena sbarcato in città può capire cosa sta accadendo: ci può leggere infatti la soddisfazione per essere riusciti, anche per quest’anno – nonostante il terremoto di maggio -, ad arrivare pronti al grande appuntamento, all’arrivo degli ospiti e del pubblico, ma anche l’entusiasmo per un Festival che affiancherà ai «soliti» grandi nomi della letteratura internazionale (Claudio Magris, David Lodge, Toni Morrison, Aimee Bender), figure di spicco di altre discipline, psicanalisti (Massimo Recalcati), giornalisti (Massimo Gramellini), antropologi (Telmo Pievani), economisti (Paul Walmott), politologi (ma la categoria è fin troppo riduttiva per un personaggio come Zygmunt Bauman). Il contatto diretto con questi protagonisti della cultura contemporanea sembra trasmettere alla città una vibrazione particolare, visivamente percettibile: è un’eccitazione che si propaga individualmente e che si sfoga nella dolce sensazione di trovarsi al momento giusto nel posto giusto.

Per chi si era prefissato di rendere conto fin da subito dei contenuti e delle scelte critiche della rassegna, persi i primi incontri, non resta che acclimatarsi, prende confidenza con i luoghi: la sala stampa dove euforia e apprensione si alternano a ritmi vertiginosi, la mensa dove ospiti e volontari mangiano fianco a fianco serviti dai giovani studenti dell’istituto alberghiero cittadino, la tenda di Piazza Alberti che a tarda sera si anima del blando rientrare dei giovani stremati dalla prima giornata di lavoro. È qui che si raccolgono i primi pareri, resi attendibili da un’esperienza di due, cinque, dieci anni di volontariato culturale: c’è chi ha trovato un preoccupante conforto nelle parole di Alberto Notarbartolo, vicedirettore di Internazionale, che ha invitato i giovani a non sottomettersi alla pratica umiliante dello stage non retribuito (pratica peraltro coerentemente non applicata dalla sua rivista), c’è chi si mangia le mani per non essere riuscito ad assistere al confronto tra Andrea Cortellessa, critico stimatissimo, e Francesco Targhetta (uno dei pochi – tocca dirlo – esponenti della più interessante letteratura italiana presenti a Mantova), c’è chi racconta l’esperienza di lavorare fianco a fianco con Giorgio Vasta, romanziere incaricato quest’anno di seguire il progetto Blurandevù (che prepara un gruppo di ragazzi intorno ai 15 anni alla gestione di pubbliche interviste a quattro ospiti del festival),  c’è infine chi è tornato con gli occhi incantati dalla proiezione di una vecchia partecipazione di Tiziano Terzani al Festivaletteratura (correva l’anno 2002).

Per oggi non resta altro da fare che affidarsi a questa esperienza indiretta (vedi anche l’assenza di foto); da domani La Balena Bianca sarà abile e arruolata: e ce ne saranno delle belle.

Adesso però l’ora è tarda e la stanchezza del viaggio comincia a far avvertire il proprio peso: è tempo di andare in branda.

Achab