La Balena Bianca
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma
No Result
View All Result
La Balena Bianca
No Result
View All Result
Home Letterature

Crespi e D’Antona: due modi opposti di esordire

Michele TurazzidiMichele Turazzi
17 Gennaio 2013
in Letterature
2
Crespi e D’Antona: due modi opposti di esordire

Scrivere di libri pubblicati da amici non è mai semplice. Il rischio è quello della parzialità, della marchetta. Tanto più se sono editi da piccole case editrici, che mai avranno la forza di far entrare i propri autori in libreria dalla porta principale. Per farlo bisogna darsi delle regole, almeno credo. Io ne ho scelte due. La prima, quella di esplicitare il fatto. Dire: «Sapete che c’è? Io questo autore lo conosco, potrei darne una lettura di parte». La seconda, cercare di non farlo. Parlarne come se fosse l’ultima uscita di Piperno.

Una noiosa questione metodologica che mi serve per introdurre due uscite recenti. Sono due raccolte di racconti di due giovani milanesi ­­- sì, considero Busto Arsizio parte integrante di Milano. Entrambi gli autori gravitano attorno alla nebulosa delle riviste indipendenti ed è per questo che ho avuto modo di conoscerli, di lavorarci insieme e, a volte, anche di mettere mano sui loro testi in prima persona. Non me ne vogliate.

senza un briciolo di emozione 2Il primo autore – primo in ordine cronologico, classe ottantaquattro – si chiama Giulio D’Antona. È uno dei redattori di «Cadillac», uno degli ideatori di «Tourette» e il suo nome compare un po’ ovunque. Matteo B. Bianchi nella prefazione lo definisce «un hooligan della letteratura». Sono d’accordo. La raccolta si intitola Senza un briciolo di emozione (Eclissi editrice) e il titolo è da leggere come una dichiarazione stilistica. La scrittura viene infatti ridotta all’osso, all’essenziale. L’aggettivazione quasi scompare e non viene dato nessuno spazio al sentimentalismo, alla retorica. All’emozione, appunto. Questa frase scarnificata raggiunge un obiettivo importante: dà al lettore l’impressione che ogni parola sia proprio là dove deve stare, che anche le virgole siano indispensabili.

Si sporge in avanti, lascia andare la canna del fucile per afferrare il bicchiere. È un uomo piccolo, magro, tutto nervi. La prima cosa che si nota guardandolo in faccia sono i due buchi nella barba, ai lati della bocca. Non cresceva a papà, non cresce a me e non cresce a lui. Da certe eredità non si può scappare.

C’è un’altra costante in tutto il libro. La tematica della morte, declinata di volta in volta come morte violenta ­- suicidio o omicidio poco cambia -, oppure come malattia, reclusione. E se aggiungiamo che lo scenario privilegiato è quello del nucleo famigliare, allora si può dire che D’Antona riesce a dar vita ad un insieme coeso, in cui i singoli racconti si richiamano l’un l’altro e si legano insieme. E non è questa forse una delle condizioni preliminari  che rendono una raccolta di racconti degna di questo nome?

Ovviamente ci sono anche dei «ma», avevo promesso di non fare il tifoso. Questo controllo assoluto della frase a volte si fa eccessivo e pare dar vita a frasi troppo patinate, quasi artificiose. E in quei momenti i modelli si fanno espliciti, eccessivamente. Il dialogato di Hemingway, il minimalismo di Carver. E soprattutto, tra quelli più prossimi, Cognetti, il cui nome non a caso compare nei ringraziamenti. Gli ultimi due racconti, inoltre, non mi sembrano a livello, stridono. Paiono aggiunti dall’editore per raggiungere una lunghezza commercialmente soddisfacente. È un peccato.

Il futuro è pieno di fiori 2Il secondo autore è invece un’autrice. Carolina Crespi, classe ottantacinque, pubblica con No Reply –  lo stesso editore che dà alle stampe «Atti impuri», una delle migliori riviste letterarie in commercio – la raccolta Il futuro è pieno di fiori. Dieci racconti, la maggior parte già comparsi su siti e riviste (noi di «Follelfo», per esempio, ne abbiamo accuditi una buona parte), che giustamente potranno ora avere maggiore visibilità. Lo stesso oggetto libro ben si presta: copertina, formato, impaginazione; è fatto con cura e si vede.

Il tratto distintivo della Crespi è la fantasia, una fantasia straripante che zompetta a suo agio attraverso mondi fiabeschi e personaggi visionari – anche se l’accostamento a Fellini proposto nel risvolto è quantomeno eccessivo. I nomi stessi dei protagonisti, Johnni Stantuffo, Rapina Lebanche, Mirabel, Maturo, riescono ad evocare in poche lettere un mondo intero, un mondo che sarà di volta in volta un piccolo paese corso, la Milano di periferia, Baghdad o Il Cario. E quello che più stupisce è la capacità di parlarci di Mirafiori o della psicosi bellica con la stessa leggerezza con la quale il lettore può perdersi seguendo le avventure di un vecchietto alle prese con la coltivazione della zucca più grossa del villaggio.

Leggerezza probabilmente non è la parola giusta. Poeticità, forse sì. La frase spesso sembra cantare, ricercando accostamenti fonici e sintattici particolari. A volte spiazzanti, ma quasi mai eccessivi. Siamo qui su un polo opposto rispetto a D’Antona, dove là c’era uniformità e controllo, qui c’è variazione e libertà. E poi c’è qualcuno che dice che i «giovani» scrivono tutti uguale.

Quando si muore, si muore al presente. Nessun tempo è più appropriato ad una necessità tanto definitiva. I canti pregano, le preghiere rallentano il tempo, e tutto chiede e attende. Chiede al presente e attende forzatamente al futuro. Come se ogni volta le speranze rinnovassero qualcosa per dopo. E ciò che arriverà dopo il presente, dopo la morte è forse il vero futuro.

E allora anche i «ma» di Il futuro è pieno di fiori saranno opposti rispetto a quelli della raccolta di D’Antona. Il susseguirsi dei racconti rende evidente una ricerca stilistica ancora in itinere, con alcuni squilibri tra un testo e l’altro. Soprattutto quelli più vecchi, infatti, portano in dote un lirismo a volte eccessivo, che può cadere nel retorico. Quegli stessi testi che si servono troppo poco del dialogato e che quindi danno un’impressione di «riassunto» piuttosto che di «narrazione».

Ma qui sto andando a cercare il pelo nell’uovo. Perché le due raccolte presentano sì qualche problema ­-  ma quale libro non ne ha, se si cerca per bene -, ma della Crespi e D’Antona se ne parlerà, ne sono sicuro. Certo, dovranno continuare a lavorare per arrivare ad uno stile più sicuro e personale. E so che lo faranno. Lo so perché li conosco. Almeno un vantaggio ce lo dovrò pur avere, no?

Tags: Carolina CrespiGiulio D'Antona
Michele Turazzi

Michele Turazzi

Michele Turazzi (1986) vive a Milano e lavora nell’editoria. Cofondatore di Pastrengo Agenzia Letteraria, ha pubblicato il reportage narrativo "Milano di carta. Guida letteraria della città" (il Palindromo, 2018) e il romanzo “Prima della rivolta” (nottetempo, 2023, Vincitore del Premio Demetra per la narrativa ambientale 2024)

Post Correlati

Brianza inesorabile. Furgonauta di Andrea Pauletto

Brianza inesorabile. Furgonauta di Andrea Pauletto

diMattia Ravasi
10 Settembre 2026
0

Un viaggio in quinta marcia nella Brianza profonda e negli eccessi (auto)distruttivi del tardo capitalismo.

test

Prosa costume: nove consigli per restare a galla

diAchab
15 Luglio 2026
0

Qualunque sia la vostra idea di estate, in questi tempi cupi e afosi, non si può sopravvivere senza un aiuto: la redazione della Balena Bianca viene...

Next Post

La memoria di Vincenzo Consolo

DIDOc #1 – Il Sommisquo

DIDOc #1 - Il Sommisquo

Amletofelia, ovvero la follia di Ofelia. D’Ambrosi e Shakespeare per raccontare il Teatro Patologico

Comments 2

  1. Pingback: Febbraio: mese delle nuove sfide | La Balena Bianca
  2. Pingback: La Balena Bianca presenta Crespi e D’Antona | La Balena Bianca

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CATEGORIE

  • Blastare
  • Cinema
  • Da Zero a Dieci
  • DIDOc
  • Dieci per Dieci
  • Fumetti
  • Fuori dagli schemi
  • Interviste
  • L'occhio della madre
  • La baleRa bianca
  • Le storie
  • Letterature
  • Mappe
  • Naufragi
  • Nella pancia del vino
  • Plancton
  • Poesia
  • Premio Bergamo
  • Senza categoria
  • Senza impegno
  • Visit Palestine

IN EVIDENZA

COME FOSSI SOLO di Marco Magini
Letterature

COME FOSSI SOLO di Marco Magini

24 Marzo 2014
La materia chiusa di William Cliff
Senza categoria

La materia chiusa di William Cliff

19 Gennaio 2021
La Balena Bianca

La Balena Bianca – rivista di cultura militante
è un progetto dell’Associazione culturale La Balena Bianca.

info@labalenabianca.com

Privacy Policy Cookie Policy

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante

No Result
View All Result
  • Letterature
  • Poesia
  • Cinema
  • Naufragi
  • Mappe
  • Premio Bergamo
  • Sostieni la Balena
  • Ciurma

© 2026 La Balena Bianca - Rivista di cultura militante